U PITIRRI

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 05/12/2005
<b>U PITIRRI</b>

U PITIRRI

"U pitirri", forse retaggio di antiche dominazioni, nostalgia d`un perduto sapore dell`infanzia, è un cibo di farina di ceci, gustoso e sostanzioso che potrebbe, oggi, stuzzicare i palati più raffinati, come succede alla polenta di granoturco che occupa un posto rilevante nella cucina italiana e in quella natia della Lombardia e del Veneto.


"U pitirri", purtroppo sopravvive a stento nella cucina locale e di qualche nostalgico paesano, pur sapendo che ritornare ad una alimentazione rigida e genuina, oltre che giovare alla nostra salute, significa salvare una tradizione, recuperare una storia e un modo di mangiare semplice e salutare. "U pitirri", come si è detto, appartiene al buon tempo passato ed era il piatto forte degli aliesi, anzi unico, perché la carne oggi snobbata da molti e anticamente appetita, era il lusso della domenica. Tra i piatti poveri di quel tempo fatti di estro e di ingegnosità, c`era anche "u pitirri" che diffondeva un buon profumo nell` aria tersa e soprattutto saziava, rilassava e apportava un senso di benessere generale. Oggi che quasi tutti tifiamo per la cucina contadina, fatta di sapori campestri, vogliamo rivalutare "u pitirri", questa buona pietanza rustica, ricca di elementi nutritivi e saporita?


"U pitirri" si prepara con farina di ceci, acqua, sale, olio e può essere arricchito con cavoli o finocchietti se si vuole una sfumatura del gusto. Quando l`acqua nella pentola, anticamente nella "quarara" accenna ad un leggero fervore, vi si "calano" i cavoli o i finocchietti a pezzettini, aggiungendo sale e olio. La maestria della buona massaia consisteva nel dosare attentamente per non correre il rischio di avere una polenta o troppo dura o troppo tenera. Si versa a poco a poco la farina nell`acqua e con un cucchiaione di legno viene rimestata a lungo e continuamente in senso rotatorio, sollevando la massa dal fondo, finché il miscuglio risulta ben cotto. Infine caldo, caldo, si versa nei piatti. "U pitirri", il cui metodo di cottura evoca civiltà molto antiche, è pronto, con l`augurio che questa specialità nata dalle esigenze della miseria possa entrare tra le delizie della gastronomia italiana.


di Lena Cook pubblicato in " La VOCE della Mamma " di Alia, nr.2/05, pag.15


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