antichi linguaggi di prima infanzia

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CONCIALDI RINO CONCIALDI RINO Pubblicato il 03/04/2008
<b>antichi linguaggi di prima infanzia</b>

antichi linguaggi di prima infanzia








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Come le mamme di una volta parlavano ai loro bambini.



Chi ricorda più le espressioni dialettali che, in molti ambienti familiari di una volta si usavano con i bambini per indicare loro un oggetto, un animale un’azione o altro?

Sono rimaste in voga fino agli anni ’50. Forse tra gli adulti di oggi, ci sarà chi ancora le ricorderà; certamente no i giovani.

Nei miei ricordi c’è ancora:

Bru bru ( acqua )

pappu (pane )

lu cuccu (l’uovo)

nanai e tè tè (minacce di botte) attento che di dò…..

vò vò (nanna)

Per dormire il bimbo doveva fare lavò vò.

Ricordo che questa azione veniva fatta nella seguente maniera: la mamma si metteva il bimbo in braccio e, seduta su una sedia, la faceva dondolare avanti e indietro per tantissime volte, sballottolandolo. Alla fine il bimbo si addormentava a causa di scuotimenti e scossoni, e con lui, talvolta, anche la mamma. Perfino il cantautore girgintano Gian Campione ha composto una canzone che sa di ninna nanna, dal titolo “La vovò”.

Arrivato il momento della passeggiata, la mamma gli metteva

lu sci sci ( il vestitino),

lu pe pè ( le scarpette), e lo portava a ddì ddì (a passeggio).

Invece per alcuni animali, si diceva:

lu stè stè (il mulo o l’asino)

lu cicì (la gallina)

lu mù mù (la mucca)

lu ba bau (il cane )

lu mè mè (la pecorella o la capra).

Dopo gli anni ‘50, si assiste ad una evoluzione del dialetto aliese, che si ingentilisce, e al diffondersi dell’uso della lingua italiana, grazie soprattutto alla televisione. Alcune espressioni, come quelle citate, cadono in disuso e vengono sostituite da altre più italianizzate e meno onomatopeiche.


Rino Concialdi


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