AMARNATH TREKKING

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DITTA ANNA DITTA ANNA Pubblicato il 17/02/2012
<b>AMARNATH  TREKKING </b>

AMARNATH TREKKING

La grotta di Amarnath si trova a 145 km da Srinagar in Kaschimir . La zona è un posto di confine molto caldo con il Pakistan, e la conseguenza è che in estate le strade pullulano di colonne militari, che trasportano generi alimentari, militari ed energetiche nelle loro postazione tra le montagne prima di rimanere bloccati dalla neve.

Lo “Amarnat Yatra” (pellegrinaggio ad Amarnath) si fa in occasione del plenilunio del mese di agosto, è considerato uno dei più sacri per gli Induisti. Nella grotta c’è una stalagmite di ghiaccio, alta oltre 3 metri e mezzo e larga 2 e mezzo, che come per magia aumenta e diminuisce con le fasi lunari. La stalagmite rappresenta il LINGAM di SHIVA , il fallo sacro di uno dei tre componenti della TRIMURTI indiana. Questo simbolo di potenza e fertilità si trova in ogni casa induista e per le strade, i fedeli lo cospargono di acqua , lo spalmano di pasta di sandalo e di yogurt e lo decorano con petali di fiori.

La leggenda narra che nella grotta di AMARNATH Shiva abbia svelato a sua moglie Parvati il segreto della creazione, per questo motivo la grotta santuario è meta di pellegrinaggio per migliaia di indù. Ogni anno nel mese di SHAVRAN tra luglio e agosto , gli unici mesi in cui il percorso è accessibile , i pellegrini arrivano attraverso un duro trekking tra sentieri di montagna innevati, ai 3888 metri della grotta per venerare il sacro LINGAM.

Il trekking è molto duro, si devono affrontare terreni rocciosi, montagne innevate, ghiacciai, situazioni meteorologiche imprevedibili e superare un passo di 5450 metri di altitudine.

Lo stato del Kaschimir visto l’afflusso dei pellegrini e le condizioni meteorologiche difficili, nelle varie tappe ha organizzato delle tendopoli molto spartane che offrono riparo dal vento gelido delle notti

Organizzare un trekking non è molto facile anche per la burocrazia, perché ci vogliono permessi e si ci deve registrare, il tutto si fa a Srinagar da dove si parte in macchina con il bagaglio ridotto all’osso fino a PAHALGAM. Li colonne militari ci bloccano per tantissimo tempo, comunque riusciamo ad affittare dei muli per i bagagli con i cavallanti, e dopo aver comperato un ultimo maglione, zainetto e gambe in spalla e via. Il trekking durerà 5 giorni. In totale il percorso è di appena 45 km. Ma a parte il primo giorno che si cammina relativamente in pianura il resto è tutto in salita.

Il panorama è selvaggio si incontrano fiumi e cascatelle formati dai ghiacciai che si sciolgono e foreste di pini il cui verde spicca nell’azzurro del cielo. La camminata è abbastanza facile, l’aria appena frizzante, il cielo azzurro. I nostri passi si fondono con quelli dei pellegrini, ci si supera, ci si accosta, si scambia un saluto NAMASTE’ e un sorriso, una sosta per una colazione al sacco per poi riprendere a camminare.

Ci si ferma il pomeriggio, e con l’arrivo dei muli si montano le tende vicino alle tendopoli dei pellegrini. La tenda dove cuciniamo è abbastanza grande sia per cucinare che per accoglierci tutti per la cena. Si cucina il riso con la pentola a pressione per agevolare la bollitura dell’acqua e finchè troviamo legna facciamo un falò per scaldarci, poi a nanna.

La mattina è un problema lavarsi, perché l’acqua è quella che scende dai ghiacciai, così si ci lava come i gatti e riempiamo le borracce mettendole sotto il rubinetto naturale del ghiacciaio che si scioglie. Il cammino adesso è in salita, gli alberi li abbiamo ormai alle spalle e incontriamo solo massi e ghiacciai . Però che spettacolo!!!!! Il sole caldo ci permette di camminare in maglietta di giorno, ma la notte che freddo con la tenda tra due ghiacciai, anche se dormiamo vestiti dentro i sacchi a pelo pesanti. I sentieri in montagna a volte sono comodi altre volte sono strettissimi, tanto che non puoi superare, e se si incontra qualcuno nell’altro senso uno dei due si deve appiccicare alla parete della montagna, anche perché dall’altro lato c’è lo strapiombo. Nelle valli tra le montagne si cammina sul ghiacciaio seguendo la traccia fatta dai passi di chi ci precede, e in tutto quel biancore spiccano come puntini neri le sagome dei viandanti. Colpisce l’intensità della fede di tutti; i SADU affrontano questo viaggio scalzi e con un perizoma, tante volte mi sono dovuta fermare per medicare piedi feriti, ulcerati, tagliati ma anche con i piedi così martoriati incuranti del dolore correvano più di noi. Era bello a metà giornata arrivare ad un accampamento e potersi bere un CHAI, il loro tè al latte, molto caldo e molto zuccherato che ti rimetteva in forze.

Continuando il cammino dopo una curva il fiato ti muore in gola per lo spettacolo che ti trovi di fronte, il lago SHESHNAG, che simboleggia l’oceano cosmico in cui VISHNU il conservatore di questo universo si muove ,circondato da montagne ghiacciate con l’acqua immobile di un blu stupendo. Vorresti rimanere li a contemplarlo all’infinito. Ma si deve andare avanti, anzi in alto dobbiamo superare il passo di MAHAGUNAS a 14.800 piedi cioè a 5.283 metri di altitudine . I nostri compagni di viaggio sono tutti del nord e montanari, io e Achille veniamo da un’altitudine zero , e anche se per mesi ci siamo allenati , camminare a quella altitudine su una salita ripidissima per arrivare al passo, il fiato ti manca così alcuni tratti si fanno aiutandosi con le mani.

Ma subito dopo il passo c’è la discesa per fortuna, e…. che meraviglia!!!! tutt’intorno è una prateria di Stelle Alpine, e chi le aveva mai viste in Sicilia, ero senza parole ma anche senza fiato e non ho fatto nessuna foto, peccato.

Intanto il più è fatto, ( anche il mal di montagna che mi gonfiò il viso come un pallone), così ci avviciniamo alla grotta, i fedeli sentendo vicino la loro agognata meta camminano con passo ancora più veloce. In lontananza anche noi vediamo la grotta ,ma si deve scendere ancora e attraversare un ruscello di acqua gelida. In questo ruscello i sadu a parecchi fedeli si spogliano e si bagnano in quell’acqua gelida per purificarsi prima di presentarsi al dio SHIVA.

Finalmente dopo un ultimo tratto sulla neve anche noi arriviamo alla grotta, e dopo aver fatto la fila riusciamo ad entrare.

Dentro è buio, solo i ceri danno una luce fioca, a stento vediamo il LINGAM di SHIVA, questa stalagmite ghiacciata ricoperta di essenze profumate e di fiori.

Ma si ha la sensazione che tutto l’adrenalina che i pellegrini avevano accumulata nel viaggio venisse scaricata nella grotta, perché si parla a voce alta, ci si spintona, si prega, si canta, si chiede l’elemosina, una baraonda infernale. Ci si sente spiazzati, sia perché venivamo dal silenzio delle montagne, ma anche perché i pellegrini avevano affrontato sacrifici e fatiche non da poco per arrivare al santuario, e il loro cammino era pieno di spiritualità, per cui ci aspettavamo un maggiore rispetto per questo luogo sacro. Comunque anche noi siamo passati davanti al LINGAM di SHIVA facendo le nostre offerte e pregandolo di aiutarci nella strada del ritorno.

Uscendo e guardando la grotta dall’esterno con i pellegrini in fila sulla neve, in attesa di poter entrare ritroviamo la spiritualità e la fede che ha accompagnato per tutto il viaggio questi uomini.



Anna Ditta

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Pakistan - Kaschimir - Agosto 1978


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