Voci Siciliane

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DRAGO CALOGERO DRAGO CALOGERO Pubblicato il 20/04/2017

Schegge di Memoria

Usavamo "lu crivu"(setaccio) vecchio appeso nella stalla, un listello di legno a Ypsilon e la corda di "lu sidduni"(basto) che stendevamo per qualche decina di metri, un poco di "canigghia" (Crusca), una manciata di grano e la trappola era bella che fatta. Poi, andavamo a nasconderci dietro le balle di paglia in attesa delle prede, che altro non erano che piccoli e impauriti passeri infreddoliti e affamati. Passavamo così alcune delle lunghe mattinate cariche di neve. Puntualmente la cacciagione era scarsa, ma i racconti si accavallavano.
Quel giorno mio zio mi raccontò delle sue mattinate Abruzzesi e del suo compagno di caccia. Era Tedesco, appena più grande di lui e tra gli scomparti del suo lacero portafoglio custodiva gelosamente la foto della giovane moglie e dei due figlioletti e nel mostrarla non lesinava copiose lacrime.
La guerra e il marasma che si era venuto a creare in quel tratto di Appennini, dove sembrava che tutti fossero diventati nemici di tutti, li aveva involontariamente indotti a condividere due giacigli separati sotto lo stesso tetto e, ogni sera, un pizzico di tabacco che il Tedesco teneva in una tabacchiera di legno "suo solo e unico bene".
Le rigide mattinate d`inverno, dopo aver finito di aiutare il fattore che li ospitava, li dedicavano alla caccia, così come stavamo facendo noi, aspettando entrambi il tempo e il momento opportuno per riuscire a rientrare nei reparti di origine e successivamente poter ritornare a casa.
"Tu amico di un Tedesco?" Lo incalzavo io che a scuola avevo studiato cose non tanto belle su di loro.
E mio zio, poggiando la testa sulla bisaccia e guardando l`infinità del cielo attraverso lo spazio che man mano si creava tra le torri di cumuli che il vento cominciava a spazzare via, continuava il suo racconto.
La sua verità non era ornata di allori, non parlava di eroi, ma di miserie umane, di paure, di stenti, di pianti e ansie.
"Sai - aggiunse alla fine - le guerre vengono combattute da chi ne ignora le ragioni, la storia la scrive chi non ha contribuito a farla e se la cuce addosso chi vince. Noi ci ponevamo solo tanti perché a cui ancora non trovo risposte. Il mio amico/nemico - concluse - riuscì a ricongiungersi ai suoi connazionali in una fredda mattina di primavera. Io, nascosto in un anfratto della sovrastante montagna, ero convinto che quel Tedesco mi avrebbe denunciato ai suoi commilitoni e passai momenti di ansia e paura fin quando, infilando la mano nella tasca del pastrano, vi trovai la vecchia tabacchiera".
Si girò verso di me, tirò la mano dalla tasca del cappotto di lana grigia e porgendomi qualcosa mi disse: "Ecco ora è tua!"
Fù la mia prima lezione di "daltonico pensiero".
Ne è passato di tempo da quei discorsi fatti con mio Zio "a la comune" (lo spiazzo tra il macello e il torrente (vadduni) che incanala l`acqua che scende dalla montagna) essi sono incisi in modo indelebile nella mia memoria, poi nel tempo si sono trasformati in rima. Un caro saluto a tutti.

SCHEGGE DI MEMORIA

Grazie o gran Dio
per quello che mi hai dato,
del luogo in cui ho vissuto
e dove sono pure nato.
Grazie per avere scritto la mia storia,
per avermi dato lustro
e una patria di eroi
con medaglie alla memoria.
Mi sono sempre chiesto
come si può fare
ad essere Tedesco
e di storia dover parlare.
Allora col mio inconscio
provo a saltar la barricata,
a librarmi nel passato e a
schierarmi con herr Franz
per fronteggiar l`alleata armata.
Tra teutoniche trincee
mi trovo sudicio e inzuppato
e mi si stringe forte il cuore pensando
alla mia lontana casa
e a chi vi ho lasciato.
Non cessa la paura,
non smetto di pregare,
invocando quel Dio che
non può non sapere
qual è la causa giusta
e la parte da aiutare.

Qual è la causa giusta
e la parte da aiutare?

Mi desto, ritorno in me,
cesso con la mente di vagare,
rientro nel mio essere
e nel mio comune pensare.
Amico mio nemico,
non riesco a immaginare
chi più tra noi ha sofferto
e quanto entrambi
abbiamo dovuto pagare.
Di ciò che siamo stati,
chi ha scritto, ci pone
in due mondi separati.
Uno coi cattivi,
l`altro coi diseredati.
Noi tessere incolore
di un mosaico di orrori,
pedine senza fiato,
parole un po` sbiadite su pagine ingiallite
che raccontano miserie e follie umane
di una triste e tante volte dimenticata storia
che non ci ha voluto eroi .....
ma solamente schegge di memoria.

Calogero Drago

Alia - Viste 177 - Commenti 1
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