Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “autunno” -I-

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 31/01/2006
<b>Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni)</b> -  “autunno” -I-

Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “autunno” -I-



..nell’Opera “L’Altipiano delle meraviglie” dello scrittore Mario Rigoni Stern e del fotografo Roberto Costa, edita nel 2003 dalla Banca Popolare di Vicenza che si ringrazia vivamente per averne autorizzato la parziale pubblicazione in questo sito web.


L’AUTUNNO - I^ Parte -



Fino a cinquant'anni fa i nostri pastori scendevano dagli alpeggi a fine settembre perché avevano acquisito il diritto di sostare ancora una settimana sui pascoli delle malghe che le vacche avevano lasciato liberi a San Matteo. Ora capita che le greggi rimaste scendano verso il piano con un anticipo di almeno venti giorni perché sempre meno vengono pascolati argini e terreni incolti attorno alle città. Ma per quanto ancora vedremo esercitare così la pastorizia nomade, un' arte tra le più antiche nella storia dell'uomo?

Le prime brine, lassù sulle quote più alte, hanno rinsecchito gli ultimi fiori e nei luoghi a nord che il sole sfiora per pochi minuti a fine giugno, permane quell'odore caratteristico di iodio. muschio e felci. I marassi cercano l'ultime calore sulle pietre assolate; le marmotte portano nelle tane bocconate d'erba secca per prepararsi il letto per il letargo invernale; ma anche mangiano con avidità quel che rimane di verde per mettersi attorno il grasso che permetterà loro di vedere rifiorire la primavera.

Certe giornate limpide di sole e pulite dal vento, da Cima XII o dal Castelnuovo si possono ammirare le Alpi dal Bernina alla Vetta d’Italia e, girando lo sguardo dalla parte opposta, il baluginare dell'Adriatico e, ancora più lontani, gli Appennini tosco-emiliani. Anche da laggiù, in una mattina così, uno con commovente stupore potrebbe scorgere dal campanile dell'Isola di San Giorgio il lungo e possente dorso di Cima Portule.

Sono questi i giorni più belli per camminare le montagne alte dell'Altipiano da soli o con poca compagnia; i larici incominciano a prendere il colore dell'oro vecchio e le azzurre genziane sembrano amplificatori del sottosuolo che imprigionano il calore e la luce del sole.

Volano alti gli uccelli di passo, chiamandosi in volo. Se il tempo è bello sostano sui pascoli o nei boschi, ma se una burrasca li minaccia da nord o da est, allora, si affrettano e il loro canto, invece di richiamo, diventa un invito a volar via in fretta.

Le prime piogge di fine settembre lavano i residui dell'estate e ogni foglia d'erba, ogni ramoscello ha la sua perla. I cervi e i caprioli, immobili dentro il bosco godono della pioggia che li lava e li libera dai fastidi degli insetti alati. Anche per noi è bello e liberatorio andare con stivali e mantellina impermeabile tra la pioggia, vagabondare senza prefissare una meta e incontrare con reciproca sorpresa uno scoiattolo che ti fissa da un ramo, o gli occhi di un pettirosso immobile dentro un cespuglio di rose canine carico di bacche rosse.

I tuoi passi si confondono con il rumore delle gocce che cadono sugli alberi e poi nel sottobosco con rumore più forte; con questo tempo diventa più probabile avvicinare e sorprendere quegli animali che con l'uomo hanno poca dimestichezza o che per esperienza lo temono, come il mitico urogallo o il fagiano di monte che, per non bagnarsi le penne e rendere faticoso l'involo, amano camminare cercando pastura lungo i sentieri; così può capitare di vederli camminare davanti a te. Fèrmati, non spaventarli: lasciali andare e pensa come a noi sia fastidioso il telefono quando stiamo mangiando. Se sorprendi il cervo o il capriolo non spaventarti; ammirali rimanendo immobile: dopo il loro grido d'allarme che ti ha così impressionato saranno loro ad allontanarsi.

Tante cose nel corso delle stagioni la natura può insegnare a chi osserva; ma è nell'autunno che il bosco si fa leggere con chiarezza: lo sviluppo delle crescite annuali degli alberi, la maturazione della frutta e delle drupe nel sottobosco e, magari, le brutte tracce del passaggio degli uomini incivili.

Dall'abbondanza delle squame e dei torsi degli strobili sotto le conifere possiamo intuire le famiglie degli scoiattoli acrobati sopra le nostre teste, da una rossobianca amanita muscaria sbocconcellata puoi supporre che un capriolo o un cervo l'abbiano ricercata per drogarsi. Forse potrai sorprenderti nel vedere un cerchio, o due cerchi in forma di 8 attorno a un giovane abete o a un faggio: è come un sentiero battuto e tutt'intorno l'erba è calpestata e anche strappata; qui, tra luglio e agosto, i caprioli avevano fatto la giostra, ossia quando erano quasi pronti per l'accoppiamento maschio e femmina si erano insistentemente rincorsi emettendo dei fischi come sospiri amorosi.

di Mario Rigoni Stern

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foto di Roberto Costa


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