Voci Siciliane

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DRAGO CALOGERO DRAGO CALOGERO Pubblicato il 15/02/2017

Tornando da scuola, corsi dalla signorina Iovino, mi sedetti nella s

Tornando da scuola, corsi dalla signorina Iovino, mi sedetti nella sedia di "zarbara" senza poggia spalle e aspettai mezzoretta, giusto il tempo che finisse di stirarla. Poi avvolta tra le braccia e stretta al petto la portai in chiesa come una reliquia e l`appesi tra quella di Antonino Patti e Franco Genovese. Le raccomandazioni furono chiare tra cui quelle che imponevano di non toccare quella lunga appesa all`estrema sinistra dell`armadio con la cotta "cu li merletti ricamati". E` di "Tot˛ Murminu" mi avvisarono gli anziani "chiddu chi studýa pi parrinu a Cefal¨". E f¨ cosý che iniziai la mia carriera di chierichetto, divisa tra Sant`Anna e San Giuseppe.
La "zÓ Giuseppina la saristana", terminata l`ora di catechismo in cui avevo espresso il desiderio di entrare a far parte del gruppo dei chierichetti mi disse "vai nni mastru Tanino a fariti pigghiari li misuri di la tunachetta e dici a la signorina Maria ca ti manna patri Paracu". Quando mi presentai da mastro Tanino per le misure, Rita ed Enza e tutta la cricca delle sartine (ca tantu assai nun ci piacia babbiari) cominciarono a prendermi in giro "`ncÓ comu parrinu ti vuoi fari?", " Biii chissu mancu sicularu veni, vidi ca avi du chicchiridda" rincarava qualcun`altra, " nenti ci fÓ, tantu la chierica ci la radinu cu la lattera e li chicchiridda nun si vidinu" aggiungeva qualcun`altra. Terrorizzato dal pensiero di quanti guai avrei dovuto subire nella malaugurata ipotesi che mi sarei affezionato alla tunica ero in procinto di scappar via. La za Maria mi salv˛ appena in tempo "vieni cu mia e nun ci dari cuntu a ssi quattru sparritteri, ca ti fazzu na tunachedda cu li buttuna comu a chiddi di lu viscuvu, pua vai `ntÓ la signorina Teresa e ti fai allestiri la cotta " e cosý f¨. E` stato il pi¨ bel manufatto che abbia mai indossato, ricordo in cattedrale a Cefal¨, noi chierichetti di Sant`Anna (accompagnati da Padre Giovanni del quale dopo la parentesi Aliese, non ho saputo pi¨ nulla) spiccavamo come una macchia di Gelsi su una tovaglia rossa.
La mia infanzia, non era costellata di scuole di calcio o scuole di ballo, io come istruttori e allenatori a parte la signorina Giuseppina e quel Padre Giovanni che ho menzionato ho avuto Padre Pasquale, padre Todaro, Padre La Mendola e alle medie padre Disclafani. A loro devo un grazie per tutto ci˛ che mi hanno insegnato, speranzoso di non averli delusi per come mi sono posto nell`affrontare questa grande partita che Ŕ la vita. Un caro saluto a tutti

Alia - Viste 581 - Commenti 2
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