LA PANTERA

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SIRECI PIETRO SIRECI PIETRO Pubblicato il 22/10/2010
<b>LA PANTERA</b>

LA PANTERA

LA PANTERA

(storiella... semiseria!)

Sia io che mia moglie, abitando da qualche anno in campagna, abbiamo scoperto di amare ancora di più gli animali.
Ci piacciono soprattutto quei tre gatti (una mamma e i suoi due figlioli, tutti di colore mielato e macchie bianche) che abbiamo visto nascere e che abbiamo accudito fin dai primi giorni della loro vita. Li vediamo crescere e giocare liberi per il nostro giardino; siamo contenti anche quando vanno nei giardini dei nostri vicini di casa; questi, soprattutto nei periodi in cui noi siamo assenti, gli mettono a disposizione del cibo e dell’acqua da bere.

Nel nostro giardino viene ogni tanto, senza intenti aggressivi, qualche piccola volpe da una delle due colline vicine. Un paio di mesi fa, però, tra le barre del nostro recinto è entrata una volpe più grandicella che, visibilmente affamata, aveva l’intenzione di aggredire e far fare probabilmente una brutta fine ai piccoli gattini.

Un gatto di colore grigio tigrato, che riteniamo fosse quello predominante nella zona, si è erto a difesa dei tre gatti mielati; ma nonostante ciò, la volpe indugiava ad andarsene.
Io, vedendo da casa questa scena, ho preso un grosso bastone e minacciato la volpe, che, finalmente, si è dileguata.
Poco dopo ho preso due gabbiette vuote di frutta, alcuni grossi conci di tufo ed altro materiale ed ho costruito una casetta o... rifugio a prova di volpe, per quel piccolo nucleo familiare di gatti mielati. Il “tigrato” da allora mi guarda con visibile riconoscenza.

Da qualche tempo circola la notizia che in queste zone limitrofe alla città, sarebbe stata avvistata una pantera sfuggita dalla villa di un ricco proprietario, sita nella collinetta accanto a quelle due dove è adagiato il piccolo villaggio in cui abito io.
La gente vive un po’ allarmata ed evita di circolare per le campagne. Ogni latrato di cane preoccupa chiunque lo senta.

Alla fine di giugno, in cui uso estirpare le erbacce che si formano nella campagna erbosa al di fuori della mia proprietà, decido comunque di eseguire tale lavoro, pur col vivace disaccordo di mia moglie.
Munito di scarponi, vecchi jeans e magliettina, ed attrezzato di un piccone, lascio socchiuso alle spalle il mio cancelletto pedonale e mi metto a recidere alle radici una larga fascia di sterpaglie in quella terra incolta.
Ina, mia moglie, qualche ora dopo mi chiama ad alta voce dicendomi che sul tavolo aveva appena preparato della frutta lavata con cui fare assieme il consueto spuntino. Però io, per completare una certa parte, mi attardo un bel po’ a rientrare, e continuo a canticchiare ed a fischiettare una delle canzoni che la domenica prima intonavamo in chiesa.

Da un po’ avevo visto sorvolare un elicottero nei cieli vicini alla nostra zona. Da quel momento ero stato maggiormente sul “chi va là”, scrutando per largo e per lungo la campagna; ma fra le erbe più o meno alte, vedevo solo mucche e pecorelle che brucavano l’erba tranquillamente.

Mentre continuo a spicconare la terra ...EHM... ho la sensazione di sentirmi osservato da qualche essere non meglio definito... Alzo gli occhi e... uuuhhhhh... cosa vedooooooo?!!
E’ proprio leiiiii! ...E’ la famigerata pantera a cui mezza  Palermo sta dando la caccia da più di un meseee! ...E ora è qui che mi guarda con i suoi grandi occhi e si lecca di tanto in tanto il muso...
Per istinto vorrei lanciare in aria il piccone e darmela a gambe per raggiungere il mio cancelletto, magari battendo ogni primato di velocità... Invece, pur terrorizzato, continuo come se niente fosse a canticchiare, anzi... a cantare più forte (...proprio dalla paura) quella canzone che dice così: “il Signore è il mio pastore, non manco di nulla”... (due volte) e ancora, “nei suoi verdi pascoli mi ristoro, alla sua fonte mi disseto” ecc. ecc...

Alle mie spalle vedo avvicinarsi quel gatto grigio tigrato che è pronto ad avventarsi sulla pantera, per dissuaderla, e far si che io possa scappare per mettermi al sicuro all’interno della recinzione, sicuramente cosciente di rischiare di essere sbranato in un istante da quel grosso felino (praticamente un suo simile..!).
Ma con mia grande sorpresa, noto che la pantera, attimo per attimo, diventa meno minacciosa. Sarà stata intimorita dal gatto? Non credo proprio...! Oppure intimorita nel sentirmi cantare con così grande fede?
Non lo so!... Ma poco dopo la vedo che gira le spalle e se ne va, borbottando in un inaspettato dialetto siciliano: “talè... bieddu... quantu mi nni vaju! mi va manciu un vitellinu! ...a mmia sti canzuni di chiesa nun mi fannu diggeriri beni!!!...”.


Pietro Sireci


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