Il sarcofago di Cajo Vettonio

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Pubblicato il 13/12/2005
<b>Il sarcofago di Cajo Vettonio</b>

Il sarcofago di Cajo Vettonio




EPOCA:III secolo d. C.
LUOGO DEL RITROVAMENTO: secondo F.Furlani, “fu trovato a Sant' Eulalia nelle rovine della Chiesa vecchia di San Cassiano, collocata alla distanza di pochi passi dall’attuale Pieve.” (abbattuta verso la metà del 1700).

Vi si legge:

D(is)
M(anibus)
C(aius) Vettonius Fabia Maximus, Veteranus, ex militia reversus, vivos ipse sibi fecit, inque memonam
sui et colende sepolture rosis et escis, paganis Misquilen(sibus) sestertios nummus octingentos dedit, ex cuius summe reditu, rosam ne minus ex sestertiis nummis sedecim posuisse vellint et reliquum, quot est ex usuris
escas rosales et vindemiales, omnibus annis, poni sibi voluit
et loco uti iussit.


Così tradotta:

Agli dei Mani
Cajo Vettonio Massimo, della tribù Fabia, Veterano, tornato dal servizio militare, fece da vivo (questo sepolcro) per sè e in sua memoria e per onorare con rose e con offerte la (sua) sepoltura, lasciò agli abitanti del pago di Misquile ottocento sesterzi perchè, dal reddito di questa somma, offrissero non meno di sedici sesterzi di rose e, da quanto ancora si riceverà dall'impiego del capitale, volle che gli offrissero, ogni anno, offerte a primavera ed autunno e dispose che il sepolcro fosse accessibile (per portare le offerte).


I pagani Misquillesi, di cui parla il sarcofago, occupavano una plaga di cui l’attuale Sant’ Eulalia era il centro politico e religioso.

La pieve di Sant’ Eulalia (pluripagense) continuò ad essere il centro amministrativo e religioso di tutta la zona, come appare da un documento del 1314, in cui figurano legate amministrativamente “alla Pieve di Santa’Eulalia, le regule di Crespano, S.Zenone, Borso, Semonzo, Romano, Liedolo, Mussolente. (Documento Quaternus focorum de Dom. Anno Biblioteca Comunale di Treviso ms.1186).”

Filologicamente eccezionali i due termini: ROSALES et VENDEMIALES, termini poco conosciuti nella lingua latina, indicanti “LA PRIMAVERA e L’AUTUNNO”.

Innumerevoli gli studiosi di questo insigne cimelio:
Filiasi, Apostolo Zeno, Orelli, Guerra, Semenzi, Furlanetto, Pivetta, Lazzari, De Bon, Paladini.
Il Forcellini riportò l’iscrizione nel “Lexicon totius latinitatis”.
Il Mommsen l’inserì nel “Corpus inscriptionum latinarum” (n.2090).

Nel 1967 la Sovrintendenza alle Antichità ha tolto il sarcofago dalla parete destra esterna della sacrestia portandolo all’interno. Nel cortile della Canonica, trasformato in vasca, si può vedere un pesante sarcofago.

di Antonio F. Celotto pubblicato in ”Terra mia” 1977, pagg. 24-25


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