« ‘U LUTTU » e « ‘U visitu »

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CONCIALDI RINO CONCIALDI RINO Pubblicato il 06/02/2007
<b> « ‘U LUTTU »  e  « ‘U visitu »</b>

« ‘U LUTTU » e « ‘U visitu »



Dopo avere raccontato in questa rubrica vari argomenti piacevoli, è arrivato il momento di qualcosa meno gradita, ma che puntualmente arriva con la morte.

Nella vita capita a tutti di perdere una persona cara: madre, padre, moglie, marito, figli, ecc... . E proprio in occasione di un evento così tanto tragico e doloroso in famiglia, iniziava il periodo, più o meno lungo, del lutto. Lutto, cordoglio per la morte di qualcuno. Proviamo a descriverne i segni e le variegate dimostrazioni.

Deceduto un familiare, i parenti si vestivano con abiti neri. Le donne, addirittura, indossavano abiti completamente scuri, compresi calze e velo che dovevano essere rigorosamente non trasparenti - per questo si diceva che erano ammantate di nero o a ”luttu strittu”- . Gli uomini, invece, oltre ad indossare abiti scuri, portavano la ”cuoppula”, la striscia al braccio e, sul pettaccio della giacca, la cravatta. Il tutto rigorosamente in nero e per alcune settimane era obbligo la barba incolta.


Anche gli animali, specialmente quelli da soma, in segno di lutto, portavano una striscia nera nel testale e la bardatura listata a lutto.

Dopo la morte del familiare, per settimane, le imposte di casa rimanevano regolarmente chiuse. Era possibile lasciare qualche piccolo spiraglio nelle imposte per far filtrare un pò di luce. In casa quindi si viveva nell'oscurità. Per uscire dalla propria abitazione le donne, oltre il solito abbigliamento, indossavano calze nere - non trasparenti - ed il famoso fazzoletto scuro sul capo. Niente partecipazione a feste o divertimenti, e questo era il vero dolore.

Il giorno del funerale i segni del lutto si notavano ovunque. Il portone della chiesa veniva parato con drappi di colore viola e con una croce nera di velluto, mentre all'interno la bara veniva sistemata sul catafalco anch' esso adornato di velluto nero.

Sulle porte delle case dove si era verificato il decesso veniva dipinta o attaccata una striscia obliqua nera. Era anche in uso un bigliettino listato a lutto appeso nella porta d'ingresso con la scritta: ”Per il mio caro...”

Tutto ciò ai nostri tempi appare esagerato, ma allora era così. Perdere una persona cara era un evento funesto e doloroso e si rendeva necessario esternare il proprio dolore con particolari simboli e comportamenti.

In realtà, ora sembra esser passati da un eccesso all'altro. Quasi sempre si sente dire che il defunto prima di morire lascia detto che ”non voleva il lutto “ - e quindi bisognava rispettare la volontà del defunto! -. Oggi il dolore è muto, il nero è eleganza, ”lu rispiettu si porta di vivi”. Sarà!!!



’u visitu


La morte di un familiare, ieri come oggi, innescava un rigido rituale costituito da diversi momenti. Il funerale era caratterizzato dalla funzione religiosa in chiesa, e dal conseguente corteo di accompagnamento del de1imto al cimitero. Quindi la "fiumara"di gente doveva fare ritorno alla casa del defunto dove ognuno porgeva le personali condoglianze. Ma tanti anni fa la cosa non finiva qui perché, nel rituale, c'era anche "u visitu", un periodo più o meno lungo durante il quale i parenti più stretti, riuniti in casa con porte e finestre semi chiuse da dove passava appena un filo di luce, attendevano parenti e amici che si recavano a fare il proprio dovere. Nel corso di ogni visita si rinnovava il dolore per la perdita del proprio caro. Tanti discorsi che si intrecciavano. Domande e risposte: ”a comu fu? Muri tutt'anavota? Cristianu rispittusu!”

Ad ognuno si era "costretti" a raccontare tutto il decorso della eventuale malattia, i rimedi adottati ed altro. Un vero e proprio supplizio! Ma anche un modo come esprimere affetto e vicinanza alla famiglia colpita dal lutto.

Oggi le cose sono cambiate. Niente più lutto, niente ”visitu”. Il rituale prevede la delega al sacerdote celebrante la cerimonia funebre a pronunciare la consueta frase: "La famiglia... vi ringrazia e vi dispensa dalle visite. Riceveranno le vostre condoglianze al cimitero".





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