IL CIRCOLO DELLA GIOVENTU' - ALIA 1964

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REDAZIONE RADICI & CIVILTA` REDAZIONE RADICI & CIVILTA` Pubblicato il 20/02/2014
<b>IL CIRCOLO DELLA GIOVENTU' - ALIA 1964</b>

IL CIRCOLO DELLA GIOVENTU' - ALIA 1964

Chissà se qualche "matusa" di oggi, come allora si diceva di persona abbastanza matura, se ne ricorderà più! Certamente ne sapranno poco o nulla gli attuali giovani aliesi. Ricordarsene, attraverso qualche spunto di riflessione, servirà forse a rinverdire, per un verso, i vecchi tempi e, per l'altro, ad offrire termini di confronto ai giovani che esperienze similari, in contesti evolutivi diversi e più ravvicinati, abbiano fatto o stiano facendo. Nonostante che tanto tempo sia passato, ci si augura che persista nella gioventù aliese qualche valore che guidò e sorresse il tentativo di rinnovamento "culturale" fatto dal gruppo di giovani di allora: una continuità di valori senza tempo, rappresentati soprattutto dal coraggio e dall'audacia di proporre il  nuovo per il progresso del proprio territorio.

Sembra che oggi sia più facile di una volta innestare processi di cambiamento; certamente nella metà degli anni Sessanta e, ancor più, prima di allora era difficile. Talvolta impossibile. Non lo credettero, certo nel gruppo dì studenti aliesi di scuola superiore e di università ed altri giovani sensibili e mentalmente "aperti" che vollero dar vita ad una associazione culturale che coinvolgesse soprattutto la gioventù del paese.

Le esigenze di cambiamento, che erano state da tempo avvertite, furono sospinte dai nuovi orizzonti comunicativi che i massmedia (radio e televisione) aprivano e dalle nuove idealità della loro formazione culturale acquisita altrove. L' associazionismo degli adulti allora era rappresentativo di distinte categorie sociali professionali riunite in Circoli (civile, dei cacciatori), in associazioni cattoliche (Acli) e in sezioni di partito, quella dei ragazzi e dei giovani gravitava sulle Parrocchie, sull'antica società sportiva calcistica ed ancora sulle sezioni di partito. Poi, per tutti, c'erano i bar (Cortese, Catalano, Lo Savio). Le ragazze e le giovani donne potevano contare solamente sulle occasioni di incontro e di formazione propiziate dalle associazioni cattoliche. La stessa biblioteca comunale, modestamente fornita, era pochissimo frequentata, nessuna iniziativa culturale veniva intrapresa. Fu allora che le coscienze e la mentalità di un discreto gruppo di studentesse si aprirono alla rivendicazione sommessa di una vita di relazione più ravvicinata all'altro sesso.

Questa esigenza di confronto socioculturale fu da loro sostenuta e perseguita, fino al successo.
Fu così che nel 1964 si istituì il circolo della gioventù. Nella denominazione c'era la chiave stessa della sua distinzione: laicità e affrancamento dal vassallaggio politico ai partiti. Ai cosiddetti fondatori (una decina di persone) si unirono, via via, altri soci fino a formare un gruppo di 70. Nei paesi vicini nessuna iniziativa del genere era stata ancora intrapresa e tale originalità suonava, per il gruppo di aliesi, motivo d'orgoglio e di soddisfazione. Al circolo si trovò una sede in quel di Santa Rosalia e gli abitanti della zona, piacevolmente sorpresi ed incuriositi, cominciarono ad abituarsi a a vedere transitare tanti giovani che lì si radunavano. Tra i soci non c'erano solo studenti e non c'erano solo giovani, quel che contava era lo "spirito giovanile", come allora si diceva. C'erano anche dei preti, ai quali bisogna riconoscere meriti di mediazione tra il gruppo e il territorio, in rapporto all' attendibilità e all'accettazione delle novità proprie del movimento.

E così vennero le prime riunioni nella sede, precedute da tanti altri incontri informali, soprattutto al bar Gerlando. Vennero le iscrizioni, le autotassazioni, l'assetto interno rappresentativo e democratico, lo statuto, il regolamento e i referati di commissioni. Vennero programmate le prime iniziative ed effettuate le relative attività: le prime conferenze e l'impegno educativo a gestire un civile dibattito; le prime feste goliardiche con animazioni di diverso tipo, fatte in nome di un gruppo culturale che cominciava ad istaurare altri stili e nuove tendenze di costume, il teatro "attivo" nei nuovi locali della scuola elementare in zona "brivatura tunna". Due ore di spettacolo di cabaret e di interpretazione scenica della farsa in due atti del siciliano Nino Martoglio "I civitoti in pretura": un vero successo di partecipazione; il cineforum nella sede dell'unica sala del cinema parrocchiale, ai tempi della gestione dei citato Gerlando Lo Savio.

La serietà di tale iniziativa era accresciuta dall'affiliazione dell'organizzazione all'associazione nazionale dei circoli del cinema e dalla programmazione di films di valore che sollecitavano al dibattito i soci presenti in aula; l'attività sportiva connessa alla costituzione di una squadra di calcio, che sfoggiava una divisa giallo/oro e verde, in omaggio al mitico Brasile; l'organizzazione di più edizioni della festa della Madonna, in piazza Santa Rosalia nel tentativo di animare
con giochi di gruppo sportivi (gimkana automobilistica) e musicali, nel pomeriggio e in serata, la vigilia del giorno della festa del 2 luglio. Purtroppo, il clou della stessa restava ancora il cinema all'aperto. E poi: i veglioni danzanti nel salone della società mutuo soccorso "di lu chianu" con rituale elezione dì miss. I veglioni si facevano, in verità, anche prima di allora con l'esclusiva presenza, però, degli adulti. Il gruppo del circolo della gioventù allargò tale consuetudine anche alla fascia più giovane.

Mi scuso se mi sfugge il ricordo di altre iniziative, ma il tempo passa e lascia le sue tracce. Mi ricordo, però, che l'esperienza durò pochi anni (4 o 5) e che le aspettative di coinvolgimento attivo, all'interno dello stesso gruppo, vennero in parte deluse. L'impegno sincero e gratuito non piaceva a tutti. Ora per allora è difficile poter valutare quale sia stato il contributo di questo tentativo di sensibilizzazione del territorio aliese da parte del gruppo. Spero che qualche idea e qualche valore intrinseco, a cui credevano tutti coloro che per il circolo avevano lavorato e testimoniato operosità, apertura spassionata verso i compagni "d'avventura" e verso la comunità aliese, possano aver influito, sia pur minimamente, sulle tendenze di costume dei giovani appartenenti ad epoche successive.


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Si riporta quì questo articolo di Romualdo Guccione, già pubblicato nel nr.1/2003 del giornaletto parrocchiale di Alia "La Voce della Mamma", a contributo della raccolta di documentazione, in vista di dichiarata intenzione degli ormai anziani-giovani di allora, soci del "Circolo delle Gioventù", di festeggiarne nel 2014 i 50 anni della fondazione.



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