L'eolico ad Alia Notizia Sicilia del 16/07/2008 |
 L'impianto eolico di Serra Tignino |
Nel giro di pochi mesi l’aspetto paesaggistico di parecchie aree siciliane di pregevole fascino naturalistico è cambiato bruscamente, complice un’ incontrollata espansione degli impianti eolici che giorno dopo giorno vedono aumentare il numero dei loro generatori in modo esponenziale. Dei fini assolutamente positivi e lungimiranti cui la speculazione eolica si prefigge di realizzare, i media ce ne parlano abbastanza, magari fin troppo. Ed è di certo innegabile che la soluzione eolica insieme a quella fotovoltaica (meno diffusa perché commercialmente meno competitiva) costituisca una delle principali vie di uscita rispetto al grande problema dell’inquinamento cui l’odierna società si ritrova a far fronte. Non tutti sanno che la lavatrice lavorando per un’ora consuma 1000 g di anidride carbonica, 1,4 g di anidride solforosa ed 1,9 g di ossidi di azoto. Tutte sostanze altamente inquinanti che i generatori eolici risparmiamo all’atmosfera producendo energia pulita. E’ pur vero però che per ridurre dell’1% il consumo di petrolio su scala nazionale sono necessarie 5000 pale eoliche! Ma non è tanto questo l’aspetto che più d’ogni altro mette in guardia quanto il fatto che nel Sud Italia l’eolico è diventato selvaggio ed i grandi speculatori d’oltralpe e non solo, agiscono in un contesto di assoluta anarchia legislativa. Ci si chiede : come mai di fronte ad una semplice richiesta di concessione edilizia i cittadini si trovano sempre alle prese con ostruzionismi tecnici e lungaggini burocratiche ed invece i “baroni del vento” riescono ad avere in tempi brevi carta bianca su centinaia di ettari di terreno? Anche ad Alia in modo indiscriminato è stata ricoperta di pale eoliche la dorsale nord di Serra Tignino, la montagna che svetta a 1005 metri di quota separando la nostra cittadina dalla limitrofa Valledolmo, nelle ricadenti contrade Cavero, Sciarrìa, Soprana. Ma non finisce qui : in contrada Montagna sono in corso opere di stravolgimento della morfologia del territorio per l’ubicazione dei tralicci dell’alta tensione. Perché queste grosse società agiscono in modo del tutto incontrollato? Dove sono le autorità preposte al controllo? Ma soprattutto perché in Toscana a Montescudaio, sulle colline pisane, i cittadini vengono chiamati alle urne tramite referendum per dire sì o no all’eolico nei propri territori e nei nostri comuni invece le amministrazioni agiscono in barba all’opinione pubblica? La partecipazione che dovrebbe caratterizzare così le moderne democrazie in Sicilia viene fatta solo negli studi di geologi e grandi progettisti. Perché ai cittadini toscani vengono garantiti sgravi fiscali fino a 200 euro all’anno ed a quelli siciliani no? A fronte del grande sacrificio paesaggistico dei nostri territori, lasciati in balìa di forti venti economici e politici che di pale eoliche ne fanno girare abbastanza, i nostri comuni si accontentano di esigue somme di denaro, non riuscendo così a dare nemmeno le giuste garanzie occupazionali ai giovani, cui invece questi grandi investimenti (di decine di milioni di euro) dovrebbero dare risposte certe. Le valutazioni di impatto ambientale piuttosto che studiare le formule migliori di integrazione col paesaggio e cercare di ridurre al minimo gli effetti finiscono col diventare mere regole formali e procedurali. A sommarsi a tali questioni si aggiungono le continue violazioni delle poche disposizioni legislative in materia : mancato rispetto delle distanze previste rispetto alle abitazioni private, ai parchi ed alle riserve naturali. Queste grandi opere nate dunque per rispondere concretamente all’emergenza inquinamento finiscono col calpestare proprio quei fini per le quali erano nate e servire solamente interessi economici. Speriamo solo che il buon vento possa ritornare a soffiare dalla parte della Natura, quantomeno sarà di certo foriero di buoni propositi per un futuro non troppo lontano.
Marco Guccione
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