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Gangi: No alla privatizzazione della gestione dell'acqua

Notizia Sicilia del 12/07/2009

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(*AZ*) “Confermiano il nostro no alla privatizzazione della gestione dell’acqua, riconoscendo nell’acqua il valore di bene comune insostituibile per la vita e pertanto non assimilabile a valore commerciale”. E’ questo in sintesi il contenuto di alcune integrazioni al testo statutario apportate ed approvate all’unanimità dal consiglio comunale di Gangi.
L’articolo sette recita che “l’acqua va salvaguardata e sottratta a logiche speculative nonchè ai rischi
sempre più incombenti di inquinamento ed alterazione delle risorse – si legge -
. La proprietà e la gestione della risorsa idrica devono essere pubbliche e di tipo partecipativo da parte della comunità amministrata”. Un passaggio fondamentale in considerazione dei numerosi ricorsi prensentati al Tar da tanti Comuni e finalizzati a modificare radicalmente alcuni punti fondamentali della legge Galli. “Il Comune assicura il diritto universale dell’acqua potabile attraverso la garanzia dell’accesso individuale e collettivo dei cittadini alla risorsa – recita il testo statutario aggiornato -. Lo sfruttamento delle risorse naturali per fini energetici deve comportare una giusta remunerazione degli investimenti effettuati, nonchè riflessi economici, sociali e ambientali positivi per la comunità insediata nel territorio che offre tali risorse”. Fra le righe viene sancito anche che “il servizio idrico integrato viene dichiarato servizio pubblico locale senza scopo di lucro e la sua gestione, l’uso e la proprietà delle reti devono essere pubbliche e di competenza del Comune”.
Anche l’assemblea pubblica madonita organizzata dal locale circolo del Pd e da “Liberacqua” nei giorni scorsi a Collesano ha prodotto risultati positivi per i sostenitori del no. Il consesso ha decretato l’effettuazione di una raccolta di
firme per presentare una proposta di legge di iniziativa popolare che sancisca, nuovamente, la gestione pubblica dell’acqua. Decisa anche la costituzione di un comitato intercomunale. Antonello Zimbardo


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