Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “autunno” -II-

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 31/01/2006
<b>Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni)</b> -  “autunno” -II-

Il fascino dell’Altopiano di Asiago (o dei 7 Comuni) - “autunno” -II-



..nell’Opera “L’Altipiano delle meraviglie” dello scrittore Mario Rigoni Stern e del fotografo Roberto Costa, edita nel 2003 dalla Banca Popolare di Vicenza che si ringrazia vivamente per averne autorizzato la parziale pubblicazione in questo sito web.


L’AUTUNNO - II^ Parte -



Quando viene l'ottobre con le sue piogge arrivano anche le beccacce che hanno lasciato i luoghi di nidificazione del Settentrione dove il terreno gela e il giorno è sempre più breve; sostano qui prima di raggiungere i luoghi dello sverno nel nostro Sud. È il momento magico del bosco, dei silenzi, delle albe nebbiose, dei colori smorzati verde-bruno-giallo in tante tonalità che ogni tanto una luce misteriosa rende evidenti nel sottobosco pre-invernale. Certe volte ti fermi ad ascoltare il campanello e poi il trotto di un cane del cacciatore solitario che passa, si allontana e svanisce dentro il bosco.

Nel nostro Altipiano ci sono due luoghi, forse anche tre, dove i cervi a ottobre lanciano i loro bramiti d'amore: è una forte voce di richiamo, di sfida e di possesso di un territorio che si fa sentire anche lontano. È il segno certo della loro presenza anche per chi non li vede. In questa stagione il colore del loro mantello è cambiato e da bruno rossastro è diventato bruno-grigio con sfumature più scure; i maschi adulti hanno attorno al collo il pelo lungo e folto come una criniera; lenti e possenti mostrano la loro corona e si mettono in mostra controluce per manifestare alle femmine e ai maschi concorrenti la loro possanza.

Girano per le montagne alla cerca del branco delle femmine, mugghiano nella sera come a dire: "Sono qua... sono qua", guardatemi. I giovani maschi che seguono l'harem rispondono con bramiti meno possenti: "Ci siamo anche noi... noz". I cervi maschi, dicono gli esperti, hanno molte possibilità di comunicare vocalmente tra di loro, di far capire quando è il momento di osare o di ritirarsi e abbandonare il campo. La lotta per il possesso della femmina è più visiva e uditiva che di forza, ma accade anche che questo non sia sufficiente ad allontanare il rivale e, allora, si passa alla lotta di forza fisica intrecciando i palchi delle corna, spingendo puntando gli zoccoli, tendendo i muscoli facendo cerchio a testa bassa. Chi soccombe viene inseguito per breve tratto dal vincitore che gli lancia come delle risate di scherno: "Via... via". Poi ritorna a controllare e a riunire il gruppo delle sue cerve.

Le foglie degli aceri montani hanno preso la luce dall'ambra e la brezza del mattino le stacca dai rami adagiandole al suolo. I sorbi dalle rosse e lucenti bacche sono irresistibile richiamo alle cesene e alle tordele; i galli forcelli si radunano sui solivi nelle radure tra i mughi, ma quando il tempo minaccerà neve, allora, saranno lesti a cercare rifugio nelle buse riparate dal vento. I prati attorno alle contrade e i pascoli si sono adornati con gli ultimi fiori: i colchici autunnali dai colori azzurri e violetti. Nel bosco gli ultimi funghi sono i cortinari viola e gialli, l'agarico violetto, l'agarico nebbioso. Qualche raro porcino cresciuto con l'ultima lunazione d'autunno è golosamente ricercato dalle arvicole e dagli scoiattoli. Il sottobosco emana odori di legni marciscenti, di muschio, di funghi, di bacche appassite.

In alto i camosci, che con la muta d'autunno hanno fatto quasi nero e infoltito il loro manto, si spostano verso i pascoli resi liberi dalle pecore che ora sono in cammino verso le barene della Laguna. Le femmine con i camoscetti si radunano in branchi mentre i maschi hanno già preso possesso di un territorio che, quando si avvicineranno le femmine, diventerà anche il campo delle contese amorose e che il padrone difenderà con caparbietà dimostrando ai concorrenti la sua supremazia in forza e bellezza: collo e testa eretti per mettere in risalto il trofeo delle corna, alto e lungo il folto pelo lungo la dorsale, movenze lente e maestose con scatti al fine di mostrare la sua muscolatura. Le sue femmine fingono di ignorarlo, ma brucando, ogni tanto lo ammirano di sottecchi.

Se al branco delle sue femmine si avvicina un maschio giovane e voglioso questo viene accolto con segnali di minaccia e brevemente inseguito e allontanato con decisione; ma sovente si avvicina anche un competitore diventato adulto e altrettanto forte, avremo allora un inseguimento dell'avversario con corse sfrenate per ghiaioni, cenge, canaloni, pascoli, macereti e rocce come una durissima gara di resistenza e agilità dove a volte l'inseguito diventa inseguitore invertendo i ruoli sino allo sfinimento. Finché uno cede e si allontana in cerca di un altro harem.

Il vincitore ritornerà a marcare il suo territorio con l'orina, segnerà con le corna e la fronte sfregando i cespugli e i massi di roccia con i suoi fianchi. Le femmine entreranno in calore tra il novembre e il dicembre; anche loro si faranno rincorrere, ma questa è una corsa amorosa per appartarsi e non di fuga; i maschi possono perdere anche il trenta per cento del loro peso.

Lassù, ora ci sono spazio e silenzio e non turisti, non sciatori, non greggi; solo qualche cacciatore armato di canocchiale e binocolo, arrivato camminando ancora prima dell'alba: sta immobile a osservarli per studiarli, capire, considerare prima di decidere a chi deve indirizzare la sua mira.


Con le prime nevicate di fine autunno i camosci lasciano i campi dell'amore per discendere verso i boschi sottostanti dove sarà più facile superare l'inverno.

Al mattino gli stagni degli abbeveratoi sono velati dal ghiaccio e nelle zone in ombra la brina giorno dopo giorno aumenta la sua consistenza. Uno sparo lontano ti farà ricordare che il tempo della caccia sta per finire. Forse era in un capanno dove si erano posate le cesène; o su quel lepre che poco prima hai seguito con la voce dei segugi: andavano per boschi e dossi e ora sentivi i cani vicini ora lontani; spegnersi, poi riprendere. Allora con questo "suonar di bracchetti" ti accorgi anche di altri suoni: un sommesso e flautato zuffolare di ciuffolotti confidenti sugli apici del bosco, la voce di un pettirosso dentro un cespuglio di rosa canina, un corvo solitari che vola alto e richiama la compagna che era rimasta indietro, la corsa di un capriolo e u suono di campane che il bel tempo ti porta da ponente.

Così una dolce malinconia ti prende la melanconia dell'autunno e sotto un larice all'asciutto, cerchi anche tu un luogo dove accucciarti per meditare sulle stagioni della tua vita, e sull'esistenza che corre via con i ricordi che diventano preghiera di ringraziamento per la vita che hai avuto e per i doni che la natura ti elargisce.
Una mattina di dicembre vedrai il cielo uniformemente grigio. le montagne dentro le nuvole, i boschi più scuri e, da una catasta di legna, schizzar via lo scricciolo.Il suo campanellino d’argento ti dirà prossima la prima neve.

di Mario Rigoni Stern

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foto di Roberto Costa



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