Dalla festa di San Giuseppe a quella del papà

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FANTASIA ANTONIO FANTASIA ANTONIO Pubblicato il 19/03/2006
<b>Dalla festa di San Giuseppe a quella del papà</b>

Dalla festa di San Giuseppe a quella del papà

«Anche oggi è bello essere padre! Figura saggia che deve dare tranquillità, sicurezza, persino quando forse nemmeno lui è tanto sicuro»


IL RUOLO DEL GENITORE VISTO DAL COMICO Max Pisu


Ricordo lontanamente (mamma mia, sono passati 37/38 anni!) i miei primi «lavoretti» per la festa del papà fatti all'asilo, aiutato dalla mia suora, suor Maria Giulia... praticamente faceva tutto lei.


Così ho capito perché, quelle del mio asilo, le chiamavano suore operaie. Ricordo vagamente una specie di posacenere colorato fatto con il das, quando fumare non scandalizzava ancora nessuno.

La scritta «Auguri papà!», anche quella ovviamente opera di suor Maria Giulia, sopra un rettangolo di cartoncino rosso. Io fungevo da «corriere espresso» praticamente, il mio compito era quello di portare a casa, per tre anni consecutivi, il regalino che per l'occasione suor Maria Giulia faceva con le sue manine a mio papà.

Stranamente mia mamma non si è mai ingelosita... mah. Non vedevo l'ora di darlo con orgoglio al mio papà per gustarmi la sua reazione. Tutto durava poco, giusto il tempo di dire una piccola bugia...
o forse due: «Ma è bellissimo! L'hai fatto tu?!» e io «Sì...» e poi vedere gli occhi di mio padre accendersi e subito dopo luccicare... Il tutto finiva con un bacio ed un abbraccio, più forte del solito, che avrei voluto non terminasse mai. Obbiettivo colpito! Il mio papà si è commosso anche questa volta!

Per farmi vedere che aveva apprezzato, si accendeva subito una Nazionale senza filtro, la fumava con gusto e alla fine la spegneva nel posacenere, poi mi lanciava uno sguardo come per dire «Visto? Funziona benissimo!».

A quei tempi ancora si fumava in casa e i papà non erano costretti a uscire in pieno inverno sul balcone. Devo dire che è un deterrente che funziona, quello di vietare il fumo negli ambienti chiusi: i fumatori sono diminuiti, è diminuito il consumo di sigarette... ma in compenso sono aumentati i casi di broncopolmonite.

Questa cosa dei lavoretti in occasione del 19 marzo è continuata anche alle elementari, dove almeno la scritta degli auguri e l'autografo ce li mettevo io, non c'era più suor Maria Giulia ma la mia maestra, della quale, ora posso anche dirlo, ero anche innamorato... I lavoretti erano un po' meno belli ma noi ci mettevamo finalmente del nostro. Portasigarette in similpelle con annesso porta accendino... Ci risiamo!

Durante il periodo delle scuole medie i lavoretti in classe non si facevano più e allora bisognava pensare autonomamente al regalo e magari chiedevi un po' in giro a qualche amichetto per farti un'idea. C'era quello che aveva optato per una cintura, chi aveva scelto di regalare un profumo, chi si indirizzava su di una bottiglia di grappa o chi decideva per una cravatta.

Raccolta qualche idea, andavo dalla mamma alla quale però toccava l'ultima parola, anche perché le finanze sarebbero arrivata da lì. Così, dopo essermi confrontato con lei, ecco la sentenza: «Ma non starci troppo a pensare e compragli una bella stecca di sigarette!». Ma allora è un vizio! Non quello del fumo, ma quello dei regali legati alle sigarette!

La cosa triste è che purtroppo, appena terminate le scuole medie, ho dovuto smettere di fare i regali per la festa al mio papà, poiché, scherzo del destino, il fumo delle sigarette me lo ha portato via.

Ma adesso allegri! Sono papà da 7 anni del piccolo Matteo e da 4 di Giorgia! E si festeggia! Arrivano i regali! Matteo fa la seconda elementare e ci mette già del suo, mentre Giorgia... fa ancora il «corriere espresso»... e mia moglie non è gelosa della «maestrina-operaia».

Bene! La figura del papà negli anni è cambiata, oggi è più presente, partecipa alla crescita dei bimbi, è più vicino ai problemi della scuola, i rapporti si sono un po' evoluti. La mia generazione è stata fortunata, ma già quella dei nostri papà non se l'è passata tanto bene, hanno vissuto la guerra, la povertà, la fame (sembra impossibile oggi!).

Mi raccontava mio padre che quando lui era bambino e mia nonna cucinava il pollo, la coscia - che era la parte più buona - andava al papà, cioè a mio nonno, perché lui era quello che lavorava e manteneva la famiglia e quindi a lui toccava la parte migliore. Con gli anni sono cambiati i costumi e quando mio papà si è sposato e sono nato io la parte più buona del pollo la si dava ai bambini piccoli... praticamente mio papà la coscia del pollo non l'ha mai mangiata!

Bello essere papà! Il papà è una figura saggia che deve dare tranquillità, sicurezza, anche quando forse nemmeno lui è tanto sicuro. È il complice che a volte copre le marachelle a insaputa della mamma, altrimenti, chi la sente?! È bello essere papà, quando sei preso dal lavoro e da tutti i suoi problemi che a volte ti pesano come macigni sulle spalle, pensi a loro e ti viene da sorridere e i problemi diventano per incanto piccolissimi...

Pensi ai loro occhi che guardano dritti nei tuoi, cercando chissà cosa... E pensi a quando tornerai a casa e allora quello che è successo durante la giornata non conterà più niente. E mentre ti trovi nel caos più totale a pensare a tutte queste cose, con un sorriso da ebete stampato sulla faccia, a casa si sta consumando un dramma!

I bambini, giocando con gli acquerelli, hanno pensato bene di immergerci per intero le mani e di lasciare le impronte sul muro verniciato di fresco. Ora quel muro «spugnato», di un colore caldo, tra il rosa antico e il beige, è costellato da impronte di piccole manine rosse, di un rosso intenso. «Stasera quando torna vostro papà fate i conti con lui!».

E così, arrivi a casa con la voglia pazza di vederli, di abbracciarli, di stringerli, di coccolarli, invece ti trovi a dover soffocare il desiderio e ad indossare gli abiti di chi, adesso dovrà «fare i conti» con i marmocchi. Non puoi tirarti indietro, altrimenti... chi la sente?!

Tornando dall'asilo Giorgia mi ha portato un disegno bellissimo ed è stata mia premura telefonare, ringraziare e complimentarmi con la sua maestrina, intanto mia moglie non è gelosa. Anche Matteo mi ha già dato il suo regalino, è una letterina, una poesia che vorrei passarvi e la voglio dedicare a tutti i papà:

«A te papà.../ Lo so che ti scoraggi/ quando trovi le mie im pronte/ sui mobili e sui muri./ Rallegrati però/ che sto crescendo/ e rimarranno/ un ricordo solamente./ Perciò io ti regalo/ le mie impronte/ perché tu possa/ un giorno ben lontano/ vedere com'erano/ piccine le mie mani/ al tempo in cui/ cercavano le tue mani».


di Max Pisu


Voce narrante di Reporter



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