Gli Himba della Namibia

Radici & Civiltà

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DITTA ANNA DITTA ANNA Pubblicato il 11/03/2013
<b>Gli Himba della Namibia</b>

Gli Himba della Namibia

Gli Himba sono una popolazione seminomade che vive nel Kaokoland, in NAMIBIA, una terra arida separata dal mare dal NAMIB, il più antico deserto del mondo. E’ stato proprio questo deserto a proteggere gli Himba dai bianchi che si fermavano sulla costa, per la maggior parte dei casi perché naufragavano. Infatti questa costa si chiama adesso Skeleton coast (costa degli scheletri).

Gli Himba protetti in questo modo dalle invasioni praticavano l’allevamento nomade fino a quando nel 1980 ad Opuwo si insedia una base militare. Molti Himba così diventano militari, ma purtroppo la cosiddetta civiltà, porta tra loro l’alcolismo e la prostituzione. Coloro che nonostante la pressione dall’esterno continuano a vivere nella loro cultura, praticano ancora l’allevamento nomade di vacche, vitelli e capre, che spostano mese dopo mese per permettere all’erba di ricrescere.

A questo sistema di vita partecipano tutti i componenti del villaggio “Kraal“ dove ogni individuo svolge un compito ben preciso. Gli uomini cercano i buoni pascoli, i bambini e gli adolescenti curano il bestiame, le donne procurano la legna per il fuoco, l’acqua per il villaggio e la costruzione delle capanne. Queste, chiamate “ONDJUWO“, sono fatte con una struttura di legno, ricoperte di sterco di vacca che le rende impermeabili.

Tra gli Himba l’organizzazione familiare ha un doppio sistema di filiazione, infatti ogni individuo è affiliato sia per via materna che per via paterna. Questo sistema di doppia discendenza fa si che la proprietà del bestiame e della terra viene trasmessa per linea materna, mentre la residenza, i riti religiosi e l’autorità familiare, per via paterna. In questo modo ogni Kraal Himba è imparentato con gli altri attraverso i Matriclan chiamati “Omaanada” e i Patriclan chiamati “Oruzo”.

Ai due sistemi, matrilineari e patrilineari si aggiunge un sistema che raggruppa i membri dei villaggi che hanno avuto la circoncisione e le ragazze che hanno avuto la mestruazione nello stesso anno. Questo intreccio di legami crea una complessa struttura sociale che permette al gruppo di creare un senso di appartenenza e solidarietà. I legami che legano questo Popolo sono molto importanti in quanto gli Himba sono una società senza un capo gerarchico, per cui per la complessità sociale che si viene a creare non c’è proprietà privata, ma è tutto a disposizione dell’intero gruppo.

Il legame che unisce gli Himba al loro bestiame viene espresso nell’uso delle donne Himba di cospargersi il corpo di Ocra Rossa mescolata con grasso animale per somigliare alla pelle lucida di vacche e vitelli.

Nei racconti mitici degli Himba le vacche sono state mandate dagli antenati, che così diventano l’identità del gruppo e il suo ideale, per questo le donne ogni mattina curano la loro pelle cospargendosi d’ocra. I capelli anch’essi cosparsi d’ocra sono molto importanti, le bambine le portano raccolte in due trecce che cadono davanti al viso, poi diventano una frangetta adornata di perline al momento della prima mestruazione.

Crescendo, i capelli verranno divisi in tante trecce cosparse d’0cra che cadranno sulle spalle. Al momento del matrimonio, i capelli verranno coperti da un ornamento di cuoio “EKORI“ che appartiene al suo clan matrilineare da generazioni. Tra i seni nudi porteranno una conchiglia preziosissima che viene trasmessa da madre in figlia, in vita una cintura e gli avambracci e le caviglie si adorneranno di bracciali. Le donne e gli uomini portano una gonna di stoffa davanti e di pelle di animale dietro.

Gli uomini nell’infanzia hanno il capo scoperto e rasato, nell’adolescenza raccolgono i capelli in un codino compattato dall’ocra che in età adulta verrà ricoperto da un panno. Gli uomini adulti portano dietro le spalle “l’EHA” un ornamento fatto di bottoni metallici e perle su una base di filo di ferro. La bellezza degli Himba, questa elegante e adornata nudità è l’abito degli antenati, da guardare con lo sguardo dei nativi, scevra dalla morbosità occidentale.



Reportage di Anna Ditta - anno 2002 -

lo stesso testo, corredato da alcune foto, è in GENTES


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