La sagrada Familia

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FANTASIA ANTONIO FANTASIA ANTONIO Pubblicato il 30/06/2008
<b>La sagrada Familia</b>

La sagrada Familia

by Avvenire on line (contributo di ricerca di Antonio Fantasia)







Passi avanti per la cattedrale progettata da Gaudí a Barcellona






di GIANPAOLO SARTI




Per i più ottimisti la parola fine sarà scritta nel 2025. Per altri ciò non av-verrà mai. Sulla conclusione dei lavori della Sagrada Familia le ipotesi si rincorrono e si aggrovigliano con il filo della storia. Antoni Gaudí 126 anni fa ha affidato alle offerte della gente la costruzione della chiesa. Durante la guerra civile il tempio ha rischiato la distruzione; i cantieri hanno spesso rallentato per mancanza di fondi.

Oggi è il turismo ad assicurare i finanziamenti necessari. Con quasi 3 milioni di turisti l’anno la Sagrada Familia è il sito più visitato in Spagna. Entrate che ora, dopo più di un secolo, consentono a qualcuno di sbilanciarsi e azzardare una previsione reale su quando la chiesa sarà completata. Ma non è uno qualsiasi a farlo: è Etsuro Sotoo, scultore giapponese autore delle statue della facciata della natività e membro della 'Junta constructora', l’équipe di artisti che dirige i lavori della Sagrada Familia.

Sotoo è uno dei maggiori promotori per la causa di beatificazione di Gaudí. Quando deve spiegare la genialità del grande architetto catalano ricorda sempre che «la base della sua opera è la linea retta, che rappresenta la trasparenza della relazione, del rapporto tra le persone. Gaudí è così semplice che la gente non capisce».

Dal piccolo studio di Etsuro Sotoo, a fianco della chiesa, nascono le idee per i modelli, mentre nel laboratorio a fianco gli operai tagliano la maiolica in piccole tessere, portando avanti l’intuizione della pietra scartata di Gaudí.

«Ora che i soldi ci sono c’è meno tempo per pensare» - spiega con saggezza tutta orientale o forse maturata in trent’anni di dedizione a un’opera infinita.Come infinito è l’universo simbolico di torri, archi, guglie e sculture incastonate nelle facciate del tempio. Là dove architettura e arte si fanno preghiera.

Che eredità ha raccolto da Gaudí?

«Io mi sento alla porta di questa eredità, oltre questa porta c’è la capacità di questa chiesa di parlare e trasformare tutta l’umanità. Il nostro futuro si chiama Gaudí: lo dico sempre ai miei studenti all’università».

In oltre un secolo di cantieri non si sono mai verificati gravi infortuni tra gli operai. Un fatto che almeno in Italia, di questi tempi, non passa inosservato.

«Già, sarà perché qui c’è un bell’ambiente.

Prima di metter su una scultura ci sono cose più importanti. Non sono gli operai che lavorano per me, sono io ad essere il loro aiutante. Gaudí stesso trattava gli operai come se fossero la sua famiglia. Come si motivano dipendenti e collaboratori? Non con i soldi, ma con la felicità e la speranza. Qui alla Sagrada Familia centinaia di operai e tecnici ricevono la speranza. Oggi la società ci presenta un’altra realtà: gli operai perdono la loro identità, sono considerati
numeri».

L’incontro con la Sagrada Familia le ha cambiato la vita, lei ha scoperto la fede cristiana lavorando alla cattedrale.

Antoní Gaudí «Sì, è vero. Prima ero concentrato su Gaudí, sulla sua opera, ma mi accorgevo che mi mancava l’ispirazione per cosa dovevo veramente fare. Ho iniziato quindi a guardare ciò a cui Gaudí guardava e ho trovato la risposta, il senso del mio lavoro ».

A Barcellona in alcuni dépliant turistici l’immagine della Torre Agbar ha sostituito quella della Sagrada Familia. Un altro segnale della secolarizzazione in Spagna?

«È la decadenza di Barcellona. Perché chi crede in Dio sa di non essere perfetto, chi invece non crede pensa che i cristiani siano i signori del mondo».

Ormai i lavori della chiesa non vanno più avanti con le offerte della gente.

«Già, ci sono gli incassi del turismo. Ma trent’anni fa, quando ho iniziato a dedicarmi alla Sagrada Familia, non c’erano questi soldi.

Dovevo usare i vecchi chiodi storti e raddrizzarli ma avevo tempo per pensare. Ora che il denaro c’è crediamo di poter andare avanti in fretta con il lavoro e si riflette meno. Per un’opera d’arte come la Sagrada Familia non si può guardare quanto tempo passa».

Quanto ancora?

«Nel 2010 si potrà celebrare la prima Messa. La conclusione definitiva verso il 2025, ma qui nessun architetto ha mai visto compiuto ciò che ha detto».


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