L’impoverimento dell’agricoltura e dell’artigianato

Radici & Civiltà

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SANGIORGIO NICOLÒ SANGIORGIO NICOLÒ Pubblicato il 23/01/2012
<b>L’impoverimento dell’agricoltura e dell’artigianato</b>

L’impoverimento dell’agricoltura e dell’artigianato



La martellante richiesta dei giovani per una loro sistemazione lavorativa dietro una scrivania, e l’impossibilità dello Stato a soddisfarli tutti, mi ha indotto alla seguente riflessione.

Da sempre l’uomo ha esercitato prepotenza nei confronti dei più deboli, ritenendo tali coloro che svolgono un lavoro umile, come quello agricolo e artigiano; due categorie di lavoratori ai margini della società perché ritenute inferiori, però, produttrici di alimenti primari che da millenni assicurano l’esistenza alla specie umana; due categorie economiche osteggiate, depredate e oppresse dai ceti dominanti, tradizionalmente ostili.

Poi, la mescolanza, determinata dalla tragica fase bellica, ha aperto nuovi orizzonti sullo sfondo dell'economia.

L’avanzamento del terziario, la proliferazioni delle attività di concetto, l’inevitabile osmosi delle civiltà avanzate e la conseguente possibilità di guadagno immediato con minore impegno, hanno scardinato la scala dei valori.
Questa terza forza emergente, reclutando facilmente neofiti, ha assunto proporzioni gigantesche, mentre le due attività primarie sono rimaste allo stato di cenerentole.

Inoltre, l’accesso incondizionato allo studio ha alimentato la pretesa di accaparramento di posizioni di prestigio, a prescindere dalla capacità professionale, e, anziché di essere opportunità di elevazione delle attività primarie - l’agricoltura olandese docet - ha rimarcato il solco di divisione tra le classi sociali, avocando a sé l’attribuzione di privilegi ad oltranza, causando comportamenti vessatori, e mortificando il lavoro manuale, ma dignitoso, dimesso, onesto.

Tutto ciò ha determinato il dissesto socio-economico, mentre si è aggravato l’attrito sociale, generando tensione psicologica, foriera di malcontento, stanchezza e sfiducia, e compromettendo la pacifica convivenza.

L’agricoltura e l’artigianato, quindi, sono continuate ad essere attività ultime e gli addetti considerati “poveracci”, alla mercé dei gruppi più forti.
Intanto, il numero degli agricoltori diminuisce, l’artigiano-artista invecchia, le problematiche non vengono affrontate, la loro vita, un tempo tra le migliori, peggiora; quella agricola, poi, è divenuta una fonte da cui parecchi traggono facili guadagni.

Da un canto si accresce il malumore degli operatori, peraltro gli artigiani sono gravati di eccessivi oneri, dall’altro, si va consolidando una pletora di aspiranti al “posto fisso”, che spingono con ogni mezzo. Contestualmente, si accentua lo squilibrio nel sistema produttivo e diviene macroscopica
la sperequazione reddituale e retributiva.

Cosa non ha funzionato ?.
Risponde l’uomo della strada:
Bisognava dare dignità a queste due “nobili” categorie economiche, cioè, snellire le procedure, facilitare l’accesso alle agevolazioni, riconoscere il dovuto valore ai loro prodotti, ma, soprattutto trattare gli operatori con rispetto e umanità, e non ultimo, favorire uno status reale di parità e un adeguato tenore di vita; difatti, ogni uomo ha una dignità, è soggetto di diritti, da quelli naturali a quelli civili, ed ha eguali esigenze esistenziali.

Se l’agricoltore fosse stato valorizzato, non avrebbe disertato le campagne, con conseguente disordine sociale e geologico, né l’artigiano avrebbe lasciato estinguere mestieri di alta professionalità.

Un proverbio siciliano recita: “Ogni beni, di la terra veni”. (Qualsiasi bene proviene dalla terra).

Mi piace concludere ricordando:

- che il giornalista Enzo Biagi, commentando la beatificazione di Papa Giovanni XXIII, scriveva sul “Corriere della Sera” del 30 agosto 2000: “Quest’uomo che la Provvidenza ha chiamato dalla nobiltà della campagna”;

- che il cardinale Severino Poletti, al momento del suo insediamento a Torino, in una intervista dichiarò: “Sono nato in un’umile famiglia di agricoltori, dove ho imparato
a conoscere e sperimentare uno stile di vita improntato alla semplicità, alla laboriosità e al sacrificio”;

- che un giornalista, di cui non ho scritto il nome, in una trasmissione televisiva, riferendosi a due personaggi che hanno sconvolto il mondo, ciascuno nel proprio campo di azione, Kruscev e Papa Giovanni XXIII, disse: “Nikita Kruscev e Papa Giovanni XXIII si compresero poiché provenivano entrambi dalla campagna”.



Nicolò Sangiorgio


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