I MOGHUL

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DITTA ANNA DITTA ANNA Pubblicato il 18/11/2011
<b> I MOGHUL</b>

I MOGHUL


Imperatori dell’INDIA

Moghul è il nome della più grande dinastia imperiale.

Un padre gesuita del 600 scrisse di loro: “ Mai il mondo ha visto una simile magnificenza e una simile ricchezza, e per quanto a lungo Dio la farà durare, non ne sarà possibile una uguale”.

Il suo fondatore BABUR ( detto il Conquistatore) nel 1526 diede inizio alla potente dinastia indiana dei MOGHUL, egli discendeva per parte di padre da Tamerlano conquistatore mongolo, sovrano di un impero che si estendeva dal l’India al mar Mediterraneo, e da Gengis Khan per parte di madre.

L’Impero raggiunse l’apogeo con il terzo imperatore AKBAR (il grande) che fondò la nuova capitale “FATEHPUR SIKRI, abbandonata dopo pochi anni per penuria d’acqua.Il potere dei Moghul si consolidò negli anni, fino a dominare gran parte dell’India. Il loro era uno stato prevalentemente agricolo e dipendeva dalla riscossione delle imposte terriere , così, vasti territori furono affidati a vassalli e a principi locali sottomessi, garantendosi così la loro lealtà

Musica, poesia, e belle arti toccarono apici sublimi e universalmente riconosciuti, basti ricordare il TAJ MAHAL, costruito dall’imperatore SHAH JAHAN come tomba per la sua sposa , l’Imperatrice MUMTAZ MAHAL morta giovane. AKBAR ebbe il merito di cercare di amalgamare la società e la cultura Indiana con quella Moghul. Molto fecero matrimoni misti, che oltre ad unire le culture, formarono legami di alleanze che consolidarono ancor più il loro potere. Un’altra controversia, quella religiosa fu affrontata cercando di prendere qualcosa delle due religioni e unificandole.

Nel 1707 sotto il regno di AURANGZEB i Moghul avevano raggiunto la massima espansione. Essi vissero in uno scenario inimmaginabile per spettacolarità: Si costruirono palazzi marmorei di un bianco abbagliante, arricchite di pietre preziose dove la luna piena rifletteva il suo chiarore, aperture in pietra lavorate che lasciavano con il fiato sospeso per la precisione del ricamo nel traforo, giardini dove si veniva cullati dai giochi d’acqua, per la quale furono degli ingegneri ineguagliabili, e si veniva inebriati dal profumo dei fiori. Quello che per noi sarebbe una favola per loro era la quotidianità.

La creazione dei giardini era una delle attività preferite dalla corte. Iniziarono con un disegno Islamico per arricchirlo poi con influenze Turco-Mongolo, per questo motivo vi si riscontra una simbologia data sia da riferimenti coranici, che da elementi collegati alla numerologia e anche allo zodiaco. Le piscine sono ricorrenti, come l’acqua che scorre da una vasca all’altra per un complicato sistema di condotta a gravità, per cui era sufficiente la differenza di quota tra il serbatoio di partenza e i punti di arrivo. Spesso al centro delle piscine vi si trova un poggio rialzato come semplice seduta , o addirittura accoglieva dei padiglioni dove le stupende donne dell’Harem abbigliate con ricchi Sary colorati e svolazzanti cinguettano tra loro, sperando ognuna di essere la preferita per la notte.

Ma questo sfarzo ha purtroppo origini drammatiche perché è la conseguenza di terribili atrocità in battaglia con i vinti.
Con le teste mozzate dei vinti, i Moghul erigevano torri o muri perimetrali delle città come monito per i nemici. Inoltre per il potere le famiglie si macchiarono di parricidio e di fratricidio.

La stagione dell’apertura e dell’integrazione ebbe fine sotto il regno di AURENGZEB (1659- 1707) che da un lato portò l’impero alla sua massima espansione, ma dall’altro ne stremò le risorse finanziarie con le campagne militari e soprattutto con il rigore islamico , che toglieva agli Induisti la libertà di seguire la loro religione.
Nei decenni successivi gli ultimi imperatori erano troppo deboli per garantire la loro autorità sull’immenso territorio che avevano conquistato, così l’impero si frantumò a poco a poco fino a quando divenne una colonia inglese.


Anna Ditta


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