Lu senzali , una giovane guida turistica egiziana, usava dire che "nessuno ha inventato niente", a sostegno della tesi secondo cui ciò che oggi è nel nostro presente ha un antecedente già nel. tempo passato, m">

Radici & Civiltà

Nuovo Regolamento Europeo per la protezione dei dati personali: aggiornamento informativa. Leggi Regolamento Utilizzando il nostro sito Web, si acconsente all`impiego di cookie in conformità alla nostra Politica sui cookie  Accetta i cookie da questo sito
Pubblicato il 11/10/2005
<b>Lu senzali</b>

Lu senzali



    "Aza", una giovane guida turistica egiziana, usava dire che "nessuno ha inventato niente", a sostegno della tesi secondo cui ciò che oggi è nel nostro presente ha un antecedente già nel. tempo passato, magari in una forma un po' più arcaica.
    Chiunque può facilmente notare come nei nostri giornali proliferino gli annunci del tipo "compro-vendo ", gestiti da agenzie che fungono da mediatori tra due parti: venditori e acquirenti. Ebbene il parente più prossimo di queste forme di commercio è l'antica figura di "lu senzali"
    . Il suo ruolo era, appunto, quello di cercare, mediare e concludere negozi. Per "senzalia" si intende, infatti, proprio l'opera di trattare e venire a patti, ma si intende anche la mercede, dovuta a "lu senzali", che, in genere, consisteva in una piccola percentuale, l'uno per cento, del prezzo deciso. C'erano vari tipi di "senzali": alcuni erano specializzati nel commercio di bestiame ed esercitavano la loro professione soprattutto durante le "fiere", altri, invece, si occupavano della vendita di case e terreni.

    Come si diventava "senzale"? Semplicemente per doti naturali. Una buona parlantina era già un buon inizio, se poi si univa ad un carattere " 'ntricanti " allora il gioco era fatto: laurea ad honorem in "sansalìa".
    Quando le due parti non volevano giungere ad un accordo, i tempi potevano dilatarsi all'infinito, ma sembra che, in questi casi, il rimedio più usato fosse quello di condurre le due parti in un luogo dove picchiasse il sole in modo che "cu li corna a lu suli la testa ca ci cucìa" fosse più facile che qualcuno cedesse. Altro mezzo, un po' più rude, era quello di afferrare l'orecchio del venditore - in genere il padrone di un animale - e torcerlo fino a che non potesse che "accuzzari 'n terra la testa " in segno di accettazione.
    In genere era chi voleva vendere a rivolgersi "a lu senzali ", ma la proposta poteva partire anche da un possibile compratore che, magari, essendosi innamorato di un pezzo di terreno, aveva bisogno di sapere notizie in merito alla possibilità che fosse venduto.
    "Lu senzali", allora, se l'acquirente era "un buon partito", sarebbe andato dal padrone del terreno e " 'mbriacànnulu di paroli" lo avrebbe convinto a vendere; il tutto in nome di un buon affare..
    Tra i "senzali" più ricercati del paese di Alia, non si può non ricordare "lu zi Jachinu Runfola", che fumava il sigaro e usava portare le giacche sulle spalle senza infilare le maniche - chissà perché! -, e poi il signor Bonfiglio, "don Piddu 'ntisu u' Larcarisi" e infine il signor Blanda.
    In alcuni paesi "lu senzali" si occupava anche di "cunzari matrimoni ", ma da qui, da noi, in quei casi, si preferiva delegare alla più adeguata "ruffianata ".
    di Laura Seragusa
    pubblicato in " La VOCE della Mamma " di Alia, nr.1/2000, pag. 16





Viste 4566 - Commenti 0
Iscriviti
ed inizia a pubblicare i tuoi contributi culturali