“LA CULTURA NON SI VENDE, LE UNIVERSITA’ NON SONO AZIENDE “ GRIDANO UNANIMI LE 12 FACOLTA’ DELL’ATENEO DI PALERMO Notizia Sicilia del 21/10/2008 |
.jpg) Palermo,c.so Vittorio E. ,martedì 21 ottobre '08, |
Nuovo giorno di protesta oggi a Palermo. Un secondo corteo di circa 15.000 studenti provenienti dalle 12 facoltà dell’Università degli studi di Palermo si è snodato da Viale delle Scienze, attraversando Piazza Indipendenza, Corso Vittorio Emanuele per poi raggiungere la sede della Prefettura dove ad aspettare gli studenti c’era il rettore Giuseppe Silvestri che oggi ha invitato tutti i presidi delle facoltà dell’ateneo palermitano a sospendere le lezioni in forma di protesta. Ha inoltre disposto l’oscuramento del sito web “Unipa” per l’intera giornata del 21 ottobre, con la sola pubblicazione della mozione del Senato Accademico in cui viene ribadita “la contrarietà nei confronti di ogni ipotesi di trasformazione dell’Università di Palermo in una Fondazione”. Presenti anche tanti docenti al fianco di migliaia di studenti che hanno paralizzato il traffico cittadino. "Se non cambierà, lotta dura sarà" urlavano stamani gli universitari per le vie del centro da tutte facoltà. “La Gelmini nuoce gravemente alla ricerca” lo slogan di Medicina, “Gelmini, adesso è ora di fare i conti…” quello degli studenti di Economia, “ Siamo studenti non saremo mai clienti” tagliano corto da Scienze della Formazione. “ Gelmini po’’ fari’ li’ filini’ uno dei tanti striscioni di Lettere e filosofia. Facoltà che ancora una volta registra la mobilitazione più gagliarda dell’ateneo. Secco no al decreto 133 dall’assemblea di Giurisprudenza dove stamane il preside insieme a studenti e docenti ha cercato di trovare l’accordo su forme legittime di protesta. Si è discusso anche dei profili di illegittimità che riguardano numerosi provvedimenti messi in atto dall’attuale governo. Compatto l’ateneo palermitano andrà avanti con le proteste chiedendo la revoca della legge 133 che nega di fatto il diritto allo studio, distrugge l’università pubblica traghettandola verso un’impostazione di tipo aziendale e quindi privata, ma soprattutto taglia i fondi alla ricerca, senza la quale non ci potrà mai essere progresso.
Marco Guccione
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