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Valledolmo:Assoluzione e richiesto nuovo processo

Notizia Sicilia del 13/03/2008

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VALLEDOLMO. (*az*) Un'assoluzione e la richiesta di un nuovo processo. E' la decisione assunta dal giudice monocratico del Tribunale di Termini Imerese, Francesco Paolo Pitarresi, dopo 30 mesi dal verificarsi degli eventi che hanno visto protagonisti S.T. e I.B., rispettivamente dipendente del Comune e della ditta "Giglio" chiamata a gestire il depuratore del mattatoio comunale. Secondo la procura i due valledolmesi erano responsabili di aver scaricato, senza la prescritta autorizzazione, reflui industriali provenienti dal macello.
I fatti risalgono al 30 agosto 2005. Quel giorno una pattuglia dei carabinieri della caserma cittadina notò lungo la provinciale 8 la presenza di una consistente quantità di liquido rosso, molto simile a sangue, che scorreva sull'asfalto. I militari decisero di effettuare a ritroso il percorso del liquame che li ha condotti a un tombino, ubicato a pochi metri dal mattatoio. I sospetti vennero subito confermati: dal pozzetto otturato fuoriusciva sangue animale. All'interno della struttura di contrada Sampieri i carabinieri trovarono S.T. e I.B., il primo intento a pulire la sala di macellazione, l'altro a regimentare le acque «rosse» nella fognatura.
Le indagini indussero la Procura termitana a chiedere al Gip Alessandro D'Andrea l'emanazione di un decreto penale di condanna a carico degli imputati, ritenendo già ampiamente provati i fatti. Da qui l'opposizione dell'avvocato Luigi Favari, difensore nominato dai due operai, che ha dato avvio al processo. Numerosi i testimoni chiamati dalla difesa per dimostrare la non colpevolezza dei due imputati. Fra questi anche il segretario e funzionari comunali. Nel corso del dibattimento, la difesa è riuscita a dimostrare che I.B. era totalmente estraneo ai fatti e, quindi, è stato assolto. Il dipendente della "Giglio", aggiudicataria dell'appalto per lo smaltimento dei rifiuti speciali del mattatoio, nulla infatti aveva a che fare con la custodia e la vigilanza dell'area esterna dove è stato rinvenuto il sangue animale. Per S.T., invece, il legale ha provato che le autorizzazioni allo scarico esistevano e che il capo di imputazione era errato. Pertanto il giudice monocratico ha rimesso gli atti alla Procura per valutare se esistano ulteriori profili di responsabilità in ordine ai fatti. Antonello Zimbardo

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