Angele Dei, qui custos es mei,...

Radici & Civiltà

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DIDACUS DIDACUS Pubblicato il 17/10/2009
<b>Angele Dei, qui custos es mei,...</b>

Angele Dei, qui custos es mei,...

E’ura di famiari, dice nonna a se stessa, dopo che ha, già, portato la legna nel rettangolo terragno di cucina, nel cui angolo, prospiciente la porta, e la porta, il sole a mezzogiorno, campeggia il forno, rispetto agli altri membri di un complesso, unificato dall'architettura a gamma maiuscola e dal comune fine della cottura degli alimenti, a legna e a carbone, mentre il pane lievita , sotto coltre, sul tavolo, attorno al quale, a pranzo e a cena, seggono, tra grandi e piccoli, sino a 10 commensali...

In pochi, crepitanti, secondi, grazie alla sacra paglia, il forno s'incendia, si illumina e se ne scopre l'interno, ignoto, sempre, sinché le fiamme non ne abbiano rivelato, tutte le volte che si famìa, la sua antica, forma, ad emisfero; lu cielu, appunto, tutto di mattoni di nostrale stazzone... Il suolo, ora, occupato da legna ardente, si manifesterà, parzialmente e con qualche aporia, non appena nonna avrà fatto mutar posizione al fuoco, e nella sua interezza circolare, all'atto della scupuliata , prima di infornare il pane, al lume di la cannila ad uogghiu...

A mano a mano che la legna si consuma, altra ne mette l'ava, con gli occhi, frattanto, a lu cielu di lu firnu, per vedere se accenna a schiarirsi, indi provvede ad una prima rimozione di detriti incandescenti, dopo aver portato la legna tutta da un lato, armeggiando cu rastieddu e palittuni, e mettendo il tutto in quel portento di economy che è l’accupaluci. Altra legna, altra sottrazione di ardenti carboni, fino a quando il cielo di mattoni non sia bianco come vuole lei, attenta, ancora, a che il suolo sia adeguatamente e uniformemente riscaldato, perché non succeda di sfornar pane scarsu di suolu..

Talora il forno, o, per il gran freddo, o, per altra causa, magari per il pane, troppu scriscintatu, poco maneggevole, quindi, e di difficile traslazione sulla pala e, di là, sul suolo del forno, attraverso quel destro movimento, ben noto a quanti frequentano pizzerie, restituiva un po' di pani, specialmente, tra quelli più vicini alla bocca del forno, crudi, anzi che no, per cui, destinati al rinforno, in una cu lu canigghiottu,per il cane ...

Pani a lu rinfurnu, dal caratteristico odore, colore, consistenza, sapor di bellica galletta, o di certa fetta biscottata di moderna, rinomata, industria alimentare...

Talaltra, il forno, già bello di candore e di splendore, ancor, rischiarato da sinistrorsa fiamma, accoglieva uno speedy stage di vasteddi, subito, gonfie, come air mattresses, colorite, invitanti...

E quando cielo e terra, in armonia, cantano la bianchezza e la luminosità di quel tempio circolare, in scala, tutto di mattoni cotti e stracotti, allor nonna, toglie l'ultimo fuoco, mette alla porta un fumante tizzone, scupulia, cu scupuni vagnatu, il forno, or buio, al lume della lampada ad olio, e, supportata, in questa delicata fase, da altra persona, amorevole, nell'atto di prendere ciascun pane dal letto, per deporlo sulla pala, esegue, nel minor tempo possibile, un'infornata di una quindicina di pani, compreso quello da rendere alla vicina ...

Lu pani è grazia di Dio e un po' filari o mucari nna lu cufinu, e, quando è andato a male, neppur le omnivore galline ne vogliono...

A proposito di grazia di Dio, era nonna che, al mattino, cci pizziava il pane nella tazza, versandoci, poi, il latte bollito; pane sicuro, anche se, spesso, raffermo, e quelque morceau, all'essenza di agrumi...

Dopo che noi, col cucchiaio, avevamo portato in bocca e consumato i pezzettini intrisi di latte, bevevamo il latte rimasto, trascurando il deposito di mugghicagghi del fondo della tazza ...

Allor nonna frenava il nostro impulso a tagliare la corda, e ci diceva che non potevamo lasciare là, quegli angioletti, che, a turno, ci avrebbero custoditi, per tutto il santo dì... Me, tibi, commissum pietate superna; hodie, illumina, custodi, rege et guberna. Amen


Didacus


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