CINEMA ALL'APERTO

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CONCIALDI RINO CONCIALDI RINO Pubblicato il 05/02/2007
<b>CINEMA ALL'APERTO</b>

CINEMA ALL'APERTO



Ritengo di continuare a fare cosa gradita ai giovani e non, cercare di far conoscere le cose passate ai primi e nel contempo di rinfrescare la memoria ai secondi. Ma facciamo un passo indietro di quarant'anni o forse più.

Durante le ricorrenze più importanti - festa patronale del 2 luglio, Santa Rosalia il quattro, la Madonna del Rosario l'otto e l'Addolorata il 20 e 21 settembre - , oltre ai riti - vespri, messe e processioni - , si svolgevano anche le celebrazioni profane. Certamente le usanze erano molto diverse da quelle odierne e tutto era proporzionato alla raccolta di fondi che si riusciva a fare in paese.

Di solito, oltre ai numerosi giochi, il palinsesto dei festeggiamenti prevedeva serate di musica in palco e cinema all'aperto. Il luogo più idoneo per la visione delle pellicole era piazza S. Rosalia e ogni tanto via Garibaldi. Il comitato della festa contattava la ditta; quindi si sceglieva il titolo del film cercando di tenere in considerazione le diverse esigenze del pubblico, senza entrare in conflitto con la Chiesa.

Bisogna pur dire che a quei tempi non circolavano le vergognose pellicole di oggi che il piccolo schermo giornalmente ci propone. La scelta cadeva quasi sempre su film di avventura o di genere sentimentale.

Torniamo sul luogo della proiezione dove venivano piazzati due lunghe travi che dovevano reggere un grande lenzuolo bianco, o quasi, in modo da far risaltare bene le immagini. La macchina per la proiezione, che poteva essere sistemata su di un furgone o anche esternamente, veniva predisposta all'uso. Nel frattempo le persone incominciavano a riempire il piazzale. La maggior parte degli spettatori provvedevano a portarsi da casa le sedie, altri ricorrevano a mezzi di fortuna, altri ancora si situavano sui gradini o sui marciapiedi.

Si spegnevano quindi le luci e una voce attraverso gli altoparlanti annunciava: ”In onore del Santo patrono, il comitato dei festeggiamenti vi invita ad assistere al film”.

Durante la proiezione poteva capitare qualche inghippo, come, per esempio, la rottura della pellicola, un forte vento, capace di strappare il lenzuolo già tante volte usato, il suono e la voce imperfetti a causa della pellicola logora, un improvviso acquazzone o, cosa ancor più grave, una sgradita interruzione di energia elettrica.

E non mancava chi, uomo o donna, in occasione di scene commoventi o di grande comicità, versasse lacrime in gran copia. Fischi ed applausi erano riservati ad appassionati e lunghissimi baci.

Ricordo che in occasione della festa di Santa Rosalia, intorno alla fine degli anni '50, il presidente del comitato, lo zio Totò Todaro (quello dell'autobus) amante di film di avventura, fu proiettato il film ”Il conte di Montecristo” e il ”Il ritorno del conte di Montecristo”.

La proiezione iniziò alle 22 e terminò alle 4 del mattino. I più coraggiosi, armati di scialle, coperte e quant'altro potesse proteggere dalla serenità della notte, continuavano, imperterriti, a seguire lo spettacolo cinematografico.

Era bello vedere tutta quella gente insieme, partecipare intensamente alle vicende narrate sul telo, commentando i fatti del film, Era un' occasione in più di incontro per trascorrere una serata diversa dalle altre.

Il cinema all'aperto era certamente un'iniziativa gradita alla maggioranza della popolazione, considerata anche l'assenza della televisione nelle case di quasi tutti i nuclei familiari. Era insomma un'occasione di svago e divertimento.


Alla fine della proiezione in sottofondo la voce ringraziava gli spettatori presenti con il seguente messaggio: ”Nella speranza che lo spettacolo sia stato di vostro gradimento, la ditta Vincenzo Florìa & figli vi ringrazia e vi dà appuntamento alla prossima festa”.

Ognuno quindi raccoglieva i ”barattelli” e si avviava verso casa, a volte un po' stanco ed infreddolito, pieno di sonno, ma soddisfatto della bella serata.


Viene da pensare: allora, con pochi soldi, serate indimenticabili, oggi, tanti milioni, poco divertimento e tanta insoddisfazione.


Rino Concialdi


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