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'A PASTA CU LA FRITTEDDA
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di Lena Cook


La pasta “cu la frittedda" è un tradizionale e noto piatto della cucina aliese. Ricetta popolarissima, ma che risale a parecchio tempo fa, quando le fave erano largamente coltivate in tutto il meridione e le abitudini gastronomiche erano volte a privilegiare le risorse del territorio.

Anche oggi, nelle nostre campagne, si vedono, in primavera, lunghe e verdi distese di queste papilionacee (questo il loro nome scientifico), dal voluminoso baccello, dalle foglioline carnose e fiori bianchi. La parte commestibile, per noi aliesi, è il seme di forma ovale, contenuto nel frutto, mentre, per esempio, nella provincia di Messina, viene cucinato anche l'involucro. Le lontane origini e la loro coltivazione fanno delle fave una grande presenza sulla tavola degli aliesi, mentre non è facile ritrovarle nei menù dei ristoranti.

Di questo semplice piatto, trionfo del gusto e del sapore, solo gli aliesi ne sanno qualcosa, perché in altre parti dell'Isola chiamano "frittedda" le fave cotte insieme con carciofi e piselli. Tale miscuglio fa perdere al legume il caratteristico sapore. Hanno ragione, quindi, i nostri anziani nel sostenere che la frittedda si prepara con l'aggiunta soltanto di qualche finocchietto e "cipolletta" che servono a esaltarne il suo antico sapore.

Il segreto della riuscita di questa pietanza, tra le più gradite della primavera, è la freschezza degli ingredienti appena colti nell' orto. Le fave devono essere piccole e tenere. Sgranate e pulite le fave della buccia esterna, si sciacquano con cura, Si scolano leggermente e si trasferiscono in un tegame, aggiungendo in ordine successivo la "cipolletta" tritata, il finocchietto selvatico a pezzettini, sale, pepe nero e ab¬bondante "olio di casa". Si fanno cuocere (quasi friggere) sul fuoco vivace, mettendo un coperchio a misura, per pochi minuti, perché possano mantenere il bel colore verde.

Quando le fave cominciano a emanare un buon profumo, guai a mescolarle col cucchiaio, ma si scuote il tegame, sorreggendolo coni due manici per fare rigirare su se stesse le fave in modo che quelle che stanno sotto passano sopra e si cuociono. Ancora qualche minuto e la "frittedda" è pronta. A questo punto sì che si può rimestarle col cucchiaio di legno o di acciaio.

Cotti al dente gli spaghetti, spezzettati, si scolano sommariamente e si versano nel tegame, facendo insaporire il tutto per qualche minuto e rimestando col cucchiaio. La minestra, ricca di sapore, odore, colore, è pronta per essere servita.

Di Lena Cook

pubblicato in ”La Voce della Mamma” di Alia, nr. 2/2006, pag.14bis

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