LE OLIMPIADI NELL’ANTICHITA’
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LOIACONO MARCO LOIACONO MARCO Pubblicato il 13/02/2006
<b>LE OLIMPIADI NELL’ANTICHITA’</b>

LE OLIMPIADI NELL’ANTICHITA’


Tremila anni fa ad Olimpia.


La parola “Olimpiadi” deriva dal greco e richiama la città di Olimpia, dove i giochi sportivi più famosi del mondo nacquero quasi tremila anni fa.


OLIMPIA.

Olimpia (greco Olympìa, latino Olympia) era un antico centro religioso greco dell’Elide, nel Peloponneso nord- occidentale, sul fiume Alfeo. Era un piccolo centro, ma aveva una grande importanza religiosa: era la città sacra a Zeus, il padre di tutti gli dei, che secondo la leggenda avrebbe scelto personalmente il luogo scagliandovi con precisione uno dei suoi fulmini.


I GRECI E LE FESTE RELIGIOSE.

I Greci erano un popolo diviso in tante città- stato che spesso si facevano guerra l’una con l’altra. Ma per due motivi si sentivano molto uniti: per la religione, che era la stessa per tutti, e per lo sport, che tutti amavano. Quando si riunivano nelle grandi feste religiose, per onorare gli dei e chiedere la loro protezione, dedicavano sempre alcuni momenti alle competizioni sportive.

La sacralità di Olimpia derivava dall’essere considerata una zona sottratta alla storia, era in effetti una specie di “terra di nessuno” in cui le comunità della regione (l’Elide) s’incontravano periodicamente, cessando le eventuali ostilità e superando le rivalità che le opponevano le una alle altre.

La quadriennale festa sacra in Olimpia permetteva all’antico mondo greco di rinsaldare e rinnovare la propria unità culturale. I culti erano essenzialmente agonistici. Gli dei venerati erano Zeus ed Era, sovrani del Pantheon che si trovavano quindi al di sopra delle divinità legate ad ogni singola città.

Tutti i Greci veneravano gli stessi dei, i quali incarnavano le forze della natura e le virtù più ammirate. I Greci credevano che gli dei abitassero sul Monte Olimpo e che amassero scendere ogni tanto sulla Terra, travestiti in vari modi, per mescolarsi agli uomini e intervenire nelle loro vicende.

Quando speciali araldi (spondophoroi) annunciavano alle varie città l’inizio della festa, in tutta la Grecia cessavano le ostilità. Iniziava una parentesi festiva e si inviavano i giovani a cimentarsi in Olimpia per caricarsi della sacralità del luogo. Questa festa panellenica fu presa come base per il computo del tempo. I giochi olimpici erano presieduti dai cosiddetti hellanodikai, i “giudici della Grecia”. I giochi olimpici, appunto, si svolsero per la prima volta circa 800 anni prima della nascita di Cristo: gli atleti si sfidarono in un'unica gara, la cosa veloce, in uno stadio di 192 metri, quasi quanto due campi da calcio messi insieme.

I GRECI E I GIOCHI OLIMPICI.

Da allora i Giochi Olimpici si svolsero regolarmente ogni quattro anni, sopravvivendo a oltre mille anni di guerre e invasioni.
I Giochi Olimpiadi erano del resto uno dei pochi momenti in cui tutti i Greci si ritrovarono nello stesso luogo, uniti dalla stessa lingua, dalla stessa religione e dalla convinzione che le gare sportive fossero il modo migliore per avvicinare e onorare gli dei. I giochi col tempo si arricchirono di nuove gare che a poco a poco compresero tutte le prove di prestanza fisica.


IL MITO DELLE OLIMPIADI.

Numerose fonti, storiche e letterarie, testimoniano l’esistenza dei Giochi Olimpici. Il poeta Pindaro riporta il mito che riguarda l’origine dei Giochi: Enomao, signore di Elide, aveva organizzato delle corse con i carri per decidere a chi dare in sposa sua figlia Ippodamia. I concorrenti potevano partire in vantaggio, ma venivano ugualmente raggiunti e uccisi dal padre della ragazza che possedeva cavalli fatati. La sfida continuò fino a quando Pelope vinse con l’astuzia: svitò le ruote del carro di Enomao, che si schiantò morendo durante la gara. Pelope allora organizzò dei giochi in onore della sua morte che si ripetevano ogni quattro anni diventando i Giochi Olimpici.

Man mano che si aggiungevano gare e specialità sportive e cresceva l’importanza dei giochi, anche la città di Olimpia si espandeva, per accogliere un numero sempre più elevato di atleti e spettatori. Allo stadio si aggiunsero man mano il Tempio di Era, moglie di Zeus, poi quello di Zeus, l’ippodromo per le corse dei cavalli, la palestra per il salto e la lotta, il ginnasio per gli allenamenti e perfino una residenza dove alloggiare gli atleti, i loro allenatori e i giudici di gara. Alla fine, i Gichi Olimpici arrivarono a comprendere 23 gare diverse. Tra le più spettacolari eseguite c’erano le corse con i carri trainati da cavalli, che si svolgevano nell’ippodromo.

I ROMANI E I GIOCHI OLIMPICI.

Le cose continuarono così finchè i Romani, verso il 150 a.C., conquistarono la Grecia: anch’essi infatti amavano lo sport e mantennero la tradizione dei Giochi Olimpici. Poi, però, i Romani si convertirono al cristianesimo: non onoravano più tanti dei e i giochi persero il loro significato religioso. Nel 392 d.C., l’imperatore Teodosio pose fine ai giochi olimpici.

CHI PARTECIPAVA.

Ai giochi potevano partecipare i cittadini Greci delle città- stato (prima fra tutte Atene e Sparta) e delle colonie.solo gli uomini, però: le donne non potevano neppure assistere alle gare. I candidati dovevano essere liberi e non aver mai violato le leggi della loro città. Prima dell’inizio dei giochi, gli atleti si allenavano con impegno, in vista dell’ammissione alle gare. Ma chi decideva chi poteva gareggiare? La decisione spettava ai giudici di gara, che avevano poi il compito di controllare che gli atleti rispettassero le regole durante i giochi. I vincitori delle olimpiadi venivano premiati con semplici corone d’ulivo.
Erano comunque premi simbolici: in questo modo, l’atleta che li portava era ricordato e rispettato tutta la vita. A un certo punto, però, le città- stato iniziarono a offrire ai loro campioni anche premi in denaro e molti atleti cominciarono a guadagnarsi da vivere con lo sport.

Prima di partecipare alle gare, gli atleti scelti e i loro allenatori giuravano davanti alla statua di Zeus che durante la preparazione avevano rispettato le regole dei Giochi e che avrebbero continuato a farlo per tutta la durata delle gare. Nel frattempo, alcuni “messaggeri” giravano per tutta la Grecia annunciando la data d’inizio dei Giochi e la “tregua sacra”, che non sospendeva le guerre, ma assicurava lo svolgimento pacifico delle gare e consentiva agli atleti e agli spettatori di giungere allo stadio olimpico senza rischi.

LE GARE.
I Giochi duravano cinque giorni. Il primo e l’ultimo erano dedicati alle cerimonie religiose, mentre nel terzo venivano sacrificati 100 tori, le cui carni sarebbero poi state offerte nel banchetto finale. Il resto del tempo era dedicato agli atleti e alle loro gare. Col passare degli anni, a quell’unica gara di corsa veloce nello stato si aggiunsero altre discipline: la corsa di resistenza, più lunga e faticosa; la corsa in armi, utile come esercizio per i futuri soldati; il pentathlon, che era lo sport più completo, composto da cinque prove diverse: corsa, salto, lotta, lancio del disco e lancio del giavellotto.


A cura di Marco Loiacono


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