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Pubblicato il 22/10/2005
<b>LU SPIZIALI</b>

LU SPIZIALI



    Tosse? Raffreddore? Stitichezza? Niente paura: "Amunì 'nna lu spiziali". E non crediate che fosse un semplice farmacista;nell' accezione odierna del termine, egli era infatti, un medico, un consulente, un mediatore di pace, il super partes prescelto per risolvere conflitti di qualsivoglia genere.

    "Lu spiziali" era una sorta di alchimista in grado di mischiare qualche grammo di un'erba con qualche grammo di un'altra e creare una composizione equivalente alle nostre pillole. E la fiducia della gente in lui era totale, e lui, totalmente scevro di responsabilità, per quanto riguardava il decorso della malattia "cu murìa, murìa a cuntu d'iddu". Le erbe mediche venivano "pistati nna' lu murtaru di petra o di lignu ", dopo essere state accuratamente pesate in una bilancina atta a misurare i milligrammi attraverso pesetti sottilissimi, detti "lannuzzi".

    Quando la medicina era pronta, veniva distribuita in una serie di bustine di carta, ognuna delle quali equivaleva ad una dose. Insieme alla bustina, al cliente, veniva fornita anche l'ostia che, dopo essere stata bagnata, avrebbe ricoperto le erbe mediche per favorirne la deglutizione per evitare eventuali cattivi sapori; l'ostia insomma era una sorta di capsula rudimentale.
    Se la medicina da vendere era liquida, come nel caso di uno sciroppo, le persone andavano da "lu spiziali" già fornite di un bicchiere che sarebbe stato riempito e, quindi, sigillato ermeticamente con la carta oleata! Si dice; inoltre, che qualche "spiziali" usasse leccare il bordo superiore delle bottiglie di sciroppo dopo averlo versato: una sterilizzazione come un'altra!

    La farmacia era divisa in due stanze; in una dove si ricevevano i clienti e nel
    retrobottega dove si preparavano le medicine. Nella stanza anteriore, oltre al tipico
    "bancuni c'erano scaffali chini o di burnii è di buttigghi,:ognuna cù la so etichetta. C'era lu purganti, ca era ogghiu di ricinu, lu chininu pi la malaria pirniciusa, lu sciroppu pi la tussi" e così via, "lu spiziali vinnìa 'nzocchi avìa nni la burnia" . Preparava le medicine .sotto ricetta del medico, che gli dava le informazioni precise su quali erbe usare e in che quantità - anche se, talvolta, "lu spiziali" fungeva da medico e quindi visitava e prescriveva le medicine che riteneva più idonee .

    Ad Alia due furono gli "spiziali " più famosi: i dottori Andrea Cardinale e Giuseppe Giallombardo, due galantuomini entrambi, ma con delle peculiarità alquanto differenti. Don Andrea era alto, slanciato, aveva studiato giurisprudenza per qualche anno, prima di dedicarsi totalmente alla medicina, e in ragione di questo suo passato di avvocato, veniva consultato per risolvere piccoli problemi di origine legale - problemi di "limmitu" , di furti di animali... Nella sua farmacia si riuniva la classe intellettuale del paese - avvocati, sindaco; professori..- ; lì si discuteva molto e si prendevano anche importanti decisioni come, per esempio, la pena da assegnare ad eventuali carcerati.


    Il signor Giallombardo, invece, era un pò grassottello e, cosa più importante,
    era segretario politico del fascio, perciò spesso "facìa comizi" : una possibile variante alla monotonia della vita di un farmacista.
    "Lu spiziali" , avrete capito, era un uomo d'alto rango, era infatti uno dei notabili scelti dalla famiglia dello sposo "pi ‘gghiri pi matrimoniu" , perché, per ovvi motivi, non gli si sarebbe. potuto rispondere di no. La gente non lo avrebbe mai voluto contro.

    Infatti. i primi soldi che si mettevano da. parte per pagare a fine anno i conti lasciati in sospeso con i vari "putiari", erano proprio quelli destinati a "lu spiziali" perché degli altri, bene o male, si poteva fare a meno, ma con il farmacista si metteva in gioco la propria vita.

    di Laura Seragusa
    pubblicato in " La VOCE della Mamma " di Alia, nr.1/99, pag. 4



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