Scatenati in canti e balli ma anche impegnati in un acceso dibattito con alte cariche dello Stato - il presidente del Senato Franco Marini, i ministri dell'Interno e della Pubblica Istruzione Giuliano Amato e Giuseppe Fioroni - sono stati loro i veri protagonisti della giornata, mentre dalla banchina del porto di Palermo, dove è attraccata la nave della legalità che da Civitavecchia ha portato in Sicilia le scolaresche, all'aula bunker dell'Ucciardone risuonavano le note di 'Pensa', il rap antimafia.

L'hanno cantato tutti insieme prima del dibattito nell'aula bunker, l'hanno gridato con l'autore, il cantante Fabrizio Moro, arrivato a Palermo per partecipare alle manifestazioni organizzate dalla Fondazione Falcone e dal ministero della Pubblica Istruzione, per la prima volta coinvolto nella fase organizzativa delle celebrazioni. La lezione di legalità, tenuta dove nel 1986 si celebrò il primo maxi processo alle cosche, è cominciata con la lettura del saluto inviato ai ragazzi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è detto "convinto che la lotta alla mafia e l'appello a una cultura della legalità abbiano bisogno di un grande movimento di popolo, della mobilitazione della cultura e della scuola".

Sullo scranno dei giudici sono seduti il procuratore di Palermo Francesco Messineo, che definisce "eroi e non solo vittime" Falcone e Borsellino, Amato, Fioroni, Marini, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e Maria Falcone, sorella del magistrato assassinato. Tutto intorno striscioni e disegni che invitano 'a non dimenticare'. Un invito ripetuto da Grasso. "Paolo e Giovanni ci hanno lasciato un testamento morale di rigore ed equilibrio che non dobbiamo disperdere: vivranno per sempre nei nostri cuori e saranno ricordati ogni anno da chiunque entri in questa aula".

Oltre al dovere della memoria è stata l'importanza della scuola nella formazione dei giovani l'altro tema ricorrente negli interventi dei relatori. Il ministro Fioroni sottolinea l'esigenza di "dare agli studenti una società nella quale siano stati abbattuti i monopoli e i privilegi, affinché possano farsi spazio nella vita per i loro meriti e per quello che hanno imparato"; Amato, protagonista di un vivace scambio di idee con uno studente, indica tra i doveri dello Stato quello di dare ai ragazzi una preparazione scolastica all'altezza delle sfide del futuro.

Ai giovani, vittime di un precariato che "sempre più spesso va oltre i limiti della fisiologia", si rivolge Marini che definisce la mafia in contrasto con i valori repubblicani e invita gli studenti ad amare le istituzioni. Alle 17:58, ora della strage, un agente della polizia suona il Silenzio; vengono ricordati i nomi delle vittime dell'eccidio: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, gli agenti della scorta morti nella strage. Poi i "ragazzi dell'antimafia" tornano sulla nave della legalità; negli occhi hanno ancora le immagini di una giornata indimenticabile e di una terra che "un giorno - come profetizzò Paolo Borsellino - diventerà bellissima...".
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IN 15 MILA A PALERMO PER RICORDARE GIOVANNI FALCONE

Notizia Sicilia del 23/05/2007

La nave della legalità

PALERMO - Ci sono volti buoni sulla terra che ha conosciuto la barbarie, sguardi limpidi nelle strade di una città che ha combattuto una lunga guerra. Sono i bambini venuti a piantare il futuro dove era stata sepolta la speranza, un esercito colorato che ha invaso Palermo nel giorno del quindicesimo anniversario dell'eccidio di Capaci. Gerbere gialle strette tra le mani, indosso la maglietta con l'immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vicini, sorridenti, oltre 15 mila studenti di tutta Italia hanno celebrato la "giornata della memoria".

Scatenati in canti e balli ma anche impegnati in un acceso dibattito con alte cariche dello Stato - il presidente del Senato Franco Marini, i ministri dell'Interno e della Pubblica Istruzione Giuliano Amato e Giuseppe Fioroni - sono stati loro i veri protagonisti della giornata, mentre dalla banchina del porto di Palermo, dove è attraccata la nave della legalità che da Civitavecchia ha portato in Sicilia le scolaresche, all'aula bunker dell'Ucciardone risuonavano le note di 'Pensa', il rap antimafia.

L'hanno cantato tutti insieme prima del dibattito nell'aula bunker, l'hanno gridato con l'autore, il cantante Fabrizio Moro, arrivato a Palermo per partecipare alle manifestazioni organizzate dalla Fondazione Falcone e dal ministero della Pubblica Istruzione, per la prima volta coinvolto nella fase organizzativa delle celebrazioni. La lezione di legalità, tenuta dove nel 1986 si celebrò il primo maxi processo alle cosche, è cominciata con la lettura del saluto inviato ai ragazzi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è detto "convinto che la lotta alla mafia e l'appello a una cultura della legalità abbiano bisogno di un grande movimento di popolo, della mobilitazione della cultura e della scuola".

Sullo scranno dei giudici sono seduti il procuratore di Palermo Francesco Messineo, che definisce "eroi e non solo vittime" Falcone e Borsellino, Amato, Fioroni, Marini, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e Maria Falcone, sorella del magistrato assassinato. Tutto intorno striscioni e disegni che invitano 'a non dimenticare'. Un invito ripetuto da Grasso. "Paolo e Giovanni ci hanno lasciato un testamento morale di rigore ed equilibrio che non dobbiamo disperdere: vivranno per sempre nei nostri cuori e saranno ricordati ogni anno da chiunque entri in questa aula".

Oltre al dovere della memoria è stata l'importanza della scuola nella formazione dei giovani l'altro tema ricorrente negli interventi dei relatori. Il ministro Fioroni sottolinea l'esigenza di "dare agli studenti una società nella quale siano stati abbattuti i monopoli e i privilegi, affinché possano farsi spazio nella vita per i loro meriti e per quello che hanno imparato"; Amato, protagonista di un vivace scambio di idee con uno studente, indica tra i doveri dello Stato quello di dare ai ragazzi una preparazione scolastica all'altezza delle sfide del futuro.

Ai giovani, vittime di un precariato che "sempre più spesso va oltre i limiti della fisiologia", si rivolge Marini che definisce la mafia in contrasto con i valori repubblicani e invita gli studenti ad amare le istituzioni. Alle 17:58, ora della strage, un agente della polizia suona il Silenzio; vengono ricordati i nomi delle vittime dell'eccidio: Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro, gli agenti della scorta morti nella strage. Poi i "ragazzi dell'antimafia" tornano sulla nave della legalità; negli occhi hanno ancora le immagini di una giornata indimenticabile e di una terra che "un giorno - come profetizzò Paolo Borsellino - diventerà bellissima...".

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