” Le mignatte ”

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SPEDALE MARIO SPEDALE MARIO Pubblicato il 23/03/2007
<b>” Le mignatte ”</b>

” Le mignatte ”

Tratto da “RACCONTI SICILIANI “ di Danilo DOLCI.


Come in “ Crocifissa “, anche in questo racconto, incentrato su tradizionali pratiche terapeutiche, lo scrittore cerca di rappresentare la società siciliana degli anni ‘50 attraverso il linguaggio degli stessi protagonisti, che in un "Italiano" non del tutto corretto, raccontano le loro vicende.


Le mignatte ( sanguisughe ) viene uno a venderle da Canicattì che le prende nelle fontane. Ma noi andiamo a comprarle a  Palermo. Ne abbiamo mandate a pigliare un centinaio, perché non è che si attaccano tutte: muoiono tre o quattro al giorno, magari senza metterle.

Si mettono dentro una bottiglia di vetro con l’acqua. Gli cambiano l’acqua ogni mattina, specialmente come ora d’estate. C’è il vento caldo e muoiono le mignatte con il caldo. Quando muoiono tutte, dopo due mesi, si manda a prendere l’altre. Cento lire l’una costano, e noi che andiamo maneggiando sangue, le affittiamo a centocinquanta lire l’una.

Dipende dalle malattie. Bronchite, si mettono nelle spalle o nel petto; quanto c’è il gruppo (laringite), ai bambini, si attaccano e gettano perché e malattia infettiva, è sangue avvelenato, non si possono attaccare più.

Si possono mettere due volte, tre volte. Certe volte muore la mignatta quando il sangue è avvelenato, muore in un momento: per la meningite in testa si attaccano dietro le orecchia; per una caduta alla gamba, al braccio, si possono attaccare lo stesso. Un colpo di sole: pure dietro le orecchie.

Certo le mignatte sono meglio delle iniezioni, meglio di tutto. Pure per la polmonite e per la bronchite ai bambini si mettono, magari nati in quella giornata, o da otto giorni: In questi paesi,  Valledolmo , Alia, e in tutti i paesi , tutti vengono: avendo le malattie, vengono tutti, ricchi e poveri. In ogni paese siamo due o tre a fare questo lavoro, se il paese è piccolo; se no di più.

La mignatta ci tira il sangue e ci passa: Sono belle. Quando la mignatta è gonfia, piena di sangue, si munge con le mani e ci va fuori tutto il sangue. La mignatta si ubriaca col vino pure, e getta il sangue. Si mette qua per esempio il vino nel piatto , ci si mete il muso, e tutto il sangue che tira lo getta dentro il vino. Poi la laviamo, dopo munta, e la mettiamo ancora nell’acqua fresca

Pure per il tifo si mettono dietro le orecchie. Ma queste si tagliano nel mezzo e si gettano, per metterle fiori uso. Per rompere la pelle, morsicano e poi tirano il sangue. Quando poi sono piene, cadono da sole; e subito appena si levano si mungono. Perché se non si munge, il sangue si quaglia dentro la pancia e muoiono: e il guadagno sta nell’adoperarle tante volte. Muoiono, se non si mungono, e perché il sangue è male e perché fanno mala digestione che è troppo: diventano grosse che diventano boccettine, che tanto si fanno grosse che fa paura a mungerle; ce n’è che a maneggiare quel sangue si sconcertano.

Certe volte si mettono anche sei sette sanguette insieme. A uno che per il caldo ci stava venendo la meningite, ce ne abbiamo messo più di venti: è rimasto un po’ sordo,ma non gli è venuta la meningite. Dipende le malattie. Quando ci viene la paralisi, per levarci il sangue gagliardo, ce ne mettono assai.

Quando c’è l’aia, per una pedate di una mula che trebbia, qualche calcio, ci si mette mignatte assai. Anche per la cardia al cuore. Quando non c’è mignatte chiamiamo il barbiere che ci buca il polso: piglia la vena ed il sangue dove piglia piglia, esce fuori con furia. Dal dottore vanno poco perché costa di più: invece al barbiere ci si dà una piccolezza, ci si dà cento lire o un regalo. Invece al dottore , cinquecento lire, mille lire una visita.

Quando una donna ha partorito e ha la febbre, ci si mette la mignatta nella pancia. Pure quanto la donna ha il latte impietrato, pure ci si mette sui seni la mignatta. Anche a parti delicate, e quando hanno vene uscite, emorroidi, pure ci si mettono. Anche per mali di denti. Sono cose ereditarie che la nonna insegna alla figlia. Una vede e si imparano che la nonna dice: si fa così, si fa così…L’altro giorno uno aveva caduto l’ombellico, e l’ho guarita: girando tre volte col dito l’ombellico, girando la persona per far girare tre volte l’ombellico.

Sono capace pure di stagliare i vermi. Si fanno i massaggi e si dice l’orazione:

Lune e santo/Santo e santò,

marte è santo/santo santò,

mrcole è santo/santo santò

giovedì è santo/anto santò

venerdì è santo/santo santò

sabato è santo /santo santò.


La domenica di Pasqua

lu verme in terra casca.

Taglia la testa

taglia la cuda

lassala libera

a creatura.

E i vermi passano in un momento.

Per il latte aggruppato (raggrumato) : quando una lava con l’acqua fredda, aggruppa il latte ai bambini, perché ci fa male il latte freddo ai bambini. Allora ci si dice:

San Martino d’ognissaria

incontrai un uomo e una donna

aggruppate con gruppo di corda

e acqua media sciogli doglia

e vattene via.

Io ti staglio in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

E si dice un credo al cuore di Gesù, che ne stagli questo male, e una Salve Regina alla Madonna d’Altomare , che ne staglia questo male: per tre volte. E subito ci passa e subito levano di piangere. Delle volte vengono di notte , che gridano forte e ci si fa il massaggio dicendo le orazioni e ci passa subito.

I dottori queste cose non li sanno e manco le credono. Quando viene la mietitura agli uomini il polso ci si fa gonfio, perché con la falce si sforzano e allora ci si fa il massaggio col grasso di volpe.

Pure il malocchio si fa passare: si mette il sale in testa e si dice le orazione.

La sera la famiglia certe volte si ferma in campagna nei pagliari. Certi, nei pagliari, ci abitano tutto l’anno, come al feudo Turrumè, Tùdia, Vicarietto, La Niculiddia, Berdonncando, Susafa, Mattarieddu, Belice, Poizzello, tutte masserie di pagliari, tutti qui vicino nella provincia di  Palermo.

Poi ci sono i pagliari che uno per esempio ci ha una salma di terra e non può avere i soldi per fare una casa in campagna, e si fa un magliaro per starci. Gli uomini aiutano il padrone e le donne e i bambini cogliono spighe.

L’anno scorso R. con la moglie si trovavano lontano che coglievano spighe, e i due bambini erano vicino il magliaro. C’era una bottiglia di vetro vicino al magliaro. Il sole era caldo e la bottiglia tanto era riscaldata dal sole che accese la paglia. La mamma come vide accendersi il magliaro, accorse per andare a salvare il bambino. Mentre la madre doveva prendere e riparare il bambino nel magliaro si bruciò tutta la faccia e i capelli e tutte le braccia si bruciò; ci aveva delle robe dentro e si bruciarono tutte e restarono nude.E il bambino c’è rimasto dentro, che il fuoco li mangiava e lei non ha potuto far niente e gridava fuori e piangeva e corsero tutti i campieri il marito. E piangevamo anche noi. Ci hanno lasciato il figlio per le spighe. Poi c’è andata la legge, per le perizie, per constatare il fatto.

I pagliari bruciano spesso e ci muore dentro qualcuno. Per esempio M. qualche anno fa, lavoravano in campagna. Mentre che lavoravano videro il tempo cattivo e si ricoverarono, due muli ed una cavalla e due fratelli, Calogero e Rosolino. Passò un giovane che visto il tempo cattivo si voleva ritirare lì dentro, e ci dissero che lì spazio non ce n’era. Quello se ne andò, e si riparò in una casa vicina. Come si mise a piovere e tuonava e lampeggiava, quello si salvò la vita e vide svampare il magliaro che si bruciava con i due fratelli e i tre animali. E corse per volerci dare aiuto, e come arrivò là vide che non si poteva dare aiuto che bruciava tutto, e lo venne a dichiarare in paese.


Note:

Questo racconto è rivolto sia ai giovani perchè sappiano sia agli anziani perchè ricordino.

Fra gli anziani, molti hanno lasciato quelle terre per non più ritornarvi.





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