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ALIMENA, IL SUO TRATTORE SI RIBALTA. AGRICOLTORE MUORE SCHIACCIATO

Notizia Sicilia del 01/11/2006

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ALIMENA. (*az*) «Non so darmi pace per quello che è successo. Siamo colpiti dalla tragica morte di un uomo prudente e di un amico laborioso». Parla con voce spezzata dal dolore Pietro Scelfo presidente della Cooperativa agricola «Santissimo Crocifisso» di Alimena, azienda per la quale Angelo Li Vecchi, 47 anni, sposato, senza figli e residente a Resuttano, in provincia di Caltanissetta, lavorava come operaio cinquantunista. L’uomo è morto ieri intorno a mezzogiorno in contrada «Spina» mentre, a bordo di un trattore cingolato, stava lavorando la terra. Sul posto sono arrivati i carabinieri della stazione di Alimena, Bompietro e Resuttano.
Ancora non del tutto chiara la dinamica dell’incidente. Il mezzo agricolo guidato da Angelo Li Vecchi stava trainando un «coltivatore», attrezzo in ferro con undici «denti» utili a solcare il terreno e a prepararlo per accogliere i semi di fieno e veccia. Con ogni probabilità l’agricoltore è stato colpito da un malore, forse da un infarto. Secondo alcune indiscrezioni sembra che l’operaio nisseno soffrisse di pressione alta. Non è escluso che il cingolato, privo di conducente, impattando contro una protuberanza del terreno, abbia sbalzato l’agricoltore fuori dal posto di guida e che abbia battuto la testa fra le lamiere della carrozzeria del mezzo, su un cingolo o su uno dei «denti» esterni del rimorchio. La fuoriuscita di sangue dalle orecchie della vittima, accertata dai primi soccorritori, potrebbe essere stato il segnale di un probabile trauma cranico. La certezza è arrivata in serata dopo che il medico legale ha effettuato un’ispezione esterna sul cadavere dell’agricoltore. L’uomo è morto per arresto cardiocircolatorio causato da trauma cranico.
Angelo Li Vecchi non è morto quindi sul colpo. Ad accorgersi di un trattore privo di autista che si muoveva a passo ridotto nel terreno pianeggiante è stato un collega. A bordo di un trattore gommato lavorava a poca distanza dal luogo della disgrazia. Quando è arrivato nella zona per dare soccorso all’amico il quarantasettenne operaio nisseno era ancora vivo. Con il telefonino ha lanciato l’allarme avvertendo il datore di lavoro. «Forse Angelo si poteva salvare - ha detto contrastato Pietro Scelfo -. Ho telefonato per circa 15 minuti al 118 ma nessuno mi rispondeva. Ho dovuto quindi chiamare l’ambulanza privata, ma per partire aveva bisogno di un medico al seguito. Solo dopo mezz’ora i carabinieri di Alimena sono riusciti a rintracciare un dottore e a condurlo sul luogo dell’incidente. Ma quando il nostro amico è entrato in ambulanza - ha concluso Scelfo - è spirato». Nella tarda serata di ieri la decisione del medico legale di non autorizzare l’autopsia e di riconsegnare la salma ai familiari. Antonello Zimbardo

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