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ALIA, EX SINDACO CONDANNATO. CASSAZIONE: PROCESSO DA RIFARE

Notizia Sicilia del 03/10/2006

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ALIA. (*ima*) Si dovrà rifare il processo di appello all'ex sindaco di Alia Gaetano D’Andrea condannato in primo grado per abuso d'ufficio per aver revocato l'autorizzazione all'uso della pistola a due vigili urbani in servizio presso il Comune. La vicenda, cominciata nel 1999, non si è ancora conclusa dal momento che la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza della Corte d'Appello di Palermo che aveva confermato la sentenza di primo grado con la quale l'ex primo cittadino era stato condannato alla pena di un anno e due mesi di reclusione per abuso di ufficio. Tutto cominciò nel 1999, quando l'ex sindaco difeso dagli avvocati Enzo Fragalà e Alessandro Ticli, nel quadro di una modifica e razionalizzazione della pianta organica dei dipendenti del Comune aveva proposto una riduzione del Corpo della polizia municipale di Alia, destinando alcuni vigili a ricoprire alcuni incarichi amministrativi in altri settori, a detta di D'Andrea, carenti.
Una nuova ridistribuzione delle forze che venne aspramente contestata dai due vigili urbani rappresentanti sindacali, Antonino Zimbardo e Salvatore Riili, assistiti dall'avvocato Gianpiero Santoro. «Il procedimento penale per abuso di ufficio, a carico del sindaco, - affermano i legali che assistono D'Andrea - scaturì da una serie di iniziative disciplinari promosse da D'Andrea nei confronti dei due vigili che, rivolgendosi ad un funzionario del Comune, avevano usato un linguaggio quantomeno ”inopportuno”». I due appreso del progetto di riduzione della pianta organica, si erano rivolti all'allora Segretario Comunale di Alia, Gaetani Liseo, proferendo le seguenti parole: «… agiremo con mezzi leciti ed illeciti…», «… con mezzi legittimi ed illegittimi …»; «… per sparare non occorre porto d'armi …» ovvero, «… per certe cose non occorre il porto d'armi». Una volta conosciute queste affermazioni, il sindaco assegnava i due dipendenti a compiti di carattere amministrativo e revocava loro l'autorizzazione all'uso della pistola, almeno per il tempo necessario a completare l'istruttoria connessa al procedimento disciplinare. Di diverso avviso fu invece il giudice del lavoro del Tribunale di Termini che, ritenendo il sindaco privo dei poteri disciplinari utilizzati e quindi incompetente per materia, dispose la reintegrazione dei due vigili nelle loro funzioni. Lo scontro si spostò quindi in sede penale per la querela presentata dai due vigili i quali denunciavano il sindaco per abuso di ufficio. Dopo un travagliato iter processuale, il Tribunale di Termini dichiarò il sindaco D'Andrea colpevole condannandolo alla pena di un anno e due mesi di reclusione per abuso di ufficio. La sentenza veniva confermata dalla Corte di Appello di Palermo. Adesso la decisione della Suprema Corte annulla la precedente decisione di condanna, disponendo il rinvio ad altra sezione della Corte di Appello di Palermo, per una carenza argomentativa che, secondo la Corte di Cassazione, investirebbe tutto l'impianto logico delle condanne di merito. «Affronteremo - afferma il legale che assiste i due vigili - il nuovo processo di appello nella consapevolezza che già due gradi di giudizio avevano condannato l'ex sindaco di Alia. La vicenda non è chiusa». Ignazio Marchese

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