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LA FIGLIA DISPERATA: "Ho visto mio padre a terra. Siamo gente perbene, non meritava questo".

Notizia Sicilia del 01/04/2007

La vittima. Antonino Genco

VALLEDOLMO. (az) «Se qualcuno avesse avuto qualche problema con mio padre bastava che ne parlasse con me, con i suoi figli. Avremmo chiarito tutto. Siamo gente per bene e con noi si può parlare». E’ disperata la figlia di Antonino Genco, sfiancata dalla disperazione e dall’incapacità di darsi una riposta al perchè suo padre sia stato ammazzato come un delinquente. Su una poltrona della sala d’attesa della caserma cittadina dei carabinieri Maria Antonia Genco è sfiancata. Non riesce a darsi pace. Borbotta. Scuote la testa. Dinanzi ai suoi occhi scorre, come un film, la tragica scena delle quattro del mattino.
«Non ho sentito gli spari, non ho capito nulla di quello che è successo – ha detto agli inquirenti che l’hanno interrogata -. Quando ho iniziato a comprendere qualcosa, tutto era già avvenuto». Non ha nemmeno avuto il tempo di percepire che il padre fosse stato giustiziato a colpi di fucile perché i carabinieri l’hanno subito sottratta dal luogo del delitto e condotta in caserma per interrogarla.
Solo dopo, intorno al 10,30, è tornata sul posto dell’agguato. E’ stato il pm Daniele Carlino a spiegare la realtà dei tragici fatti. Maria Antonia Genco trova la forza però di parlare con la stampa. «Mi sono affacciata al balcone e ho chiesto aiuto – ha dichiarato con voce affranta -. Ho visto mio padre fuori, per terra, con una scopa in mano. Ho gridato….».
Quando il sole inizia a spuntare, a poco a poco, la zona si popola di valledolmesi sgomenti. La notizia di un agguato a colpi d’arma da fuoco non turbava la serenità del piccolo centro madonita dal febbraio del 2000 e ancora prima dal marzo 1992. Col passare delle ore la vicina piazza continua a riempirsi di gente. L’argomento di discussione è solo uno. Le domande, senza risposte, si rincorrono. Sulle labbra di tutti una sola, naturale, deduzione: «Chiunque sia stato a sparare e a prescindere dai motivi che l’hanno indotto ad armare la sua mano, non può arrivare fino a tanto».
Antonello Zimbardo

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