IL SOGNO DI CATERINA- PARTE III^ -

Radici & Civiltà

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LO BLUNDO CLAUDIA LO BLUNDO CLAUDIA Pubblicato il 21/11/2005
<b>IL SOGNO DI CATERINA</b>- PARTE III^ -

IL SOGNO DI CATERINA- PARTE III^ -



PARTE III^

Uscito dalla sala bar Bruno notò, a terra, la borsa da lavoro di Caterina, poi quando alzò lo sguardo più avanti, per cercarla, la vide, appoggiata al parapetto, assorta, sperduta in quella vuota fissità del mare: La tristezza che le notò dipinta sul volto lo preoccupò e lo colpì la strana immobilità nella donna; allora lo assalì il dubbio che avesse udito la conversazione che, poco prima, aveva avuto con il suo amico e quando notò l’oblò posto al di sopra della poltroncina, il suo dubbio divenne certezza inquietante. Nonostante fosse colto da uno strano malessere al pensiero che Caterina potesse essersi mortificata, le si avvicinò piano e le carezzò la mano poggiata sul parapetto della nave mentre cercava le parole più adatte per allentare la tensione di Caterina
" Caterina, cosa fai qui? Non ti senti bene? "

Scossa dal suo stato di abbandono, Caterina sobbalzò e si scostò da lui per l’improvviso senso di fastidio procuratole da quel tocco, ma riprese subito il controllo su se stessa: non voleva contrariare Bruno nel timore di una sua reazione aggressiva dalla quale non avrebbe saputo difendersi anche perché si trovava su quella nave dove, ad un tratto, oltre a sentirsi ancora più sola, si senti come prigioniera e non avrebbe saputo come andarne via.

" non ho nulla, guardavo il mare! "

Bruno vide il pallore di Caterina e provò un senso di disagio nei suoi confronti. Avrebbe voluto farle una carezza ma, sempre più preoccupato e dispiaciuto che la giovane avesse udito la conversazione di poco prima, il gesto non partì dalla sua mano che, invece, appoggiò sul parapetto vicino quella di Caterina. Avrebbe voluto dire qualcosa ma non sapeva cosa ed allora si impose di stare fermo nella speranza di riuscire a superare al più presto quel momento di disagio nei confronti della sua fidanzata: ancora una volta lo assaliva il senso di rimorso che già altre volte l‘aveva reso poco sereno nei confronti di Caterina e gli tornava alla mente il pensiero che stesse solo approfittando della sua buona fede, poi sorrise al pensiero che quella preoccupazione fosse dovuta ad un sentimento di tenerezza che la donna gli ispirava dovuta anche alla differenza di età esistente tra loro due. Allora desiderò vederla serena, sorridente, si ripromise di condurla in giro per il mondo e di farle dimenticare la vita da reclusa che era stata costretta a fare a fianco della signora Gastaldi.

Il pensiero che Caterina aveva accettato di sposarlo ed avrebbe dovuto fare l’amore con lui lo lasciò perplesso: non si sentiva pronto ad immaginare se stesso su un letto, vicino a lei: a lui riusciva difficile anche il pensare di poterla solo carezzare!

Bruno carezzò il vestito di Caterina:
" Hai un bel vestito! Tu stai bene con gli abiti colorati! "
La guardò in viso e le sorrise.

Il volto di Caterina si colorò, e lei, dimenticando la pena di poco prima fece una piroetta su se stessa: " Mi sta bene? Anche se forse sembro una piccola…botte! "

Bruno fece cenno di no con la testa mentre pensava: è come una bambina!
" Sai, l’ho cucito di nascosto da zia Giacomina, lei avrebbe criticato questo modello a palloncino, ormai fuori moda, e questa stoffa colorata perché dice che i disegni a forma di fiori mi ingrassano ancora di più. "
" Non è vero, fidati di quel che ti dico io; del resto zia Giacomina è troppo vecchia, cosa vuoi che capisca di colori! Stai bene vestita così e questa fantasia rende ancora più bello il colore della tua pelle e dei tuoi capelli scuri."

Caterina permise che lui le sfiorasse i capelli, pensò che forse doveva aver fiducia in lui, non era colpa sua se lei era soltanto una trovatella!
" Sei contenta di essere venuta con me o rimpiangi la tua casetta e la compagnia di zia Giacomina? "

" Come potrei rimpiangere quella casa che, lo sai bene, non è ancora mia!"

Si volse a guardare il mare in lontananza: in lei, scomparsa la bimba di poco prima, riaffiorò l’immagine della donna maturata nella tristezza.
" No, sapessi quante volte, durante la lunga malattia della signora Gastaldi, quando credevo che lei dormisse, spiavo da dietro i vetri del balcone della sua camera; da lì si vede il porticciolo ed io mi divertivo ad osservare il volo dei gabbiani: si alzavano su in cielo e poi si buttavano in picchiata tra le onde del mare. Guardavo cosa avveniva sul molo, la gente che saliva e scendeva dalle imbarcazioni e mi illudevo di trovarmi lì, e poi, insieme a quella gente, immaginavo di andare anche io sulla piazzetta. Da quella stanza si vede molto poco ma a me bastava ed a volte ricordavo quel che, tante volte, la signora Gastaldi mi aveva raccontato dei suoi viaggi in mare: diceva che sulle navi si mangia, ci si diverte e…"

Si fermò mentre il bruno delle sue guance si accentuava per l’improvviso rossore che l’aveva colta. " E…? " domandò Bruno incuriosito.

" Nulla, nulla! "

Caterina preferì continuare a parlare di sé per smorzare la curiosità di Bruno.

" Erano momenti di breve durata perché la signora Gastaldi, appena si accorgeva che non ero seduta vicino a lei mi richiamava e voleva che recitassi il rosario per conto suo o le leggessi il giornale o qualcuno di quei romanzi dove si parla di tante povere giovani, come me, che poi ad un tratto trovano la felicità. Quando la signora Gastaldi non si alzò più dal letto, nemmeno per venire a tavola e divenne insofferente ad ogni minimo rumore, anche a quello delle ciabatte, che zia Giacomina trascina nel camminare, allora volle che stessi sempre seduta accanto a lei."
" E cosa facevi?"
" Leggevo, pregavo…! "
" E fu allora che iniziasti a lavorare a maglia! "

Lo guardò sorpresa:
" Allora tua zia Giacomina ti ha raccontato tutto di me? "

" No, solo qualcosa, ma continua, mi pace sapere cosa hai fatto durante questi anni, mi piace sentirti parlare! "
" Zia Giacomina, preoccupata per quel mio non fare nulla, ricordò che in istituto avevo imparato a lavorare a maglia ed un giorno mi propose di occupare il tempo lavorando con i ferri e la lana, avrei potuto fare uno scialle per la signora Gastaldi.

La signora non si oppose, anzi dimostrò entusiasmo per il regalo che le avrei fatto, così le feci uno scialle, poi una liseuse, e dietro sua richiesta lavorai una copertina di lana d’angora, molto soffice, bianca con disegni colorati: Quando scendeva la sera, per non farmi accendere la luce che la disturbava, e perché io potessi continuare a lavorare, la signora mi dava il permesso di stare seduta lontano dal suo letto, dietro il vetro chiuso del balcone; così presi l’abitudine di sbirciare fuori: ogni tanto alzavo gli occhi dal lavoro e guardavo cosa succedeva sul molo, ma, spesso, vedere la gente felice, là fuori, mi faceva sentire più triste e sola di quanto non fossi! "

Grato per quelle confidenze, Bruno sollevò il mento di Caterina con un gesto di involontaria tenerezza:

" Adesso sarai felice, vedrai, e devi convincerti che non sei più sola! "
Caterina gli rispose con un timido sorriso mentre l’effetto di quel gesto affettuoso batté nel suo cuore come un gong che rilancia, nel colpo, la risonanza fragorosa del suono.

Una voce proveniente dall’altoparlante, con tono perentorio, chiamò a raccolta i marinai, sicché Bruno non ebbe il tempo di notare la commozione negli di Caterina.

" Devo andare, ci vediamo dopo; tu…vai a lavorare oppure parla con le altre signore."

Abituata ad essere docile per i lunghi anni trascorsi in orfanotrofio e per i successivi vissuti con la dispotica signora Gastaldi, Caterina si diresse verso la poltroncina sulla quale era stata seduta poco prima, raccolse da terra la borsa, i ferri ed i gomitoli ed intanto due lagrime sgorgarono dai suoi occhi mentre tentava di trattenere i singhiozzi che le scuotevano il petto.

Mentre rifletteva che non si sentiva triste in quel modo da molto tempo, ricordò che l’ultima volta era stata quella in cui la signora Gastaldi le aveva proibito di affacciarsi alla finestra della sua stanzetta che dava su uno stretto carruggio, per il quale passavano rare persone. Con una sorte di rancore mai provato sino a quel momento, ricordò che le piaceva stare affacciata alla finestra per spezzare la monotonia delle sue giornate, interrotta, sin quando la signora Gastaldi era stata bene, dalle brevi uscite con lei sia per andare a fare la spesa, seguite da Giacomina che portava le sporte, oppure per andare in chiesa dove si annoiava dietro la monotona cantilena della recita del Rosario. Ricordò quanto avesse desiderato uscire da sola, camminare sui vecchi acciottolati dei carrugi e giungere sulla piazzetta per osservare le tante eleganti turiste che sembravano cinguettare nel loro inconfondibile accento francese e vicino a loro avrebbe continuato a sognare che una di quelle avrebbe potuto essere sua madre! Le sarebbe piaciuto, ma, poiché non poteva, si accontentava di stare affacciata alla finestra della sua stanzetta; poi un giorno non aveva sentito entrare nella sua cameretta la signora Gastaldi che quando l’aveva vista ancora affacciata nonostante l’avesse rimproverata altre volte, glielo proibì definitivamente dicendole che solo le donne poco di buono stanno affacciate alla finestra senza far nulla.

Claudia Lo Blundo



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