CRONACA DI UN VIAGGIO D'ISTRUZIONE

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GUCCIONE ROMUALDO GUCCIONE ROMUALDO Pubblicato il 23/06/2005
<b>CRONACA DI UN VIAGGIO D'ISTRUZIONE</b>

CRONACA DI UN VIAGGIO D'ISTRUZIONE

Alunni della Scuola Media Statale “Guglielmo Marconi” di Cassola (Vicenza) visitano un’abbazìa.

Venerdì 29 Ottobre 2004 le classi 2°G e 1°G, alle ore 7.50 sono partite con un pullman per andare a visitare l’abbazia di Praglia, vicino a Padova. Il viaggio é stato lungo, perché c’era un po’ di traffico, ma il tempo è passato veloce. Alle 9.20 siamo arrivati, e dopo essere scesi dal pullman ci siamo incamminati lungo un viale alberato diretti verso il monastero. Arrivati, siamo stati accolti nella sala d’attesa per i turisti da un monaco che ci ha guidato durante la visita. Inizialmente ci ha portati nel chiostro rustico, dove ci ha spiegato che, i monaci vivono nel monastero tutta la vita, e che a Praglia vivono momentaneamente trentaquattro monaci, tra i quali il più giovane ha ventisei anni e il più anziano novanta. Ci ha detto anche che i monaci pregano sette volte al giorno : la prima volta alle cinque del mattino, alle sette quando sorge il sole, a metà mattino, a mezzogiorno, a metà pomeriggio e al tramonto. Oltre a pregare lavorano, perché devono mantenersi con il frutto del loro lavoro. Da questo principio nasce la frase :”ora et labora”, che però è stata da loro modificata e completata :”Ora, labora et lege” che significa prega, lavora e studia. Dopo averci dato queste spiegazioni, ci ha raccontato la storia dell’abbazia: ci ha detto che stata fondata nel 1080, e che c’è un documento scritto nel 1117 che parla del monastero. Inoltre ci ha spiegato che essa è stata ricostruita in un perioo che va dal 1450 al 1550. L’abbazia ha quattro chiostri, che sono degli spazi aperti nei quattro lati. Il chiostro rustico ha assunto questo nome perché anticamente i monaci depositavano i loro attrezzi agricoli. Questo chiostro è circondato per un lato dalle stanze riservate agli ospiti, per un altro lato dal negozio (dove i monaci vendono i loro prodotti), e per l’altro lato dall’infermeria. Il chiostro botanico, è chiamato così perché un tempo venivano coltivate le erbe officinali, che venivano vendute tramite la farmacia, che però non è più in uso. Accanto oggi si trova il laboratorio del restauro del libro. Successivamente abbiamo visitato il chiostro pensile. È un quadrato perfetto, al cui centro si trova un pozzo sul quale c’è scritto in latino una frase, che tradotta in italiano significa:” L’acqua toglie la sete, il caldo, la sporcizia e indica il cielo”. La caratteristica principale di questo chiostro è l’altezza, perché infatti è costruito sopra una roccia, è detto pensile o centrale, perché su di esso si affacciano tutti i luoghi importanti del monastero. Uno di questi è la sala capitolare, che è il luogo dove si tengono le riunioni. E’ una stanza rettangolare e lungo le pareti si trovano delle panche nelle quali i monaci si siedono. Al centro del lato minore si siede l’abate, che è il padre del monastero. Sala capitolare deriva dalla frase proverbiale: ” Avere voce in capitolo “; che significa poter dire quello che si pensa. Il metodo utilizzato per prendere decisioni tenendo conto di tutti è quello delle biglie, che consiste nel consegnare ai monaci tre biglie, una di colore bianco che viene scelta se sono favorevoli, una biglia nera che viene scelta se sono contrari , e una rossa che viene scelta se sono indecisi. Un altro luogo importante che si affaccia sul chiostro pensile è il refettorio, all’entrata del quale si trovano due grandi lavabi in marmo, sopra a quali c’è tuttora scritto in latino :” Tutto nell’acqua viene lavato ma non solo nell’acqua”. Il refettorio è una stanza molto grande, con le pareti rivestite in parte da legno lavorato. Nella parete di destra si trova un pulpito, dal quale un fratello legge la parola di Dio, mentre gli altri mangiano. Il pavimento è l’originale del 1500, e nel centro si trova lo stemma dell’abbazia: una stella a sette punte , come le lettere della parola Praglia. Usciti dal refettorio abbiamo visitato il loggiato del Belvedere dal quale si può gustare un bellissimo panorama. Sotto di noi si notava un appezzamento di terreno adibito a vigneto, l’orto dei monaci, e le casette delle api. Siamo passati quindi nella biblioteca, che è il luogo dove i monaci, (mettendo in pratica la frase: ”Ora et labora et lege”), studiano. La biblioteca è il luogo più elevato, perché sta’ a significare che studiare è faticoso, (ma per essere istruiti e colti bisogna faticare). La biblioteca era l’antico scrittorio dove gli amanuensi copiavano i libri. Nella sala si trova un libro (chiamato corale), un libro molto grande con le parole a caratteri grandi; infatti quel libro veniva messo nel centro del coro della chiesa per cantare leggendo tutti da quel libro. E’ un libro con fogli di pergamena, perciò per fare quel libro sono state utilizzate molte pecore, dato che per ogni foglio è stata utilizzata la pelle di una pecora. Nella biblioteca si trovano molti libri, che una volta venivano disposti in ordine alfabetico in armadietti disposti lungo le pareti. Abbiamo visitato la chiesa che è parallela al refettorio (dove i monaci si nutrono di alimenti, invece nella chiesa del corpo di Cristo). Ci siamo seduti nel coro, dove si siedono i monaci, che si trova nel presbiterio. Dalla cupola che lo sovrasta scende una Croce, di scuola giottesca, dipinta in tutti due i lati ed è anche il pezzo più antico dell’abbazia in quanto risale al 1400. Come ultima tappa abbiamo visitato il laboratorio di restauro del libro. restaurato in otto mesi, e anche dei libricini piccolissimi che gli erano stati donati.Luogo dove i libri più antichi vengono restaurati, perché a causa di parassiti, di topi o per disattenzione dell’uomo si sono rovinati. Le fasi del restauro del libro sono molte, tra le uali: la pulitura, il controllo della numerazione, la lavatura in acqua calda el’asciugatura. Il monaco che ci ha guidati ci ha mostrato un libro molto grande di 1224 pagine.


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