LA FIERA DEL BESTIAME

Radici & Civiltà

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CANNICI GIACOMO CANNICI GIACOMO Pubblicato il 17/10/2006
<b>LA FIERA DEL BESTIAME</b>
L’eventuale pubblicazione di parziali brani musicali allegati a testi scritti è fatta a titolo di Demo, essendo essa finalizzata a documentare la relativa ricerca della rubrica “Radici & civiltà” non avente scopo di lucro, ma, piuttosto, finalità di libera divulgazione culturale.

LA FIERA DEL BESTIAME

LA FIERA DEL BESTIAME


Chi non ricorda il passaggio rumoroso per le vie di Alia, nei giorni in cui si svolgeva la “fiera del bestiame”.

Erano giorni di festa e dai paesi vicini arrivavano gli allevatori con le bestie da vendere o con l’intento di acquistare.

Gli allevatori, avevano un abbigliamento caratteristico, larghi pantaloni di velluto, scarponi, camicie a quadri, giacche o gilet e…il classico fazzoletto rosso o blu al collo.

Di certo non mancava la coppola, abbassata sugli occhi o spostata indietro a seconda della tipologia caratteriale dell’allevatore.

Il loro vocio, fatto da dialetti simili con cadenze diverse, rimbombava per le strade e si mescolava al calpestio degli animali, spinti da frustini, da bastoni, da fischi…

Ero piccolino, ma mio padre, spesso mi portava a “vedere” la fiera, dove egli prendeva parte come impiegato del Comune e addetto sia all’Anagrafe bestiame che all’Anagrafe cittadina.

Allora gli animali venivano registrati alla nascita, alla vendita e alla morte.

Per gli allevatori, ogni nuovo animale era uno “status simbol”, era benessere per la famiglia, era prestigio per il proprietario.

Mio padre mi raccontava dell’entusiasmo degli allevatori quando nasceva un bel vitello o una possente giumenta, al punto che si presentavano al Comune per dichiarare la nascita con un sorriso particolare, come un neo papà ed erano capaci di definire il vitello:”bello come un angelo”.

Allo steso modo quando nasceva un loro figlio, erano capaci di definirlo:”forte come un vitello”.

Non c’è da sorridere, c’è solo da riflettere sull’importanza che si dava all’allevamento, in un paese agricolo come il nostro, dove il futuro della famiglia dipendeva da un copioso raccolto o da una fruttuosa vendita degli animali.

Oggi ai nostri figli mancano queste esperienze e nel loro futuro non ci saranno i ricordi del sacrificio vissuto, attraverso il lavoro, dai loro nonni per garantire una serenità ai posteri.

Nella foto:”la fiera del bestiame”


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