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Caltavuturo:SENTENZA FAVOREVOLE AL COMUNE

Notizia Sicilia del 09/11/2008

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CALTAVUTURO. Un’opera teatrale mai realizzata. Nomi come Giorgio Albertazzi, Riccardo Peroni e Paola Pitagora avrebbero dovuto mettere in scena la rappresentazione «Pilato sempre». Ma l’associazione culturale «Idearte» di Palermo, che con il Comune aveva stipulato un’apposita convenzione, ha dato forfait costringendo l’ente locale a ricorrere dinanzi ai giudici per chiedere la risoluzione del contratto e il risarcimento dei danni subiti.
Dopo otto anni dai fatti, la vicenda giudiziaria č giunta all’epilogo. I giudici della Corte d’appello del capoluogo siciliano hanno confermato la sentenza del giudice unico del tribunale di Termini Imerese e respinto il ricorso dell’associazione palermitana condannandola al pagamento, a titolo di risarcimento danni, di 38.217,81 euro, oltre la rivalutazione secondo gli indici Istat degli interessi accumulatasi in nove anni di querelle. La rappresentazione teatrale si sarebbe dovuta svolgere nell’agosto del 1999 nel suggestivo scenario del sito archeologico «Terravecchia». Secondo gli accordi, l’opera doveva essere prodotta dal Comune per poi essere inserita in un circuito teatrale nazionale. Il progetto, cofinanziato dall’assessorato regionale al Turismo per un importo di circa 320 milioni di lire, vantava anche di un ulteriore stanziamento dell’ente locale madonita di 160 milioni da corrispondere ad «Idearte» in varie rate. La prima, ammontante a 74 milioni, sarebbe dovuta servire per l’espletamento di incarichi fra cui la scritturazione di almeno tre protagonisti di fama nazionale. Un impegno a cui, secondo i giudici della Corte d’appello di Palermo, l’associazione palermitana «non adempì integralmente».
Inoltre, i giudici hanno stabilito che «č inesistente, in quanto nullo, l’obbligo che il Comune avrebbe dovuto adempiere» per la predisposizione del sito dove doveva essere messa in scena la rappresentazione. «E ciò – si legge nella motivazione - non avrebbe mai dovuto e potuto pregiudicare il raggiungimento dell’obiettivo, ossia la rappresentazione dell’opera teatrale, che Idearte si impegnava a realizzare comunque. Senza altra scusante se non la forza maggiore».

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