Di questi metodi si potrebbe anche fare a meno in presenza di un elevato senso civico di chi assiste e un’elevata sportività di chi partecipa.
Tutto sommato ci si accorge come nelle piccole realtà e nei tornei amatoriali si ripetono gli stessi problemi che si hanno nel mondo professionistico.
Come possiamo sperare che la violenza negli stadi finisca se già in un torneo amatoriale non ci si sa comportare né in campo né fuori?
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Notizia Sicilia del 18/08/2007

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Si dice sempre che la speranza è l'ultima a morire, ma arrivati a questo punto la speranza è l'unica cosa rimasta in vita. Speranza di vedere una competizione sana, senza liti e invidie nei confronti di chi vince. Lo sport ieri sera è morto quando negli occhi dei giocatori si vedeva la cattiveria, quando i contrasti erano fatti con troppa malizia e con la volontà di fare male.
A parlarvi è uno che ieri sera è sceso in campo, si è divertito, ha preso botte e le ha date perchè il calcio è anche questo, ma il calcio non è fatto di persone fuori dal campo che insultano i giocatori, non può esserci competizione sportiva, quando la gara è vinta da chi è più bravo a provocare. Grande merito va dato agli organizzatori del torneo i quali sacrificano parte del loro tempo libero e anche lavorativo per mettere in moto una manifestazione che è ormai parte integrante dell'agosto aliese. Ogni anno però viene ripetuto un errore: gli arbitri! Quando purtroppo non si può fare affidamento alla sportività dei giocatori, ci vuole qualcuno che non perde mai il controllo della situazione, perchè ad Alia esistono persone che scendono in campo per mettersi in mostra a qualunque costo e se ne fregano del divertimento. Allora poi si scende nel terreno delle provocazioni, delle risse e della confusione più totale e alla fine vincerà la partita chi sa districarsi meglio in mezzo a quella gran confusione. Confusione perchè non esiste un direttore di gara che ferma il gioco oppure lo fa riprendere quando è necessario, così poi cominciano le incomprensioni, i gol fantasma, gli spintoni, i calci e le spallate gratuite. Per non parlare degli insulti da parte degli spettatori che entrano in campo appositamente per questo. E se poi ad alimentare la confusione, sempre con insulti e grida in mezzo al campo di gioco, è un rappresentante del consiglio comunale eletto con più di 160 voti, che invece dovrebbe cercare di raffreddare gli animi, non resta che sperare.
Sperare che nelle prossime partite non si ripetano le oscenità della prima serata, del tutto evitabili con arbitri "tosti" e delle transenne che impediscano al pubblico l'ingresso in campo o quanto meno dei nastri simbolo dell'invalicabilità per quella zona.
Di questi metodi si potrebbe anche fare a meno in presenza di un elevato senso civico di chi assiste e un’elevata sportività di chi partecipa.
Tutto sommato ci si accorge come nelle piccole realtà e nei tornei amatoriali si ripetono gli stessi problemi che si hanno nel mondo professionistico.
Come possiamo sperare che la violenza negli stadi finisca se già in un torneo amatoriale non ci si sa comportare né in campo né fuori?

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