La toza che ghe zè morto 'l moroso .

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 20/08/2006
<b>La toza che ghe zè morto 'l moroso </b>.
L’eventuale pubblicazione di parziali brani musicali allegati a testi scritti è fatta a titolo di Demo, essendo essa finalizzata a documentare la relativa ricerca della rubrica “Radici & civiltà” non avente scopo di lucro, ma, piuttosto, finalità di libera divulgazione culturale.

La toza che ghe zè morto 'l moroso .


LOCALITA' DI RIFERIMENTO: Marostica - ( prov. Vicenza) - VENETO -



Tratto da LE STORIE DEI FILO’ a Marostica /
“Esseri fantastici nelle tradizioni popolari venete” di Cecilia Battaglin Ignazzi .


Voce narrante di Bruno Dalla Rosa



La toza che ghe zè morto 'l moroso .


Ghe gera na toza che la gavea un moroso e sto moroso un dì se ga malà che l gera romai in punto de morte. Ela se fazea vedare tuta desparà e co l gera drio tirare i ultimi, la ghe ga dito: «Te prometo ca no me marido pì; vendo anca la dota e cui schei te faso dire tante Mese».

El tozo, bischin, sentindo ste parole, l'è morto anca rasegnà. Ma la toza no la ga mia vendesto suito la dota; la dizea che ghe despiazea, vense la saea ela parcosa: in cao a tri misi la se ga anca maridà.

Ciò, la gera anca ela de quili ca dize: «Chi more l mondo lasa e chi vive se la pasa». Ma da lora la ga scuminsià sentire tute le note un gran bordelo drio la fene¬stra de la so camara. Tuti ghe dizea che l gera so moroso vedo che l vegnea dimandare le Mese che la gheva prometuo.

Ela no la ghe cardea. Na note, sta pora grama, la se pensa de nare rente la fenestra e de fare un buzeto inte la carta spira col deo menelo, pa vardare fora, vedare chi che gera. Pena meso fora l deo, la se lo sente ciapare e tirare: destacà l deo. La ghin'à dapà tanta, che la zè vegnesta tuta canesa.


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- Traduzione letterale - (sic)



La ragazza a cui è morto il fidanzato.


C’era una ragazza che aveva un fidanzato e questo fidanzato si è ammalato tanto gravemente che era ormai in punto di morte. Lei si faceva vedere tutta disperata e, quando stava ormai spirando, gli ha detto: «Ti prometto che non mi sposo più; vendo anche il corredo e con quei soldi ti faccio celebrare tante Messe».

Il giovane, poverino, sentendo queste parole, è morto abbastanza rassegnato. Ma la ragazza non ha venduto subito il corredo; diceva che le dispiaceva, e invece sapeva lei perché: nel giro di tre mesi si è anche maritata.

Evidentemente era anche lei di quelli che dicono: «Chi muore il mondo lascia, e chi vive se la spassa». Ma da allora ha cominciato a sentire tutte le notti un grande baccano dietro la finestra della sua camera. Tutti le dicevano che era il suo ex fidanzato che veniva a domandare le Messe che gli aveva promesso.

Lei non ci credeva. Una notte, questa povera stupida, decide di andare vicino alla finestra e di fare un buchetto nella 'carta spira' (pergamena) con il dito mignolo, per guardare fuori e vedere chi c'era. Appena messo fuori il dito, se lo sente afferrare e tirare: staccato il dito. Ha preso uno spavento tale, che le sono venuti i capelli tutti bianchi.


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