- Fotoracconto di Drago Calogero

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Fotoracconto di Drago Calogero - Alia Pubblicato il 15/01/2019
Scesi dal treno, venivamo avvicinati da un marinaio in divisa che dopo un rapido controllo dei documenti ci avviava su uno dei pulman in attesa nello spiazzale.
Eravamo proprio tanti quella mattina di Gennaio di qualche anno fà e tutti con un sogno, riuscire ad accedere ad uno dei posti in concorso per Sottufficiale di Marina.
Giunti alle scuole, ci condussero in un grande camerone al primo piano di una enorme e vecchia palazzina su cui troneggiava imponente la scritta "Patria e Onore". Silenziosamente in fila, man mano che consegnavamo i documenti al personale addetto al reclutamento ci venivano date lenzuola, federa e coperta.
A fine mattinata, eravamo tutti con una branda assegnata, ma con un armadietto da condividere in due e a volte in tre.
Fu al momento del pranzo che cominciammo a fare le prime conoscenze, ad avere i primi approcci di amicizia, a scambiarci qualche parola e ad esternare qualche perplessità. << Ma vi sembra normale, condividere un armadio in tre ? >> obbiettò qualcuno. Chi quel tipo di esperienza probabilmente l`aveva già vissuta o ne era stato ben informato, rispose. << vedrai che tra qualche giorno o lo avrai tutto per te o sarai costretto a lasciarlo >> . Io che ero "sano, sano" non capii subito la battuta e dovetti aspettare il seguito della discussione. << Non è il caso mio >> affermò qualcuno, << Mio zio, Contrammiraglio in pensione e medaglia d`oro, ha già parlato con il comandante delle scuole >>. << Io>> aggiunse un`altro << abito di fronte al senatore Tizio >>, << Mio padre lavora in Arsenale e conosce tutti >> intervenne un`altro ancora, e così via scomodando deputati, senatori, ministri, presidenti di regione, di provincia, ammiragli, generali e chi più ne ha più ne metta, fin quando su quasi una cinquantina di persone ne restammo tre o quattro "nudi, crudi e in causi di tila" come si dice dalle nostre parti.
Io per la verità una buona raccomandazione l`avevo avuta quando andai a salutare "patri Paracu" << la Matri Sant`Anna t`accumpagna >> mi disse, ma non volli esternarla per paura di essere deriso.
Passò qualche giorno e gli armadietti iniziarono a svuotarsi, andò via il figlioccio del Generale Tizio e il dirimpettaio del Senatore, poi fu la volta dell`amico del ministro e del figlio dell`impiegato al ministero. L`emorragia sembrava non volersi fermare. Ogni giorno, all`assemblea mattinale puntuale come a voler girare il coltello nella piaga il direttore agli studi ci ricordava " chi prende due insufficienze è a casa ".
Allora giù a studiare dalle 08,30 di mattina fino alle 19,00 di sera e la notte al calduccio delle coperte, asciugavo le lacrime al pensiero della quasi certezza che l`indomani o quell`altro ancora sarebbe toccato a me.
Una mattina si e l`altra pure il direttore agli studi, spalancando la porta dell`aula, tirava fuori dalla carpetta un foglio e leggendo uno o più nomi li invitava a recarsi a rapporto dal Comandante e nello stesso tempo li informava che: " Il treno per Ascoli partiva alle 12,40, quello per Napoli alle 13,25, quello per Roma alle 14,00, quello per Reggio alle 23,05 e così via".
E sembrava non voler finire mai, eravamo ridotti a quasi una ventina, eppure ogni tanto qualcuno spariva nel nulla.
Gennaio volgeva al termine, quella mattina il Tenente di Vascello Cannarozzo sempre accompagnato dai suoi aiutanti bussò alla porta ed entrando estrasse dalla carpetta il solito foglio e pronunciò: << Drago >>. Mi si gelò il sangue, schizzai sull`attenti al fianco del banco e come da "prassi" pronunciai, qualifica, categoria, cognome, nome e numero di matricola.
Puntuale come tutte le altre volte un silenzio irreale calò nella classe.
Una lacrima mi scese lungo la guancia e tirai sù con il naso per poterla fermare.
Tutti abbassarono la testa come a non voler vedere e Vito mio compagno di banco allungando la mano mi strinse forte il polso come per dirmi " Addio amico mio. "
Il T.V. Cannarozzo continuando con gli occhi a controllare il foglio che teneva tra le mani mi intimò, << Domattina sveglia alle 05,45 >>. Nell`arco di quei pochi microsecondi che separarono quell`ordine dal successivo, una miriade di pensieri mi si accavallarono nella mente. " Matri mia, canciaru orario di lu trenu pi Reggio Calabria, sapi quannu arrivu a la stazione? e cu mi veni a pigghiari? " fu il primo, per continuare con " e ora come fazzu a salutari a Enzo e Sebastiano ", oppure " che dovrò raccontare ai miei genitori e ai miei amici? " e così via.
Poi, staccò gli occhi dal foglio e con un cenno della testa in forma interrogatoria mi chiese. << Di dove sei? >> allora sempre come "prassi" e con un gran nodo alla gola risposi: << Di Alia, provincia  Palermo, a 74 km, sulle Madonie>> e lui di rimando puntandomi l`indice verso la faccia << Nino Gancitano >> e come era sempre "prassi" per noi ragazzi del quartiere Acqualunga non potei non rispondere con un`altra domanda: << cu l`occhiali? o senza occhiali? >> con un sorriso che gli partì da orecchio a orecchio ( evidentemente conosceva entrambi ) mi rispose << Il Capitano >> e continuando a guardarmi sorridendo continuò: << Come ti ho detto prima, domattina sveglia alle 05.45, sei stato convocato a far parte della squadra di calcio della scuola, dalle 06,15 alle 07,45 sei a disposizione di Capo Milone per gli allenamenti. >>
Restai basito, anche perchè dai miei trascorsi Aliesi non credevo di possedere particolari doti calcistiche.
Piansi e lo feci d`avanti a tutti quando alcuni dei miei compagni vennero ad abbracciarmi per congratularsi.
Ci misi l`anima e il cuore, senza perdermi mai di coraggio anche quando dall`ultimo anello del piccolo spalto, nitido mi arrivava l`urlo (a parer mio più deliziato che amaro): << Nemmeno un`unghia del mignolo hai preso dal Capitano>> .
Non furono allori, ma nemmeno spine.
Un caro saluto a tutti e uno particolare al "capitano". Che tu possa continuare ad essere bandiera e faro anche per i ragazzi di oggi.

 



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