DOCUMENTI FALSI, DENUNCE AD ALIA E VALLEDOLMO Notizia Sicilia del 01/04/2007 |
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ALIA. (*az*) Da un banale incidente stradale e dai consequenziali accertamenti i carabinieri scoprono l’ennesimo caso di falsificazione di documenti d’auto. Autori, rei confessi, due commercianti di veicoli nuovi e usati. Ad essere denunciati per il reato di falsità ideologica commessa da privati in atto pubblico C.G., 48 anni, di Alia e A.C., 42 anni di Valledolmo. La sorte ha tradito entrambi i rivenditori. I carabinieri della stazione cittadina sono intervenuti per dirimere una querelle tra automobilisti verificatasi in contrada Chianchitelli. Una semplice collusione fra auto, ma che ha aperto ai militari dell’Arma più che uno spiraglio di dubbio su come nell’hinterland si gestiscono le pratiche automobilistiche. L’incidente ha visto protagonisti un valledolmese, a bordo della sua Fiat Punto, e una donna aliese alla guida di una Peugeot 106. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della caserma cittadina. Dai controlli dei documenti, però, è emerso il palese illecito. L’automobilista di Valledolmo, sprovvisto di carta di circolazione, esibiva ai militari dell’Arma una fotocopia del certificato provvisorio rilasciato lo scorso marzo da un’agenzia di pratiche automobilistiche di Misilmeri. Il documento attestava l’imminente passaggio di proprietà dell’autovettura. Ma ai carabinieri il responsabile dell’agenzia misilmerese ha dichiarato di non aver mai rilasciato al valledolmese nessun documento provvisorio di circolazione. I carabinieri hanno scoperto quindi che a redigerlo era stato A.C., 42 anni, di Valledolmo, commerciante e pregiudicato, titolare di rivendita d’auto, il quale ha ammesso il reato. Stessa sorte è toccata anche a C.G., 48 anni di Alia. Il certificato di circolazione provvisorio in mano alla donna che era alla guida della Peugeot 106 era privo del numero di registro ed era stato più volte illecitamente rinnovato. Un’operazione non prevista dalla legge. A fornirglielo era stato proprio C.G., che ai carabinieri ha ammesso di essere conscio dell’illecito commesso. Antonello Zimbardo
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