Le guardie svizzere del Papa - La divisa -

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LOIACONO MARCO LOIACONO MARCO Pubblicato il 09/02/2006
<b>Le guardie svizzere del Papa   -   La divisa   -</b>

Le guardie svizzere del Papa - La divisa -

Una domanda molto legittima che ognuno potrebbe porsi è la seguente: come erano vestiti i primi componenti della Guardia Svizzera che nel gennaio 1506 fecero il loro primo ingresso in Vaticano? Il loro abbigliamento è rimasto sempre uguale nel corso dei secoli?

La attuale divisa che dà tanto nell'occhio, a chi si può far risalire? Sui vestiti dei primi svizzeri accolti da Giulio II il 22 gennaio 1506 non abbiamo notizie dalle cronache, e questo fa concludere che, con certezza, non dovevano avere nulla di particolare e dovevano essere vestiti, perciò, come tutti quanti gli altri soldati dell'epoca. È da notare, subito, però, che allora una vera e propria uniforme militare non esisteva.

L'unica cosa certa è che questi svizzeri erano calzati e vestiti, "vestiti usque ad calceas", a spese del Papa; sul petto avranno, probabilmente, portato cucita la croce bianca svizzera o le chiavi papali incrociate. Le loro armi erano l'alabarda e la spada, e avevano le spalle, il petto e le braccia coperte da una corazza metallica.

Nel 1500, in genere, i soldati portavano un farsetto o giubbone, stretto alla vita, che terminava davanti con delle punte nell'orlo sotto la cintura; oppure indossavano il saio che arrivava fino al ginocchio. Sia il farsetto che il saio erano senza colletto: il collo, nella maggior parte dei casi, veniva lasciato libero, come risulta da una miniatura della Biblioteca Vaticana, dove von Silenen, all'ingresso trionfale di Giulio II a Bologna, è raffigurato a collo nudo.

Nella parte rigonfia delle maniche e dei calzoni potevano essere applicate delle bande variopinte sciolte, ossia cucite solo alle due estremità. Spesso i diversi colori di queste bande erano usati dai capitani di ventura per distinguere una compagnia dall'altra. Per quel che riguarda le calze, esse arrivavano, in genere, al ginocchio.

Questa maniera di vestire era stata portata in Svizzera dai mercenari confederati che tornavano dalle loro campagne militari in Italia. Questo era, grosso modo, anche il vestiario dei soldati tedeschi e, in particolare, dei lanzichenecchi. La uniformità di vestito e di armamento dei soldati confederati sarà raggiunta, però, solo a metà del 1800.

In Italia, con il Rinascimento, fu portato un certo quale snellimento a tutti gli abiti, sia dei nobili che della gente comune: in pratica essi, più o meno, si rassomigliavano. Tanto è vero che nell'affresco "La Messa di Bolsena" nelle Stanze di Raffaello, in basso a destra si vede un gruppo di persone, con splendidi costumi, che non sono svizzeri, bensì cinque "sediari" inginocchiati: l'equivoco è dato dal fatto che questi sono armati di spada. Ma, a quel tempo, tutti o quasi portavano delle spade, perfino i sacerdoti e i loro familiari.

Raffaello nella sua "Cacciata di Eliodoro" nelle Stanze Vaticane rappresenta alcuni soldati dalla Guardia Svizzera attorno a Giulio II, che portano dei calzoni ampi e corti fino al ginocchio e il farsetto che arriva al bacino: questo tipo di vestito era molto comune a Roma e in Italia. Oltre al saio veniva portato anche il saione, che arrivava, invece, fin sotto le ginocchia.

In tempo di pioggia o di freddo, si indossava la giornea di panno nero, ampio mantello senza maniche, aperto sui fianchi e legato da cordoncini blu, che copriva davanti e di dietro, quale si vede nell'affresco "Incoronazione di Pio III" del Pinturicchio nella Biblioteca del Duomo di Siena. Oggi la giornea portata dagli svizzeri è di colore blu molto scuro. Gli ufficiali, in circostanze particolari e, quindi, come abito di cerimonia indossavano sopra il saione un robone che arrivava fino al ginocchio.

Così è raffigurato Kaspar Röist nel quadro della crocifissione a S. Maria in Campo Santo Teutonico. La stoffa usata era, in genere, di lana: Clemente IX (1667-1669) concesse al Conservatorio delle ragazze mendicanti, dove si lavorava la lana, la esclusiva di fornire i tessuti per vestire la Guardia. Il Rinascimento, oltre a ingentilire i vestiti, li arricchì di colori sgargianti, tra cui dominava il rosso: con Leone X anche la Guardia Svizzera, al giallo e blu dei della Rovere, aggiunse il rosso, in modo da formare i colori dei Medici. Per quel che riguarda il copricapo dei mercenari svizzeri, esso era molto vario e andava da un cappello a larghe tese al balzo o berretto di cuoio imbottito a forma di turbante, oppure si usava un semplice elmo di metallo.

In tutti i casi, però, questi copricapo erano adorni di vistose penne di fagiano e airone, come quelle portate da von Silenen nel Trionfo di Giulio II. L'elmo di metallo ben presto cede il posto al morione, casco di metallo a coppo emisferico, con alta cresta e orlo terminante anteriormente e posteriormente con punte rivolte all'insù.

Anche oggi, in particolari solennità la Guardia Svizzera usa il morione, per esempio il giorno del giuramento delle reclute. A diverse riprese nel corso dei secoli, veniva usato anche un casco a fondo svasato, come quello che si vede nell'affresco della Biblioteca Vaticana, Sala Sistina, raffigurante l'erezione dell'obelisco in Piazza S. Pietro.

La Rivoluzione Francese esercitò il suo influsso sull'uniforme della Guardia Svizzera che cercò di copiare ciò che sembrava molto pratico, ossia la feluca con una coccarda di nastro e il colletto alla francese; fu adottata pure quella bandoliera di cuoio straordinariamente larga che dalla spalla destra arrivava alla coscia sinistra e finiva con il portasciabola.

Durante il periodo di Napoleone non ci furono altri cambiamenti solo perché non si avevano i soldi per realizzarli; alcuni anni più tardi, sotto Leone XII, si fecero dei tentativi di copiare ulteriormente le divise napoleoniche, tentativi che in massima parte non approdarono a nulla, fortunatamente, perché sarebbe stata la fine delle vecchie, gloriose e pittoresche uniformi.


La Divisa Odierna:

Al comandante Jules Repond (1910-1921) che aveva uno spiccato gusto per le forme e per i colori, si deve in gran parte l'attuale foggia della divisa degli svizzeri. Egli, dopo lunghi studi e ricerche, e ispirandosi agli affreschi di Raffaello, fece scomparire ogni tipo di cappello e lo sostituì semplicemente con l'attuale basco, su cui spiccano i gradi; introdusse il colletto bianco al posto delle gorgiere più o meno increspate. Si diede da fare anche per la corazza e la fece modellare secondo le stampe dei tempi passati.

Soltanto per l'uniforme di gala sono previsti una vistosa gorgiera, guanti bianchi e morione di metallo chiaro con pennacchio di struzzo, bianco per il comandante ed il sergente maggiore, viola scuro per il tenente, rosso su morione nero per gli alabardieri, e misto, giallo e nero, su morione anche nero, per i tamburi. Nel morione, a destra e a sinistra, è raffigurata a sbalzo la quercia dei della Rovere.


I colori che danno tanto risalto all'uniforme della Guardia sono quelli tradizionali dei Medici, blu, rosso e giallo, a cui si lega molto bene il bianco dei guanti e del colletto. Le bande blu e gialle danno un senso di leggerezza con il loro muoversi sullo sfondo rosso del farsetto e dei pantaloni. La divisa di piccola tenuta o dei giorni feriali è completamente in blu. Lungo i secoli, dunque, ci sono stati dei cambiamenti nell'uniforme della Guardia Svizzera, anche se alle volte si è trattato solo di particolari.

Comunemente la paternità di questa uniforme si fa risalire a Michelangelo, ma sembra che egli non se ne sia mai occupato. Chi, invece, ha avuto maggiore influsso nello sviluppo di questa uniforme è stato certamente, come si è visto, Raffaello, che con le sue pitture ha influenzato e diffuso il gusto del Rinascimento italiano.


Tratto da www.vatican.va , a cura di Marco Lo Iacono


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