Veneto, la fabbrica parla 169 lingue

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Pubblicato il 29/12/2006
<b>Veneto, la fabbrica parla 169 lingue</b>

Veneto, la fabbrica parla 169 lingue


di FRANCESCO JORI


tratto dal quotidiano ”La Repubblica” di mercoledì 20 dicembre 2006, pag 19


OGGI è presidente dell'associazione italo-albanese "La Fratellanza", e si batte per correggere l'immagine negativa dei suoi connazionali: "Di criminali tra di noi purtroppo ce ne sono molti; ma c'è anche un numero ben più grande di persone oneste che, come me, qui cercano di ricostruirsi un'esistenza dignitosa lavorando, vivendo onestamente ed educando i propri figli alla pace".


Quella di Martin Joni è una delle quasi 300 mila storie degli immigrati presenti in Veneto. Non solo quelle del Bronx e del muro della padovana via Anelli, o legale alla retorica del lavoratore da fuori che accetta di fare ciò che alla gente del posto risulta pesante. Una regione, il Veneto, dove oggi convivono 169 nazionalità diverse: una miniatura del Villaggio Globale. Solo la Lombardia ha più 'stranieri in percentuale sulla popolazione, ma qui il tasso di aumento è il più rapido d'Italia: negli ultimi dieci anni il numero dei regolari è più che quadruplicato. E soprattutto, mentre nella mappa lombarda giocano i grandi numeri di Milano, quella veneta è caratterizzata da una distribuzione capillare che ormai riguarda quasi l’intera regione. Con il record della provincia di Treviso, dove i 36mila immigrati sono presenti in tutti e 95 i comuni. Questa geografia a colori si concentra lungo l'asse pedemontano che va da Lonigo a Oderzo, rispecchiando la dislocazione dei distretti produttivi: dalle pelli al tessile, dai laterizi al mobile. Ad Arzignano e a Pieve di Soligo i residenti stranieri rappresentano già il 15 per cento della popolazione. Ma anche nel resto della regione il fenomeno sta lievitando: Padova ha il tasso di crescita più elevato più elevato (oltre 17mila nuovi permessi in un anno); a Mira e San Donà nel Veneziano gli immigrati sono triplicati in quattro anni.


Continua a funzionare il richiamo del lavoro: dalla siderurgia alla concia, dall'abbigliamento alla lavorazione delle carni, dagli ospedali (infermieri);
agli anziani (badanti ) la presenza "foresta" compensa gli effetti della scarsità locale di manodopera. Ci sono aziende che avrebbero bisogno di persone più qualificate, ma il sistema sia pubblico che privato è ancora irto di ostacoli. Spiega Bruno Anastasia, responsabile dell'Osservatorio regionale di Veneto Lavoro: "La normativa italiana non incentiva l'elevazione professionale della richiesta. Se cerca un ingegnere immigrato, oggi, un imprenditore deve seguire la stessa procedura prevista per richiedere un muratore. Ma nemmeno il sistema produttivo è orientato in tal senso”.
Più di uno straniero su tre ha un diploma di scuola superiore, ma nella stragrande maggioranza dei casi trova spazio solo nelle occupazioni più basse. E se una ricerca del Cnel spiega che il Veneto è secondo in Italia per integrazione dopo la Lombardia, la realtà vista dall’altra parte è decisamente più grigia:” Da voi ci sono persone gentili, anche troppo gentili: ti dò un aiuto, ti dò una mano; pare che ci consideriate sempre in stato di bisogno”, denuncia Hu, un ragazzo cinese di 24 anni che vive a Rovigo. E Jeffry Isihor, nigeriano da 15 anni in Veneto, magazziniere, rincara la dose:”Ci date sempre del tu anche se non ci conoscete: E siccome date del tu pure ai bambini, ho pensato che in questo modo ci trattate da bambini. E questo mi fa arrabbiare”.


E' dura anche per chi è riuscito comunque a integrarsi a livelli più elevati. Racconta Sebastian Mbaso, biafrano, laureato in Medicina a Padova e medico prima a Castelfranco, ora ad Arzignano: "Ne ho passate veramente tante. Una volta, dovendo fare una visita fiscale, ho suonato alla porta di una signora. Quando al citofono ho detto che ero il medico della mutua mi ha aperto la porta del condominio, ma quando mi ha visto salire le scale non ha voluto farmi entrare. Non c’è stato niente da fare". Ma ci sono anche i casi opposti, dove la solidarietà va oltre la diversità di colore: come nel caso di Ejja, giovane marocchina di 28 anni morta di tumore al fegato. Antonio Righetti, padovano, suo datore di lavoro (che occupa 29 immigrati su un totale di circa 300 dipendenti), ha pagato di tasca propria i 4 mila euro necessari per il rimpatrio della salma: "Cos'altro potevo fare? Per me si è trattato semplicemente di aiutare una persona che ne aveva bisogno".


Nella mappa del nuovo Veneto a colori si è inserito negli ultimi anni il boom delle badanti: sui 58 mila permessi di soggiorno rilasciati con l'ultima regolarizzazione, il 40 per cento si riferiva alle collaboratrici familiari; e si ipotizza un sommerso di gran lunga superiore. Uh fenomeno di vecchia data, iniziato con le filippine. Come Lilian Ismael, in Veneto dal 1988, prima a Vicenza e ora a Padova: "Mia nonna, nel 1974, era stata tra le prime domestiche filippine in Italia. Assieme ai soldi ci mandava a casa delle cartoline; e da lì mi è venuta la voglia di seguire la sua esperienza".
Oggi il boom è fatto soprattutto da ucraine, moldave e rumene, donne di solito con più di 40 anni, mosse dal bisogno. Una storia per tutte: Tatiana Ptnasic, 45 anni, moldava, laurea in Ingegneria. "Sono una madre a distanza, distante dai miei figli mille chilometri che moltiplicati per i giorni e gli anni vissuti qui da voi fanno una distanza incolmabile. E come me ci sono tante altre donne straniere che per mantenere figli, genitori, parenti, malati, sono arrivate in Italia disperate. Noi lavoriamo, ogni giorno, mettendo da parte, in un angolo del nostro cuore, le paure, le angosce, le insicurezze e i pensieri per i nostri cari, annegando nelle lacrime il dolore per la solitudine e la lontananza".

La loro testimonianza silenziosa è anche una denuncia di quello che abbiamo cessato di essere, ma soprattutto che siamo diventati. Ce lo ricorda Roland Minka, camerunese che vive a Santa Giustina in Colle, nell'Alta Padovana: "Avete i figli più coccolati del mondo e i vecchi più abbandonati". Brutale. Ma impietosamente vero.



Dati statistici:


Gli stranieri nelle province venete (al 31.12.2004) Totale 288.732


VICENZA 65.667

TREVISO 65.546

VERONA 58.726

PADOVA 46.060

VENEZIA 34.506

BELLUNO 8.676

ROVIGO 8.551.


Le badanti straniere nelle province venete (al 31.12.2004) Totale 58.316


VICENZA 10.532

TREVISO 11.166

VERONA 11.863

PADOVA 12.523

VENEZIA 9.068

BELLUNO 1.328

ROVIGO 1.836


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