La civiltà mineraria iscritta nel libro dei saperi Notizia Sicilia del 14/07/2007 |
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La civiltà mineraria di Lercara Friddi è stata iscritta nel Libro dei saperi del Registro eredità immateriali (Rei). L’iscrizione è stata effettuata dalla commissione Eredità Immateriali del dipartimento regionale ai Beni culturali. «Si tratta di un riconoscimento importante per una parte fondamentale della storia di Lercara Friddi – afferma l’assessore comunale alle Politiche culturali, Michele Garofalo – L’iscrizione al Rei è il risultato di un lavoro sinergico tra l’amministrazione comunale guidata dal sindaco, Gaetano Licata, e il Centro studi sulle miniere di zolfo, presieduto da Lucia Di Minno. Finora, fra l’altro, le due istituzioni hanno avviato un lavoro certosino di raccolta degli elementi necessari (pubblicazioni, studi, raccolte) per ottenere l’iscrizione». «Le miniere lercaresi – racconta Di Minno – furono una fonte di guadagno importantissima per Lercara. In particolare, negli anni di apertura delle zolfatare si registrò un incremento demografico notevole e la cittadina passò dagli 8 mila abitanti del 1831 ai 12 mila, forse anche 13 mila, dal Dopoguerra agli anni ’50. ciò testimonia l’afflusso di lavoratori che venivano a risiedere a Lercara. Senza contare coloro che facevano i pendolari». La situazione delle miniere lercaresi era molto simile a quelle di altre zolfatare: sfruttamento del lavoro, rigida gerarchia che partiva dal basso coi carusi e finiva con i proprietari. «All’inizio le miniere a Lercara non furono ben accolte perché rovinavano l’agricoltura – spiega Di Minno – ma poi se ne riconobbero gli effetti positivi sull’economia, anche se le modalità di estrazione non furono mai all’avanguardia». Oggi questa cultura, fatta di esperienze, racconti, reperti di archeologia industriale stanno confluendo nel Centro studi: «Lo scopo – spiega Di Minno – è quello di realizzare una raccolta di documenti di ogni genere da mettere a disposizione di chi volesse studiare quel periodo. Abbiamo documenti, foto, pubblicazioni, arnesi e anche una bibliografia ragionata sul settore. Questo anche per far conoscere ai giovani le origini dalle quali provengono».
La storia. Lercara Friddi è l’unica realtà della provincia di Palermo che può vantare un passato minerario. Il primo giacimento di zolfo è stato localizzato nel suo territorio e nel giro di pochi anni entrarono in funzione circa venti miniere che sono rimaste attive fine al 1969. Il bacino minerario di Lercara, tra i più importanti della Sicilia si estendeva per una superficie di circa 152 ettari da Colle Serio a Colle Friddi (asse Sud - Nord) e da Colle Madore a Colle Croce (asse Est – Ovest). Particolare la loro conformazione definita a “scodella rotta”: il materiale minerario di presentava in sacche la cui estrazione richiedeva un pesante e pericoloso lavoro di ricerca. L’attività estrattiva dello zolfo ha caratterizzato, seppur tra mille contraddizioni, la vita sociale ed economica di Lercara dal 1829 al 1969 determinando anche un nuovo modus vivendi. Durante la seconda metà dell’Ottocento vi fu un graduale passaggio dal lavoro dei campi a quello in miniera che, seppur difficile e rischioso, procurava un reddito fisso migliore. La mancanza di capitali provocò l’intervento di banchieri inglesi e svizzeri tra cui la famiglia Rose Garner che si trasferirì a Lercara e abitò in una villa, appositamente costruita in stile inglese, chiamata Villa Rose o Lisette, recentemente ristrutturata. Ben presto ci si accorse, però, dei danni alla salute provocati dalle esalazioni dello zolfo, estratto ancora con sistemi primordiali, e della mancanza di sicurezza sul lavoro. Si aggiunga a ciò lo sfruttamento del lavoro di operai, donne e bambini. La scoperta di importanti giacimenti americani, dove si estraeva uno zolfo più puro e a minor costo, mise in ginocchio il settore in Sicilia e la miniera lercarese, passata sotto il controllo dell’Ems, fu chiusa, insieme con tutte quelle della regione, nel 1969. (S.B.)
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