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CALCARA DANIELA CALCARA DANIELA Pubblicato il 12/02/2013
I giusti nella shoa
Un appuntamento realizzato in quella che ormai &e

I giusti nella shoa Un appuntamento realizzato in quella che ormai &e

I giusti nella shoa Un appuntamento realizzato in quella che ormai è divenuta una data simbolo, impressa in modo indelebile nella memoria di quanti, direttamente o indirettamente hanno vissuto la shoa, con tutta la sua forza dirompente, anche per noi giovani generazioni nate e cresciute in un’epoca in cui appare ormai tanto distante, non solo dal punto di vista cronologico ma soprattutto da quello dell’ethos culturale, rispetto a tutti quegli eventi che la memoria è sicuramente destinata ad evocare nel tempo. È un grande onore patrocinare e sostenere appuntamenti che la scuola promuove in un percorso culturale di educazione alla legalità, che hanno visto nella giornata di sabato 9 solo un primo degli appuntamenti che la scuola intraprenderà in questo nuovo anno, grazie soprattutto al lavoro continuo e determinato svolto dalla prof. Impillitteri, a cui va il ringraziamento per “credere” in questi ragazzi, nel lavoro che si può fare trasmettendo responsabilità e impegno sin dalla tenera età: iniziative sicuramente istruttive e con specifiche finalità didattiche, che non hanno, a mio avviso, un fine tanto commemorativo quanto destinato ad incidere sull’attualità, come momento formativo essenziale per le nostre e le loro coscienze. Per ricordare Perlasca “vorrei che la mia vicenda fosse ricordata dai giovani, perché sapendo quanto è successo, sappiano opporsi a violenze del genere, se mai dovessero ripetersi”. L’incontro che si è tenuto con i ragazzi delle nostre scuole, e non solo, ha “scosso” le coscienze dei presenti, ma in un mondo in cui le informazioni viaggiano alla velocità della luce, è sempre più necessario ribadire e trasmettere quei valori fondamentali, fondanti, che vedono contrapposti il bene e il male, che valorizzino la tolleranza civile o l’accettazione della diversità. Non vorrei annoiarvi ma questo piccolo brano mi è piaciuto molto e lo cito, per quanti volessero pensarci un po’ su: Siamo a Vienna, nel 1939. Un ebreo entra in un’agenzia di viaggi e chiede all’impiegato un biglietto. Per dove? Chiede l’impiegato. E l’ebreo risponde: mi faccia vedere il mappamondo, ed inizia a guardarlo e ad indicare un paese dopo l’altro. Ma l’impiegato, ad ogni località risponde: per questo paese ci vuole il visto, questo paese non accetta più ebrei, per entrare in questo paese c’è una lista d’attesa di sei anni… Alla fine l’ebreo guarda sconsolato l’impiegato e gli chiede: sia così gentile, non ha un altro mondo? Oggi forse siamo già in un altro mondo, ma non so se ci viviamo poi così bene… possiamo spendere intere parole per parlare della diversità e della necessità di integrazione piuttosto che discriminazione, ma la verità è che chi una diversità non la vive, forse non la comprende fino in fondo; non ne comprende la sofferenza, il significato di avere lo sguardo degli altri su di sé, non ne può capire il senso di disagio che si prova quando soprattutto “gli altri ti fanno sentire diverso”… ma diverso…non è poi così brutto!

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