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TRE CARTUCCE SUI CANCELLI D'INGRESSO. LERCARA, INTIMIDAZIONE A DUE ASSESSORI

Notizia Sicilia del 11/09/2006

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LERCARA FRIDDI. (*az*) Tre cartucce da fucile fatte trovare appese sulle rispettive cancellate d’ingresso di due esercizi commerciali che vendono autoveicoli nuovi ed usati. L’ombra della malavita torna a farsi viva in un territorio, quello lercarese, già ad alto rischio. Un episodio che turba la serenità della gente comune, impegnata a combattere quotidianamente ogni forma di diffidenza ed illegalità.
I carabinieri della Compagnia di Lercara Friddi non hanno dubbi. Si tratta di un atto intimidatorio in piena regola, il cui movente però è ancora oscuro. Troppi indizi coincidono. Anche la tempistica con cui i malviventi hanno agito è perfettamente combaciante, come identica è la tipologia dell’avvertimento. Chi ha voluto dare un segnale della sua presenza lo ha fatto nella medesima notte. Uguali sono le cartucce da caccia rinvenute all’ingresso dei due esercizi commerciali che, guarda caso, si occupano entrambi della commercializzazione di autoveicoli. Agli amanti delle coincidenze, poi, non sfugge un altro particolare: tutte e due i punti vendita si affacciano sulla strada statale a scorrimento veloce 189, a poche centinaia di metri dal centro abitato.
A finire nel mirino dei malviventi l’autolavaggio dei fratelli Catalano, in contrada Lago, che da qualche mese hanno deciso di dedicarsi anche alla commercializzazione di veicoli commerciali ed industriali nuovi ed usati. Un mestiere invece ormai collaudato per i fratelli Morgana che da anni vantano un negozio d’auto in contrada Santa Rosalia, in una zona in seno al centro cittadino. Anche loro, da qualche mese, hanno deciso di tentare di incrementare il fatturato dando il via libera all’apertura di un nuovo punto vendita lungo la statale 189 ed andandosi ad allocare proprio dirimpetto alla «concorrenza». Ad entrambi i punti commerciali ignoti hanno riservato cartucce a pallettoni. Un segnale chiaro, un avvertimento inequivocabile. Inviato da chi?
Gli inquirenti indagano, ma per il momento brancolano nel buio. I numerosi interrogatori non hanno fornito elementi utili per capire l’origine e il possibile movente dell’atto intimidatorio. «Si lavora a trecentosessanta gradi - fanno sapere gli investigatori - e niente è lasciato d’intentato». La pista privilegiata resta comunque quella del racket e delle estorsioni. Ma non è escluso un possibile reciproco messaggio fra venditori d’auto per l’acquisizione o la difesa di una fetta di territorio e di mercato. Antonello Zimbardo










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