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Cafalù: Edifici di tre piani dissequestrato dopo un mese

Notizia Sicilia del 25/03/2009

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CEFALU’. (*az*) A febbraio i carabinieri della Compagnia di Cefalù gli avevano apposto i sigilli perchè ritenuto il frutto di una lottizzazione abusiva. Ma dopo circa un mese l’edificio di tre piani rialzati con un interrato di contrada Pacenzia è stato dissequestrato.
L’ordinanza emessa dalla Sezione per il riesame dei provvedimenti restrittivi della libertà personale e dei
sequestri del tribunale di Palermo ha annullato il decreto di sequestro preventivo emesso dal Gip di Termini Imerese il 20 gennaio. A chiederne la revoca sono stati gli occupanti dei dieci appartamenti regolarmente acquistati e in possesso del relativo titolo di proprietà.
Per la Procura termitana, la palazzina sarebbe stata edificata in assenza delle previste procedure per la sua costruzione. Il fabbricato – secondo gli inquirenti - sarebbe sorto grazie
ad una semplice concessione rilasciata dal Comune. Non ci sarebbe stata, invece, l’autorizzazione a costruire, concessa attraverso un piano di lottizzazione. Il reato contestato, quindi, era di lottizzazione abusiva per il quale il Gip aveva chiesto anche la confisca del bene «per evitare che l’
illecito venisse portato a conseguenze ulteriori». Secondo l’accusa, si stava assistendo «ad una trasformazione urbanistica di consistenza tale da incidere in modo rilevante sull’assetto urbanistico della zona» ritenendo, inoltre,
«necessaria l’esecuzione di nuove opere di urbanizzazione o di potenziamento di quelle esistenti».
Gli avvocati Salvatore Gugino, Pietro Sorce e Antonino
Reina, che hanno difeso le ragioni di sei dei dieci proprietari degli appartamenti, sono riusciti invece a dimostrare che non esisteva alcuna alterazione del carico urbanistico e che le opere primarie e secondarie, a servizio dell’edificio, era presenti in tutta la zona circostante, oltre che facilmente riscontrabili anche nel permesso a costruire. Inoltre, sulla base di alcune sentenze emesse in passato dalla Corte di Cassazione, i giudici del tribunale di Palermo hanno sentenziato che «a terzi di buona fede (quali per l’
appunto i proprietari degli appartamenti) non possono essere destinati provvedimenti di sanzioni di carattere reale ed amministrativo». Antonello Zimbardo

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