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"PARTIGIANI FONDAMENTALI, PIACCIA O NO". IL CAPO DELLO STATO INVITA A CELEBRARE UNITI IL 25 APRILE

Notizia Sicilia del 24/04/2009

25 Aprile, Festa della Liberazione

ROMA - La Resistenza fu un fenomeno che abbracciò tutta la nazione. Ci fu quella dei partigiani («piaccia o no, sono stati fondamentali»), quella dei militari e quella del popolo. Quindi è «importante che quest'anno il 25 aprile sia celebrato in qualsiasi modo e in qualsiasi luogo» ricordando «l'una o l'altra delle componenti della Resistenza. L'importante è che ci unisca la consapevolezza e lo stesso impegno per conservare i valori della Resistenza che si sono tradotti nella Costituzione repubblicana». Giorgio Napolitano, davanti all'ossario dei partigiani caduti in Val Sangone, usa parole decise per ribadire il valore del 25 aprile.

UNITI - Per il capo dello Stato celebrare la Resistenza «è uno sforzo da compiere per ricomporre in spirito di verità» la storia del Paese e per giungere a «un comune sentire storico». Di questo, aggiunge Napolitano, «ripeto pienamente la necessità dell’importanza». «La Resistenza - aggiunge - fu una straordinaria prova di riscatto civile e patriottico dell'Italia, del popolo italiano e quindi non può appartenere a una sola parte della nazione».

RESISTENZA - Napolitano insiste sulla necessità di «valorizzare tutte le componenti» del movimento di liberazione e, come ha fatto fin dall'inizio del suo mandato, ricorda e celebra tutti i contributi nella lotta al nazifascismo. «Fu decisiva in questa lotta l'eroismo delle formazioni partigiane - dice Napolitano - ma anche la componente popolare che fu rappresentata dalle sofferenze e dalle atrocità inflitte alle popolazioni civili» che comunque si distinsero per la loro «solidarietà attiva» con il movimento partigiano. «Non fu di minore importanza la componente militare» con i soldati che «non si piegarono», ma combatterono «eroicamente e si unirono alle formazioni partigiane». Infine il contributo del nuovo esercito italiano che Napolitano ricorderà proprio il 25 aprile a Mignano Montelungo e «l'odissea dei 600mila militari italiani internati in Germania che respinsero ogni lusinga rifiutando l’adesione al regime repubblichino».

Corriere della Sera

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