Emigrazione: Note storiche per non dimenticare (7^ parte)

Radici & Civiltà

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Pubblicato il 02/10/2009
<b>Emigrazione: Note storiche per non dimenticare</b> (7^ parte)

Emigrazione: Note storiche per non dimenticare (7^ parte)

Questo dossier, pubblicato da www.italiaestera.net (Il giornale degli Italiani nel mondo), è stato suddiviso per comodità di consultazione nelle seguenti altre parti, in aggiunta alla settima qui pubblicata:

L’attuale presenza italiana nel mondo

Chi sono, da dove vengono, come vivono gli italiani all’estero

Gli italiani all’estero: solo persone di successo?

I “pionieri” dell’emigrazione

L’economia globalizzata e il ruolo degli italiani all’estero

Per un nuovo legame culturale a livello transnazionale

Cittadinanza, partecipazione, tutela sociale e associazionismo







I nuovi migranti

I “nuovi migranti” sono sempre più i tecnici e altre persone qualificate assunti da Centri Ricerca, Università e imprese multinazionali o in trasferta all’estero al seguito delle loro aziende. Si tratta spesso anche di giovani muniti di elevati titoli di studio, che scelgono di far valere il proprio percorso formativo e professionale in paesi in grado di offrire loro migliori opportunità.

Negli ultimi 5 anni (2001-2006) vi è stato un incremento dei laureati iscritti all’AIRE del 53,2%: erano 39.013 a dicembre 2001 e sono diventati 59.756 a maggio 2006. Emigrano annualmente 3.300 laureati, in maggioranza maschi: il numero di chi parte è pari, pressappoco, al totale degli studenti che si laureano annualmente all’Università di Roma “La Sapienza”, all’Università di Bologna e all’Università di Padova.

Tra le destinazioni intercontinentali gli Stati Uniti sono di gran lunga la meta più importante, ma anche Londra è una delle destinazioni preferite dai giovani, attratti dal fascino di una città cosmopolita e dalle sue opportunità formative (principalmente in ambito linguistico) ed economico-professionali. Ma non si tratta degli unici sbocchi: in Svizzera, ad esempio, insegnano 267 professori universitari. I laureati residenti all’estero sono particolarmente concentrati anche in Argentina e in Brasile.

Anche in questo caso si pone il problema del collegamento tra vecchi e nuovi migranti. Questi ultimi, dalle aspettative ben diverse, molto spesso restano sostanzialmente estranei alla rete associativa tradizionale e si raccolgono piuttosto in circoli legati ai loro interessi economici e commerciali. Per loro l’emigrazione rappresenta un’opportunità in primo luogo professionale per emanciparsi dalle difficoltà incontrate nel mercato del lavoro italiano. Le ragioni della possibile emigrazione di oggi sono ben diverse da quelle del passato. Lo attestano anche i risultati di una recente indagine dell’EURISPES (Un italiano su tre andrebbe a vivere all’estero, 2006), secondo i quali, a spingere gli italiani all’emigrazione sarebbero, in primo luogo, le maggiori opportunità lavorative offerte da altri paesi (25,7%), seguite dalla curiosità (22%) e dalla vivacità culturale (14%).

(DAL RAPPORTO MIGRANTES – marzo 2007)


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