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VICARI LUCIO VICARI LUCIO Pubblicato il 15/04/2011
– Il catechismo per i giovani scivola sulla contraccezione
Il Vatican

– Il catechismo per i giovani scivola sulla contraccezione Il Vatican

– Il catechismo per i giovani scivola sulla contraccezione Il Vaticano ha pubblicato in diverse lingue un catechismo rivolto ai giovani. Un sintetico prontuario domanda-risposta, che nell’edizione italiana dovrà però essere corretto sulla questione degli anticoncezionali.D. «Può una coppia cristiana fare ricorso ai metodi anticoncezionali?». R. «Sì, una coppia cristiana può e deve essere responsabile nella sua facoltà di poter donare la vita». L’errore di traduzione sta nella domanda, e precisamente nella parola contraccezione, come si sono affrettati a precisare dalle stanze vaticane. Pertanto la casa editrice dovrà provvedere a far inserire nelle migliaia di copie già distribuite nelle librerie un foglietto con un’errata corrige, dove il temine male-detto, dovrà essere nella lettura giusta sostituito dal lettore con la frase bene-detta: «metodi di regolazione della fecondità». Perché la formulazione della domanda e della risposta alla fine così suoni: D. «Può una coppia cristiana fare ricorso a metodi di regolazione della fecondità?». R. «Sì, una coppia cristiana può e deve essere responsabile nella sua facoltà di poter donare la vita». L’effetto è formidabile, perché non solo non è inficiato lo scopo riproduttivo del coito nella tradizione dommatica, ma anzi, per l’accento posto sulla fecondità, ne è addirittura rafforzata la funzione. Consolidata poi nel seguente botta e risposta che lega «regolazione consapevole del concepimento» a «pianificazione naturale della famiglia». Per non peccare di anticoncepimento, la soluzione “naturale” possibile è allora solo quella di indovinare i giorni non fecondi del ciclo di ovulazione. Certo le probabilità di errore sono elevatissime, ma il sia-fatta-la-volontà-del-catechismo è salva. E pure il modello di “sacra famiglia” che sulla scia del «matrimonio-rimedio» di agostiniana memoria, perfezionato nel «matrimonio medicina sacra» di s. Tommaso d’Aquino, arriva fino all’attuale catechismo del 1992, che papa Wojtyla volle siglare con queste parole di prefazione: «Si colloca mirabilmente nel solco della tradizione della Chiesa: di essa esprime ed attualizza catechisticamente la perenne vitalità». Una vitalità che rispetto a questo argomento così recita: «ogni battezzato è chiamato alla castità. […] Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita» (canone 2348); «Il piacere sessuale è moralmente disordinato quando è ricercato per se stesso, al di fuori delle finalità di procreazione e di unione» (canone 2351); «È intrinsecamente cattiva ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo e come mezzo, di impedire la procreazione». (canone 2370). Non sarebbe però il caso di chiederci, se proprio in questo “solco della tradizione della Chiesa” non siano prolificati i rapporti malati con la sessualità?

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