Emigrazione: Note storiche per non dimenticare (10^ parte)

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 02/10/2009
<b>Emigrazione: Note storiche per non dimenticare</b> (10^ parte)

Emigrazione: Note storiche per non dimenticare (10^ parte)

 Questo dossier, pubblicato da www.italiaestera.net (Il giornale degli Italiani nel mondo), è stato suddiviso per comodità di consultazione nelle seguenti altre parti, in aggiunta alla decima qui pubblicata:

L’attuale presenza italiana nel mondo

Chi sono, da dove vengono, come vivono gli italiani all’estero

Gli italiani all’estero: solo persone di successo?

I “pionieri” dell’emigrazione

I nuovi
migranti

L’economia globalizzata e il ruolo degli italiani all’estero

Per un nuovo legame culturale a livello transnazionale











Cittadinanza, partecipazione, tutela sociale e associazionismo
È crescente l’interesse all’acquisizione o alla riacquisizione della cittadinanza italiana: al Consolato di Buenos Aires sono pendenti 40.000 richieste e in Venezuela si fissano oggi appuntamenti per il 2010; analoghe difficoltà si riscontrano in Uruguay, Brasile e, in particolare, in altri paesi dell’America Latina. Anche i dati relativi agli altri paesi dell’area attestano un’attenzione sempre più diretta a questo legame giuridico con l’Italia, dettata congiuntamente sia da motivi ideali che da interessi concreti: abbiamo visto che i giovani dell’America Latina si assicurano così l’ingresso nell’Unione Europea. Ne conseguono interminabili liste d’attesa e una mole di lavoro che i consolati non sembrano in grado di smaltire in tempi realistici, anche perché il personale a disposizione è al di sotto degli organici.

Nell’AIRE quasi la metà degli iscritti per acquisizione della cittadinanza italiana (42,6%, ovvero 34.471 persone) si sono registrati nel corso degli ultimi 5 anni, secondo la seguente ripartizione: quasi la metà nel continente americano (48,9%, di cui il 35,5% nell’America Latina) e l’altra metà in Europa (44,6%). Si tratta in maggioranza di donne (57,8%) e, in quasi tre quarti dei casi (circa 60.000), di ultraquarantenni.

L’auspicata riforma della legge 91/1992 dovrebbe riaprire i termini per il riacquisto automatico della cittadinanza italiana da parte di chi l’ha perduta in seguito alla migrazione (termini chiusi il 31 dicembre 1997) estendendo questa possibilità anche ai figli maggiorenni e dovrebbe riconoscere la cittadinanza alle donne italiane coniugate con un cittadino straniero anteriormente al 1 gennaio 1948 e ai loro figli nati precedentemente alla stessa data.

Grave in tutta l’America Latina, ma anche nel Nord del continente americano e in diversi altri paesi di emigrazione, è la situazione reddituale e sociale e il problema della salute dei nostri connazionali, diventati anziani e sprovvisti di assistenza sanitaria e di risorse, tanto che, dall’Italia, sono stati avviati diversi progetti di collaborazione con ospedali locali e i Consolati, per salvaguardare l’efficacia e l’aspetto economico, stipulano accordi con diverse strutture sanitarie, spesso costituite in origine dagli stessi emigrati.
Le somme destinate all’assistenza degli italiani all’estero sono molto ridotte e, comunque, inferiori alle entrate registrate per i diritti consolari, e ciò costituisce un problema notevole a fronte di una richiesta che diventerà sempre più pressante. Per questo è stata riproposta in Parlamento l’istituzione di un assegno di solidarietà che, con uno stanziamento tutto sommato contenuto e sottoposto a limiti di reddito, consentirebbe una concreta presa in carico di questa situazione.

L’inadeguatezza della copertura si ripropone anche sul versante previdenziale, perché non tutti hanno maturato il diritto alla pensione oppure molti riscuotono una pensione insufficiente al loro sostentamento. Le 756.000 pensioni maturate in regime internazionale, per buona parte pagate all’estero (352.000), mentre 404.000 sono i beneficiari tornati in Italia. All’estero vengono pagate anche altre 58.000 pensioni maturate in base ai soli contributi previdenziali italiani. In pratica 1 ogni 8 italiani residenti all’estero è pensionato. L’importo medio annuo di queste pensioni è di 3.000 euro per beneficiario, 254 euro al mese (circa la metà della pensione minima). All’inizio degli anni ’90 l’importo medio annuo era di 4.000 euro, ma poi i cordoni della borsa sono stati chiusi e dal 1992 nei paesi dell’Ue non può essere più esportata l’integrazione al minimo, come anche la base di calcolo della pensione (pensione virtuale) non può avvalersi più di tale integrazione.

Come risaputo, le pratiche di natura legale, previdenziale o di altro tipo, risultano estremamente complicate per gli emigrati. Per la tutela di queste prassi si adoperano gli istituti di patronato, ormai presenti in 24 paesi, con grande capacità di intervento e notevole preparazione professionale: in occasione della campagna “Red Est”, lanciata dall’INPS nel 2003 per accertare la sussistenza del diritto alla pensione, i patronati si sono occupati di 190.000 dei 200.000 formulari ritornati all’Inps.

Molto sentito è, poi, il tema della partecipazione che coinvolge a diversi livelli: dai COMITES al Consiglio Generale degli Italiani all’Estero (CGIE), dalle consultazioni referendarie a quelle politiche in Italia. Strettamente funzionale alla partecipazione è l’utilizzo della stampa, unitamente agli altri mezzi di informazione, così come assolutamente fondamentale è l’associazionismo, il più efficace collante in grado di evitare che la presenza all’estero diventi una realtà atomizzata.

Oggi, questa realtà ha trovato nuovo impulso a seguito del protagonismo delle regioni.
La stampa italiana all’estero è una rete che comprende 400 testate tra periodici cartacei,
agenzie e notiziari online: 56 sono le testate edite in Italia (44 periodici e 12 agenzie e notiziari online). Le agenzie di informazione trattano per il 50% informazione di ritorno, mentre la percentuale di riferimento è più ridotta nei periodici (30%). Le provvidenze per la stampa italiana all’estero sono regolate dalla legge 416/1981, che eroga 2 milioni di euro l’anno per sostenere 160 testate.

La partecipazione politica è stata sancita con la legge del 2001 ed esercitata, per la prima volta, alle votazioni di aprile 2006, che hanno portato all’elezione di 18 parlamentari della Circoscrizione Estero (12 deputati e 6 senatori), una componente molto importante negli equilibri parlamentari.

In questa prima consultazione politica è stata elevata la percentuale dei votanti, nonostante si siano verificati diversi inconvenienti sul piano logistico-amministrativo. Su 2.700.000 plichi elettorali spediti ad altrettanti aventi diritto, ne sono stati riconsegnati 1.135.617 (42%), mentre 247 mila sono stati restituiti ai Consolati in larga maggioranza per errore di indirizzo o irreperibilità del destinatario e circa il 2,3% del totale è stato restituito oltre il termine consentito.

Si può ritenere che con questa nuova esperienza sia stata intrapresa una via di non ritorno, destinata a legare più strettamente italiani in Italia ed emigrati italiani all’estero.

(DAL RAPPORTO MIGRANTES – marzo 2007)
 


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