Nel paese ammutolito dall'ennesima strage. E un prete scrive a Napolitano: "Intervenite" Notizia Sicilia del 01/01/2007 |
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LERCARA FRIDDI. (az-sabu) Un silenzio, pesante come piombo, da ieri è sceso nella cittadina di Lercara Friddi. Per le vie del paese l’atmosfera luttuosa è palpabile, contrasta con le luminarie e gli addobbi natalizi. Ma si evince soprattutto dalle parole singhiozzanti di chi conosceva la famiglia, di coloro che sono vicini ai parenti, ai tre figli in particolare. Tre ragazzi, un fratello e due gemelle, fortemente impegnati in parrocchia dove frequentano il gruppo giovanile. E il parroco Mario Cassata, insieme ai suoi ragazzi, si sono subito catapultati per stringersi intorno al dolore della famiglia. «In questi momenti è sempre difficile parlare - afferma don Mario - e adesso lo è di più con persone che tutte le sere vengono in parrocchia. Voglio lanciare un messaggio di speranza perché anche nella sofferenza bisogna credere nella Resurrezione». Noemi Urso, compagna di classe delle due gemelle, è senza parole. «Ho chiamato tutti i compagni di classe per avvertirli, per cercare di stare vicino alle nostre due amiche, anche se tutto quello che si fa non basta mai». Serena La Porta ricorda, invece, i numerosi eventi luttuosi che hanno colpito la classe: «Si tratta del quarto tragico fatto nell’arco di un anno - ricorda incredula Serena -. È iniziato con il padre di una nostra compagna morto molto giovane per una malattia, poi un altro genitore scomparso in un incidente stradale e il terzo per un incidente sul lavoro. Adesso questa tragedia ci ha gettati nello sconforto». Affranto dal dolore Stefano Sferlazza. In un sol colpo ha perso due sorelle e la madre. «Incredibile, una famiglia distrutta i pochi secondi - sussurra -. Mio cognato non è il tipo che corre sulle strade. Di certo avrà accusato un malore». Il sindaco Gaetano Licata ha indetto il lutto cittadino per l’intera giornata dei funerali, che dovranno essere ancora fissati. «E’ un momento molto triste per la nostra comunità - afferma con il cuore in gola -. Viviamo tutti una sofferenza che colpisce per l’ennesima volta i figli della comunità lercarese. Su questa strada ormai divenuta obsoleta sono morti troppi figli della nostra città». Il capo della giunta municipale ha già predisposto una nota per indire una conferenza di servizio con tutti i sindaci dei paesi che si affacciano sulla Palermo-Agrigento. «Chiederemo al presidente della Regione la sua disponibilità a questo tavolo di concertazione - afferma il sindaco Licata -. Il raddoppio della Palermo-Agrigento è diventata ormai una priorità assoluta». Chi da tempo aveva alzato la voce sulla pericolosità dell’arteria viaria è don Cosimo D’Amico, sacerdote di Alia, piccolo centro a ridosso della «strada della morte». Dallo scorso maggio ha scritto alle più alte cariche dello Stato per chiedere un intervento risolutore. Il 20 novembre ha inviato una missiva anche al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Questa strada è diventata ormai un’arteria per il Paradiso o per l’Inferno - scrive il prete -. Vi prego di intervenire, fate qualcosa di concreto e d’urgente al fine di mettere fine a questo scempio. Un massacro che i poveretti di questa strada non possono più subire». Intanto ieri le salme sono state riconsegnate ai familiari. La camera ardente è stata allestita nella Chiesa Madre. A.Z.- Sa.Bu.
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